Radio Saba Meersburg Automatic 8

De Poi | 3 gennaio 2014 23:41

Recentemente mio fratello, il quale pur non essendo un tecnico condivide con me l’interesse per l’elettronica e il vintage, mi aveva fatto richiesta di avere una radio a valvole funzionante da poter utilizzare normalmente in casa, e a tal fine cercava un apparecchio affidabile, ben suonante, e che soprattutto suscitasse l’attenzione degli eventuali ospiti per qualche caratteristica “particolare”.

Dopo una breve confronto, ci siamo orientati sugli apparecchi tedeschi degli anni 50, i quali mostrano tutte le caratteristiche richieste, erano dotati di banda FM, erano tecnologicamente i più avanzati sul mercato (ricordiamo che negli USA il mercato si era focalizzato sulla televisione, e la produzione americana di radio si era appiattita su ricevitori principalmente economici e standardizzati), e, in particolare i modelli di alta gamma, erano provvisti di circuiti audio raffinati, con veri controlli di tono, retroazione in bassa frequenza, altoparlanti di qualità, sistemi audio “tridimensionale”, sistemi di altoparlanti a più vie, spesso con tweeter elettrostatici, e per finire, verso la fine dei ‘50 a seguire, la stereofonia.

Per contro il design mostrava poca fantasia, e i mobili erano tutti molto simili tra loro. Si imponeva quindi di trovare un prodotto che si distinguesse per qualche peculiarità.

Con una ricerca sui mercatini online abbiamo portato a casa una SABA Meersburg – Automatic 8 di proprietà di un collezionista della Renania-Palatinato, anch’egli socio di Radiomuseum, che con l’occasione ci ha cortesemente mostrato la propria collezione di TV, radio e auto d’epoca. Questa radio è dotata di un dispositivo tecnico che doveva sembrare fantascientifico per l’epoca, ovvero la ricerca automatica delle stazioni. Esattamente come avviene nei ricevitori odierni. Questi ultimi lavorano con un PLL, mentre qui è tutto analogico e a valvole! La radio ha ben 10 valvole più raddrizzatore al selenio: queste caratteristiche, unite allle buone proprietà acustiche dovute ai famosi altoparlanti “Greencone” con magnete in AlNiCo (alluminio, nichel, cobalto) fanno sì che questa radio sia abbastanza quotata rispetto ad altre radio tedesche del periodo.

Saba Meersburg Automatic 8

Prima di descrivere il lavoro che ha riportato il nostro esemplare alla piena funzionalità, mi pare doveroso fare una breve carrellata delle caratteristiche tecniche: dal punto di vista puramente radiotecnico, si tratta di un ricevitore supereterodina atto alla ricezione delle onde lunghe, medie e corte (queste ultime non sono suddivise in sottobande) e alla modulazione di frequenza (88 – 100 MHz; purtroppo non arriva ai 108 in quanto presumibilmente all’epoca non era concesso l’utilizzo della parte alta della banda in europa).
Ai due tipi di modulazione corrispondono due distinti indici sulla scala, i cui movimenti sono indipendenti. Dato che la manopola di sintonia è unica (e connessa al motore di sintonia automatica), un sistema di frizioni commuta i movimenti dei due indici quando si preme il tasto FM oppure uno dei tasti delle tre bande AM.
Sono presenti tre stadi di media frequenza per la modulazione di ampiezza e quattro per la modulazione di frequenza. Già a questo punto possiamo evidenziare come la Saba si evidenziasse rispetto alle altre case: nei trasformatori a frequenza intermedia, oltre alla messa in accordo, è possibile registrare mediante apposite viti anche il mutuo accoppiamento delle bobine, regolando così la curva di selettività per permettere di ottenere la massima selettività dal ricevitore senza andare a compromettere la banda passante, che si tradurrebbe in un taglio delle frequenze audio più alte. Si tratta di una soluzione che e’ rarissimo trovare in apparecchi civili e che attesta la maniacalità con cui sono stati progettati questi dispositivi (e che purtroppo ne complica enormemente la messa a punto).

L’apparecchio è dotato di dipolo interno per la ricezione delle FM, che viene usato anche come antenna interna per onde corte. La costruzione è così accurata che è presente uno “stub” costituito da uno spezzone di piattina di antenna, posto nel punto in cui il dipolo, costituito da due fogli di alluminio incollati al mobile, si collega nella parte alta del mobile con la linea di trasmissione, costituita dalla piattina a 300 ohm. Questo al fine di adattare l’impedenza dell’antenna alla linea di trasmissione. (All’occhio inesperto potrebbe sembrare uno spezzone di piattina dimenticata lì, e, dato che in alcuni casi può trovarsi cortocircuitata, qualcuno sovente ha pensato bene di rimuoverla…)

Per le onde e medie e lunghe è presente un’antenna interna in ferrite orientabile, il cui movimento è azionato mediante una cordicella metallica dalla manopola coassiale al controllo di volume. Un complesso sistema di contatti permette di commutare un’altra bobina quando si utilizza un’antenna esterna, e di accendere una lampadina (posta dietro al logo della Casa) quando l’antenna orientabile è utilizzata.

La demodulazione del segnale è il classico demodulatore di inviluppo per le AM e il rivelatore a rapporto per la FM, in questo caso sono usati due diodi a stato solido. È presente il controllo automatico di frequenza, che però fa parte della sintonia automatica e ne parleremo in seguito.

La sezione audio frequenza consta di un pentodo pre e di una finale single ended EL84. Il controllo di volume è di tipo “fisiologico”, sono presenti due regolazioni dei toni, rispettivamente alti e bassi, nonché due “equalizzazioni” distinte denominate “parlato” e “musica” (Sprache e Musik), che sono selezionati da tasti sul frontale. Dato il notevole numero di contatti che vengono commutati, questi controlli sono comandati tramite relè, anziché direttamente dai tasti.

Per concludere, in uscita abbiamo 4 altoparlanti, di cui due per i toni medio bassi e due “tweeter”. Un commutatore permette di selezionare l’utilizzo degli altoparlanti interni, esterni, o entrambi, regolando l’impedenza di conseguenza.

Per il servizio radiotecnico, la Saba aveva previsto un connettore standard (un portavalvola miniatura a 7 pin) dove erano portati tutti i test point necessari per la riaparazione e l’allineamento, che risulta molto comodo data l’enorme complessità.

Aggiungo inoltre che un sistema di “muting” che agisce sul circuito del Controllo Automatico di Volume silenzia la radio ogni volta che si interviene su qualsiasi comando, per evitare fastidiosi rumori durante la pressione dei tasti o durante la ricerca automatica.

Per quanto riguarda il funzionamento della sintonia automatica, come detto esso agisce tramite un motore a induzione a corrente alternata a 220V. Uno dei due avvolgimenti è connesso alla rete a 220V tramite un grosso condensatore. Per capire come viene pilotato il secondo avvolgimento, che è quello che determina il verso di rotazione e quindi la sintonia automatica, possiamo dire che esso utilizza il segnale a media frequenza (IF): tale segnale è forte quando la stazione è sintonizzata, e tende a decrescere spostandosi fuori sintonia. (La curva con cui decresce tale segnale è data dalla curva di selettività della catena dei filtri, o trasformatori, di media frequenza.)

Il segnale IF viene dunque prelevato dove è più potente, ossia al primario dell’ultimo trasformatore di media frequenza, e viene modulato con il segnale di rete a 50Hz mediante una valvola. Successivamente, questo segnale IF, che ricordiamo, ha una frequenza di 460 kHz per le AM e di 10.7 MHz per le FM, viene rivelato. Quello che abbiamo in uscita è un segnale a 50 Hz la cui ampiezza e fase varia al variare della sintonia. Questo segnale viene amplificato da una valvola e inviato al secondo avvolgimento del motore. Quando la stazione è sintonizzata i segnali sui due avvolgimenti sono in fase e il motore sta fermo. Quando si cerca di desintonizzare, i due segnali sono sfasati e il motore gira, nella direzione che tende a ridurre lo sfasamento reciproco, ovvero quella che porta alla perfetta sintonia.

Come si può intuire, un minimo disallineamento o difetto nel circuito porta ad un non prefetto funzionamento del sistema: può succedere per esempio che la ricerca avvenga meglio in una direzione che nell’altra. Dato che i cicuiti sono tutti doppi (AM e FM sono distinti), mettere mani è laboriosissimo anche seguendo i manuali, senza è meglio neppure provarvi. Si raccomanda inoltre di risolvere prima i problemi al circuito (es: valvole esaurite e condensatori in perdita) e poi procedere eventualmente all’allineamento, e solo nel caso in cui il problema sia davvero evidente e importante. Un errore potrebbe essere fatale per l’apparecchio.

La ricerca della stazione avviene mediante una levetta presente sul frontale nella parte bassa. Spostando leggermente di lato la leva, entra in azione un relè che mantiene la leva spostata e contemporaneamente aziona il motore finché non viene trovata una nuova stazione. A quel punto la leva si rilascia e il motore si ferma. Spostando ulteriormente la leva il motore è in presa diretta e permette di spostare velocemente l’indice lungo la scala. È da notare che il motore è sempre in presa, quindi quando la sintonia automatica è accesa, la manopola vibra e “segue” continuamente la stazione per mantenere la sintonia. Il motore quindi diventa caldo e la cosa è normalissima. Se si preferisce si può escluderlo mediante apposito tasto, in tal caso la sintonia diventa manuale.

Venendo alla riparazione, la radio era già funzionante, ma il controllo di volume non funzionava. Dato che il controllo è di tipo fisiologico, trovare un ricambio era impossibile, così sono stato costretto a smontare il potenziometro e ripararlo. Era stato evidentemente forzato oltre il finecorsa ed era spaccato, con un po’ di colla epossidica bicomponente lo ho pazientemente ricomposto.

Il secondo problema era dovuto all’ossidazione dei contatti: dato che la radio ne ha diverse decine, i malfunzionamenti erano generalizzati, mi sono quindi armato di pazienza e, dopo aver pulito accuratamente il telaio con un straccio imbevuto di SOLA ACQUA, ho pulito tutti i contatti con uno straccetto imbevuto di prodotto apposito. NOTA: il telaio e la vernice bianca dietro la scala vengono via solo a guardarli: pulirli solo con acqua e senza strofinare troppo. Purtroppo anche il semplice spray per potenziometri rischia di asportare la vernice.

Successivamente ho proceduto alla sostituzione delle valvole esaurite e dei condensatori più critici (cioè quelli che disaccoppiano un ramo a bassa tensione e alta impedenza, da un ramo ad alta tensione), quelli chiaramente guasti e quelli del motore (nota per i riparatori: quello grosso in alluminio da 0.4 di solito è OK, mentre quello grosso a carta è in perdita), comunque cercando di lasciare gli originali in loco. (Secondo me se uno cambia tutti i componenti “a prescindere” farebbe meglio ad andare a comprarsi una radio nuova e cambiare hobby).

Anche la semplice pulizia e lubrificazione degli innumerevoli movimenti e meccanismi è un lavoro lungo e certosino.

Per finire, dato che la sintonia automatica funzionava meglio in una direzione rispetto che all’altra, e la manopola “ballava” al ritmo di musica, ho provato ad allineare il sistema di sintonia automatica seguendo le indicazioni del manuale di servizio. Esperienza che non auguro a nessuno, anche perché prima è necessario allineare tutto il resto.

Alla fine comunque il risultato è spettacolare e il funzionamento sorprendente anche a distanza di tanti anni e per persone ormai smaliziate nei confronti della tecnologia, ed ora la radio troneggia a casa del mio congiunto dove, mi si dice, è spesso oggetto di ammirazione.

Riparazione Harman Kardon HD500

De Poi | 17 gennaio 2013 21:25

Qualcuno storcerà forse il naso leggendo la descrizione di questo intervento da me recentemente effettuato, in quanto l’argomento esula un po’ dal mondo delle radio e dell’elettronica valvolare per sconfinare nel mondo della riproduzione audio digitale; tuttavia, sebbene richieda uno sforzo maggiore rispetto ai circuiti estremamente più semplici e ripetitivi delle nostre vecchie radio, l’argomento risulterà certamente non meno interessante; tutto ciò senza contare che l’apparecchio oggetto delle attenzioni può considerarsi ormai vintage.

Il dispositivo in esame è un lettore CD mod. HD500 della Harman-Kardon, ditta leader nel campo dell’alta fedeltà nota per l’altissima qualità dei suoi prodotti; il pezzo mi era stato regalato anni addietro da un amico audiofilo, che lo aveva dismesso in quanto non più funzionante: dopo essere stato portato in riparazione gli era stato diagnosticato l’esaurimento del diodo laser e quindi l’impossibilità della riparazione.

Essendomi ricapitato per le mani durante una sessione di riordino del laboratorio, decisi di verificarne il difetto: il primo problema riscontrato era che non riconosceva il disco, non accennando neppure la fase di inizializzazione. In pratica era come chiudere il cassetto senza avere inserito il CD. Questo era dovuto al fatto che il fermo magnetico che blocca il disco sul piatto del motore “spindle” (quello che lo fa girare), non scendeva dopo la chiusura del cassetto. Tale meccanismo è azionato dallo stesso motore che apre e chiude il cassetto, una volta chiuso il medesimo, il motore spingeva il fermo sul CD: l’allentamento di una cinghia consentiva al cassetto di chiudere ma non riusciva ad imporre la forza necessaria per compiere il passo successivo. Sostituita la cinghietta in gomma e lubrificato il meccanismo, questo problema era risolto.

Pensando di aver riparato il lettore, riprovai ad inserire il disco: con mia delusione vidi che adesso lo inizializzava e non appariva più il messaggio di errore ma comunque il sistema si fermava poco dopo, dando un messaggio di errore diverso.

Ora inoltre il disco iniziava la sua rotazione, ma si fermava poco dopo.

Le due schede di cui è munito il lettore hanno diversi test-point per permettere la lettura dei segnali sull’oscilloscopio per le verifiche di funzionamento e i vari allineamenti da effettuare. Una di queste riportava il diagramma ad occhio, ossia i dati in uscita dal pick-up ottico: ebbene nei primi istanti di inserimento del disco, quando viene letta la traccia più interna del disco, erano presenti segnali su tale test-point, segno che il laser era attivo. Inoltre era anche visibile la luce rossa sulla lente, sintomo che l’emissione era presente.

Un altro test-point era quello del segnale di clock, da tarare a 4.322MHz (secondo il manuale di servizio) regolando il nucleo di una bobina. Nell’immagine a lato si può verificare la lettura della frequenza (corretta) su un frequency counter.

Osservando la rotazione del disco inoltre notai che girava in senso antiorario, mentre a me risultava che la direzione corretta era in senso orario. Iniziai allora ad indirizzarmi verso il motore e il circuito di pilotaggio: il motore (in corrente continua), se veniva alimentato esternamente a 1,5 volt girava perfettamente in entrambi i sensi, iniziai allora a controllare il circuito di pilotaggio: il motore mantiene la velocità lineare costante, pertanto la velocità angolare decresce durante la lettura (che ricordiamo viene svolta del centro verso la periferia del disco) a partire dai 500 rpm. Per fare questo la logica di controllo varia il segnale di alimentazione del motore (con un sistema in retroazione per mantenere i dati letti sincroni col segnale del clock), il segnale risultante è un’onda quadra in cui la semionda positiva e’ tanto più ampia rispetto alla negativa quanto maggiore è la coppia richiesta: se si cerca di frenare leggermente il disco con un dito, il sistema riesce a compensare l’attrito aumentando la coppia per mantenere la velocità costante, sull’oscilloscopio si vede crescere l’ampiezza della semionda negativa, viceversa, quando il motore deve frenare, ad esempio passando dalle tracce iniziali a quelle finali poste verso l’esterno del disco, la semionda negativa cresce a scapito della positiva così che il valore medio della tensione decresce, frenando così il motore. Questo tipo di azionamento può essere anche percepito uditivamente, in quanto il motore emette un sibilo, che varia al variare dell’onda quadra che lo pilota.

Nella seguente immagine si vede il segnale di pilotaggio ai capi del motore (l’onda è smussata in quanto filtrata dal motore stesso).

Lo stadio pilota del motore è un comparatore, seguito da un push-pull la cui uscita va direttamente al motore: testando il funzionamento dello stadio, ho trovato una resistenza interrotta: si trattava di una resistenza posta sul collettore del transistor superiore, del valore di 4,7 Ohm, messa a protezione del transistor stesso. Evidentemente il motore girava al contrario in quanto riceveva la sola alimentazione negativa.


Sostituita, il motore ha ripreso a girare correttamente e il CD player ha ripreso vita con mia grande soddisfazione.

Ho deciso di non procedere all’allineamento del sistema (focus, tracking, ecc.) in quanto decisamente laborioso, anche considerando che il lettore funziona comunque sufficientemente bene anche con dischi sporchi o graffiati.

Riparazione HMV mod. 1119 – una strana radio inglese

De Poi | 4 novembre 2012 23:08

L’apparecchio mi è stato consegnato per una revisione da un amico di Treviso in quanto era già funzionante, apparentemente soltanto un po’ giù di voce.

His Master's Voice 1119 His Master's Voice 1119 His Master's Voice 1119

Dal punto di vista tecnico si tratta di una supereterodina a 5 valvole con tre gamme d’onda (OL, OM e OC) e sintonia automatica con possibilità di memorizzare alcune stazioni, selezionabili mediante tasti sul frontale.

All’apertura della parete posteriore, come ci si può attendere da un dispositivo d’oltremanica, si presentavano le caratteristiche valvole inglesi dalle sigle più improbabili: la dotazione originale di valvole era costituita dalle X61M, KTW61M, DL63, KT61, U50 con zoccolo octal; nel corso degli anni (o più verosimilmente in una recente riparazione dopo l’importazione dall’UK) alcune valvole erano state sostituite con normali tubi della serie octal americana. La costruzione dello chassis è improntata alla robustezza e ad un generoso dimensionamento delle parti, che si traducono in un notevole peso del dispositivo. Le valvole, forse a scopo antimicrofonico, forse per compensare una carenza dei portavalvole (alquanto laschi), sono trattenute da delle cinghie di gomma agganciate allo chassis. Due controlli sono presenti sul retro, il primo è il commutatore radio/fono, il secondo permette di selezionare l’altoparlante solo interno/interno+esterno/solo esterno, gestendo probabilmente le differenti impedenze. Sul “soffitto” è incollato un foglio di alluminio collegato internamente all’antenna, ma svolge bene la sua funzione di antenna integrata soltanto per le onde corte. Già da diversi anni oltreoceano le radio erano dotate di antenne interne a “loop”, decisamente più efficienti sebbene solo per le OM.

Ovviamente essendo britannica, tutte le viti hanno il passo inglese, così come i dadi hanno misura in pollici con il risultato di farmi impazzire per smuovere i punti di taratura. Ah, dimenticavo, qui le boccole degli attacchi di antenna e terra sono anch’esse inglesi, troppo piccole per banane standard e troppo grandi per le mini-banane…

Altra peculiarità dell’apparecchio degna di nota è senz’altro il sistema di sintonia: il quadrante è diviso in due scale, a SX le OL e OM, a DX le OC, la manopola è dotata di doppia velocità di ricerca (ruotando velocemente si effettua la sintonia grossa, poi la manopola all’interno di una frazione di giro, è maggiormente demoltiplicata per consentire la sintonia fine), ma la cosa più interessante è il sistema di preselezione: i tre tasti più a destra selezionano le normali gamme d’onda, gli altri selezionano invece delle stazioni precedentemente memorizzate nelle gamme OL e OM (evidentemente le più diffuse all’epoca in Gran Bretagna). I tasti non intervengono meccanicamente sul variabile di sintonia, come avveniva in molti apparecchi simili italiani, qui i tecnici sono stati prodighi di circuiteria e ciascun tasto è dotato di proprio circuito di sintonia, ciascuno con bobine regolabili e trimmer capacitivi per memorizzare la stazione desiderata all’interno di una sottobanda delle OL o delle OM. In pratica per memorizzare una stazione si gira il nucleo della bobina (oscillatore) e poi si regola il trimmer capacitivo sottostante per la massima uscita. Uno dei tasti riportava già “Radio Paris” così che non ho potuto esimermi dal sintonizzare l’emittente in OL in francese che si riceve chiaramente la sera. Un altro tasto riportava “Nationals”, e ho sintonizzato l’emittente di Radio 1 di Venezia sui 936 kHz.

Le foto seguenti illustrano i dettagli dei punti di taratura e le bobine viste da sotto il telaio.

His Master's Voice 1119 His Master's Voice 1119

Per quanto riguarda la riparazione, alcuni interventi erano già stati eseguiti di recente: gli elettrolitici erano stati sostituiti, e i nuclei di taratura erano tutti manomessi, alcune valvole cambiate, ecc. Nonostante ciò, la radio suonava a volume troppo basso per la classe di apparecchio a cui apparteneva.

Sorgeva il dubbio che si trattasse di qualche valvola esaurita, magari una o più di quelle inglesi originali, ma come fare a testarle con quelle sigle così misteriose… e qui mi è giunto in aiuto un libriccino portatomi da mio fratello dopo uno dei suoi soggiorni londinesi: le valvole misteriose, benché non si parli da nessuna parte di equivalenza diretta, sono analoghi a dei banali tubi americani, per es: X61M è simile alla 6K8, la KTW61M alla 6K7 (infatti qui è stata sostituita da quest’ultima), la DL63 alla 6Q7, la KT61 alla 6V6 (idem), la U50 alla 5Y3G (idem). (Notare solo che le valvole inglesi sono metallizzate e quindi schermate, per questo non ho parlato di tubi della serie G in vetro ma, di principio solo della serie metallica).

Una volta appurato questo parentela (se non equivalenza), ho testato le valvole “smascherate” come le corrispondenti valvole normali e sono risultate tutte in perfetta efficienza.

Rimaneva quindi il problema della scarsa sensibilità: decidersi a ritoccare le tarature? Eppure erano state manomesse di recente, possibile che che ci aveva esso mano non lo avesse fatto con criterio? Ebbene no, la causa era proprio questa: per prima cosa la media frequenza risuonava a 475kHz anziché a 465kHz, ma questo dava conto del fatto che le stazioni erano sfasate rispetto all’indice, non della scarsa sensibilità: in fondo erano comunque state allineate (benché alla frequenza errata) e quindi dovevano essere ugualmente efficienti.

Dopo averle allineate non notai un miglioramento drammatico, sintomo che il problema era nella parte a alta frequenza: avevo già notato che le OL praticamente non funzionavano, e temevo fosse una bobina bruciata (in effetti la bobina OL appariva annerita, ma si sarebbe rivelata perfettamente efficiente), invece il problema era che il mio “meticoloso” predecessore aveva manomesso a pseudo-random buona parte dei punti di taratura col risultato di fare funzionare alla bell’e meglio le OM, ma di mandare completamente fuori allineamento le altre gamme.

Armato di pazienza, ho attivato il fido generatore di segnali HP 8656B a sintesi di frequenza, e dopo un pomeriggio (tanto era starata!) la radio è tornata pienamente operativa su tutte le gamme, un piacere per l’occhio e perché no, anche per l’orecchio.

Riparazione Grundig Musikschrank 9070

De Poi | 5 settembre 2011 19:05
Grundig Musikschrank 9070

Torniamo a farci vivi dopo un lungo periodo di assenza per condividere l’esperienza fatta con la riparazione di un apparecchio di una certa importanza e se vogliamo anche rarità considerate le dotazioni che definirei impressionanti persino per un ascoltatore dei giorni nostri: parliamo di un Grundig Musikschrank 9070, poderoso radiogrammofono a consolle del 1957.

L’apparecchio era provvisto di radio AM/FM (onde Lunghe, Medie, Corte, FM), antenna in ferrite orientabile, 8 valvole + raddrizzatore al selenio + occhio magico, selettività variabile (mediante variazione del mutuo accoppiamento dei trasformatori di media frequenza), amplificatrici audio in push-pull, 6 altoparlanti di cui 1 woofer e 2 tweeter di tipo elettrostatico, giradischi con cambiadischi Perpetuum Ebner e magnetofono a nastro (a sua volta dotato di 3 valvole + occhio magico e raddrizzatore al selenio).

Radio Grundig Musikschrank 9070 - targhetta identificativa sul pannello posteriore

La riparazione, se non la più difficile, è stata senza dubbio la più lunga e complicata che mi sia capitato di portare a termine: a dispetto della presunta affidabilità di questo tipo di radio infatti, questo esemplare era un’incredibile insieme di guasti, difetti e anomalie più o meno gravi e con le più disparate e diverse forme, inoltre capitava che sistemata una cosa, se ne ripresentava un’altra magari subito dopo aver richiuso la parete posteriore. Ulteriori difficoltà si sono presentate nel restauro del giradischi, e soprattutto del magnetofono, la cui rimessa in funzione è stata certamente più problematica rispetto alla stessa radio. Un capitolo a parte gli sarà dedicato in quanto potrà servire di lezione per coloro cui capitasse in mano un’accozzaglia simile e gli balenasse la pazzia di volerlo rimettere in funzione… ringraziare che sono passati anni luce da simile tecnologia.

L’apparecchio mi è stato portato a revisionare da un amico nonché bravissimo fotografo professionista di Milano, e proveniva da una vendita di beneficienza: a scopo dimostrativo veniva fatto funzionare,  senza aver settato correttamente il cambiatensioni, a 160V. Appena portato a casa il trasformatore si bruciò irrimediabilmente dopo pochi minuti. Nonostante il riavvolgimento, realizzato da un laboratorio elettrotecnico di Milano, il trasformatore rimontato nel telaio continuava a surriscaldare senza che peraltro la radio desse alcun segno di vita. Dato che nessuno sembrava in grado di dare una soluzione al problema, e dato il valore e l’importanza dell’oggetto, il mio amico si decise a caricare la radio in macchina e portarla qui a Udine.

Prima fase – Alimentatore:

Radio Grundig Musikschrank 9070 - scala parlante

Il mio amico sosteneva che il trasformatore fosse stato riavvolto al contrario: dopo aver alimentato a vuoto il dispositivo, le tensioni sembravano perfettamente corrette e coerenti con il circuito che avrebbero dovuto alimentare (filamenti, anodica, lampadine, motorino del giradischi dall’avvolgimento primario primario), per cui la causa del surriscaldamento era da imputarsi a guasto in qualche circuito, come già avevo intuito.

Il primo errore lo trovai esaminando il cablaggio: dallo schema si può vedere che, oltre alle tre lampadine della scala, è presente una ulteriore lampada, alimentata da una presa intermedia dell’avvolgimento, e posta in serie a un interruttore. Essa è la spia che si accende quando si sceglie di usare come antenna AM l’antenna in ferrite orientabile (o ferroceptor). Tale lampadina illumina una scala graduata che indica la posizione del ferroceptor, e sulla scala è posta in posizione speculare rispetto all’occhio magico.

Ovviamente chi ha riavvolto il trasformatore non ha previsto la presa intermedia, così che chi ha rimontato il trafo sul telaio ha collegato il ritorno dei filamenti sulla lampadina del ferroceptor: spiegato così il fatto che la radio non desse segni di vita!

Collegato correttamente il ritorno dei filamenti a massa, e alimentato la lampada del ferroceptor mediante una resistenza per abbassare la tensione (come previsto dallo schema. Ho scelto di abbassarla a 5V, dato che lavora in uno spazio molto ristretto), ora le lampade e le valvole si accendevano, ma il trafo continuava a surriscaldare, ed ora una resistenza sul circuito anodico si arrossava, sintomo di ulteriori problemi.

Il cablaggio sembrava ora a posto, per cui passai a verificare il resto del circuito alimentazione, secondo la procedura di routine. Alla verifica i condensatori elettrolitici sembravano aver perso liquido, e inoltre avevano capacità ridotta, ma non sembravano in corto e nemmeno in perdita. Il caratteristico odore di zolfo mi indirizzò subito alla fonte del problema: il raddrizzatore al Selenio in corto. Quest’ultimo è un cilindro di colore marrone marchiato AEG, fissato orizzontalmente nella parte interna del telaio e con i piedini rivolti verso l’esterno (al contrario di come sono fissati normalmente i componenti), sul fianco destro del telaio. In sua vece sono stati utilizzati 4 diodi 1N4007, dopo aver opportunamente isolato i terminali in corto, e avendo cura di lasciare il componente, neutralizzato, al suo posto.

Radio Grundig Musikschrank 9070 - aperto con vista giradischi, radio, magnetofono

A questo punto, verificato che non ci fossero dispersione o corticircuiti nell’anodica, accesi con la massima serenità la radio, certo che almeno l’alimentazione fosse a posto. Ebbene la resistenza tornava ad arrossarsi senza che la radio emettesse alcun suono. Dopo infinite prove che non portavano ad alcun risultato, non so come mi venne in mente di provare ad accenderla con una sola delle finali EL95: ora nulla fumava o puzzava e l’anodica era presente! Una delle due finali andava in corto appena scaldava.

Dopo aver recuperato una finale di ricambio dal mio fornitissimo amico Eddi, l’analisi della radio poteva continuare. Un check dei condensatori elettrolitici, che visivamente presentavano segni di perdita del liquido elettrolita conenuto all’interno, rivelò un certo esaurimento della capacità. Il deterioramento potrebbe essere stato dovuto oltre che all’età, anche allo stress subito negli istanti in cui ha funzionato col cambio tensioni in posizione errata. Ipotesi confortata peraltro dal fatto che altri elettrolitici presenti nel circuito si siano rivelati perfettamente efficienti. La loro sostituzione ha portato un qualche giovamento in termini di ripple sull’uscita audio.

Durante le innumerevoli prove, riscontrai paio di “scoppi” uniti a odore di scintille e bachelite bruciata provenire da sotto il telaio, episodi a cui inizialmente non diedi peso in quanto ritenevo erroneamente fossero originati dalla solita goccia di stagno caduta su qualche parte in tensione. Man mano che proseguivo con l’intervento, gli episodi si facevano via via più sistematici, manifestandosi particolarmente all’accensione (quando la tensione anodica ha un picco in assenza dell’assorbimento delle valvole, essendo l’alimentazione non stabilizzata come avviene nei circuiti di oggi).

Il problema era localizzato nel commutatore d’onda (tastiera), in particolare nel contatto (N.2) che include o esclude l’alimentazione anodica della valvola oscillatore – mixer FM quando viene selezionata la gamma d’onda corrispondente: evidentemente la bachelite aveva perso isolamento, probabilmente per la presenza di particelle metalliche mescolatesi al lubrificante del commutatore, mandando in corto verso massa l’anodica.

Verificato che anche lavando il gruppo con lo spray disossidante secco il problema persisteva, e considerato che smontare il gruppo sarebbe stato un “suicidio” vista la compessità, ho valutato di:

  • scollegare i due capi dell’alta tensione
  • portare un filo dell’alimentazione dei filamenti a 6,3V
  • raddrizzare i 6,3V (AC) con un ponte e filtrare con un condensatore
  • commutare con il contatto la bobina di un relè
  • tale relè a sua volta commuta l’anodica alla valvola FM

Tale semplice soluzione ha risolto il problema, grazie al fatto che la dispersione a massa del commutatore è trascurabile per la bassa tensione dei 6,3V raddrizzati.

Il sistema funziona egregiamente, l’unica differenza rispetto a prima è circa 1/2 secondo di ritardo dell’entrata in funzione dell’FM rispetto alla pressione del corrispondente tasto, dovuta alla costante di tempo della serie condensatore – bobina del relè.

Seconda fase – Parte radio:

Una volta sistemata la sezione alimentatore, il lavoro poteva dirsi tutt’altro a un buon punto: era presente notevole distorsione, i controlli di tonalità non funzionavano regolarmente ed erano rumorosi, le gamme Onde Medie e Onde Lunghe non funzionavano.

Per la distorsione, la semplice sostituzione dei soliti condensatori di disaccoppiamento (n.2 da 10nF in questo caso, in quanto lo stadio finale è push-pull) non portava a miglioramenti apprezzabili: il circuito del segnale audio è piuttosto complesso, e la perdita di isolamento di alcuni condensatori facenti capo al circuito dell’equalizzatore (in particolare i due in serie da 0,22uF sulla griglia della EC92, per chi ha sotto’occhio lo schema) e dei relativi controlli di tonalità sballava le polarizzazioni di griglia della valvola preamplificatrice ECC83 causando la notevole distorsione.

Tengo inoltre a far notare che, qualora i potenziometri (in questo caso quelli di tonalità) siano rumorosi anche dopo la pulitura, può essere dovuto alla presenza di tensione continua ai loro capi. E’ quello che avveniva qui, e tipicamente avviene nei controlli di tono più semplici presenti nelle radio comuni, dove il potenziometro mette a massa il segnale audio proveniente dalla placca della finale tramite un condensatore: se tale condensatore va in perdita o in corto il potenziometro diventa estremamente rumoroso e può arrivare ad interrompersi.

Dopo aver sostituito buona parte dei condensatori rivelatisi in perdita nel circuito dell’equalizzatore, la radio cominciò a funzionare senza distorsione.

Esaminando i controlli, notai che la manopola più a destra non compieva completamente la sua escursione: tale controllo, relativo ai toni alti, è collegato solidalmente al controllo di permeabilità variabile dei trasformatori di MF della parte AM. Tale controllo regola la selettività del ricevitore, permettendo di scegliere la massima fedeltà audio (banda passante più ampia) o massima selettività (con taglio delle frequenze più alte). Tale controllo agisce per mezzo di un tirante simile ai cavi dei freni delle biciclette, avente il cavetto in nylon, spingendo o tirando il nucleo ferromagnetico di uno dei trasformatori MF. Con gli anni il meccanismo si era bloccato, e il nylon aveva variato la sua lunghezza; con una lubrificata e una registrata ho ripristinato anche quest’organo.

Il passo successivo ha riguardato la sistemazione dell’antenna orientabile in ferrite o Ferroceptor o Ferrod antenna: questo è un organo entrato in voga negli anni ‘50, e mai più caduto in disuso. Per i profani, si tratta di una o più bobine avvolte su una barretta di ferrite, materiale ad alta permeabilità magnetica che permette di aumentare notevolmente l’induttanza a parità di numero di spire. Poiché quest’antenna è del tipo a loop, essa è accoppiata al campo magnetico, e pertanto è maggiormente immune ai disturbi, che sono prevalentemente legati al campo elettrico.

Il guadagno di queste antenne è basso, ma appaiono molto vantaggiose rispetto alle antenne filari di pochi metri normalmente usate nelle vecchie radio, che avendo lunghezza molto inferiore alla lunghezza d’onda sono estremamente poco efficienti.

Le bobine avvolte sulla ferrite fanno parte della bobina d’ingresso (aereo) del ricevitore, relativamente alle onde medie e alle onde lunghe; su questi ricevitori tedeschi inoltre l’antenna era orientabile e comandata da una apposita manopola (in questo caso coassiale al comando del volume) mediante un sistema di tiranti e pulegge, permettendo così di aumentare la direttività del ricevitore rispetto alla stazione trasmittente e migliorando la reiezione ai disturbi provenienti da altre direzioni (l’antenna infatti ha due punti di minimo guadagno ai vertici, mentre il guadagno è massimo in direzione ortogonale all’asse della bobina).

Poiché la ferrite è un materiale fragile, queste antenne erano montate su un supporto di plastica e fissate mediante elastici in gomma, i quali con gli anni si disintegravano: il risultato in questo caso era che la barretta era caduta dal supporto le due bobine avvolte (OM e OL, commutabili mediante i relativi tasti delle rispettive gamme d’onda) erano completamente srotolate.

Il semplice riavvolgimento non era possibile in quanto il filo era completamente martoriato e spellato.

Il filo con cui sono avvolte queste induttanze è del tipo Litz, e costituito da innumerevoli sottili conduttori unipolari di rame smaltato, e quindi tutti isolati tra loro. Questo serve a ridurre l’effetto pelle, ossia il noto fenomeno per cui all’aumentare della frequenza la corrente tende a scorrere progressivamente verso superficie del conduttore, aumentando la “resistenza” vista dal segnale. Il filo litz, avendo tanti conduttori, moltiplica la superficie del conduttore stesso riducendo quindi la resistenza incontrata dal segnale ad alta frequenza (spiegato in parole povere).

La ricostruzione delle bobine ha comportato quindi il reperimento di un filo litz avente caratteristiche analoghe all’originale.

NOTA importante: quando si fissa la bobina al supporto, NON bisogna usare filo metallico, in quanto può alterare l’induttanza, nè soprattutto creare con filo metallico o comunque conduttore dei percorsi elettricamente chiusi, in quanto costituirebbero delle spire in cortocircuito: in pratica si ottiene un trasformatore con il secondario in corto, e si degradano le prestazini dell’antenna.

Una volta sistemata anche l’antenna, e dopo aver sostituito le due funicelle di sintonia AM e FM che si sono spezzate l’una dopo l’altra, il restauro si poteva dire concluso. Non si è proceduto alla taratura in quanto il funzionamento è stato ritenuto soddisfacente ed il ricevitore era ancora allineato.

Apro una parentesi sulla sostituzione delle funicelle della sintonia: in questo caso sono di tipo metallico, di acciaio presumo zincato o comunque rivestito di un materiale adatto alla stagnatura. Per la sostituzione io utilizzo del cavo d’acciaio per la pesca (al luccio), il quale si trova spesso bronzato (quindi si riesce a stagnare), plasticato (è necessario pelarlo) o in acciaio semplice. In questo caso non si riesce a stagnare e per fissarlo uso la seguente tecnica: preparo l’occhiello che andrà a fissarsi sulla molla o sul gancio della puleggia, e lo chiudo mediante alcuni giri di filo di rame sottile (conduttori di cavi elettrici) che poi vado a stagnare bloccando definitivamente l’occhiello. Se qualcuno avesse da suggerire tecniche alternative, esse sono ben accette nella pagina dei commenti.

(CONTINUA)

Riparazione di una Radio Magnadyne S41

De Poi | 1 maggio 2011 21:15

Della serie: se non sono impegnative non le vogliamo. Anche questo intervento, una radio Magnadyne S41 Serie Transcontinentale, è parso molto challenging già ad una prima ispezione, dopo aver tolto il cartone posteriore all’apparecchio. Essendo un ottimista ho comunque accettato la sfida e portato sul tavolo da lavoro il pezzo.
Il brutto, ovvero la presa coscienza della reale difficoltà dell’intervento, è emerso solo dopo quando, estraendo lo chassis dal mobile sono fuoriusciti in quantità resti di nidi di roditori che avevano scelto come dimora il prezioso telaio.
Quando questo avviene è quasi sempre una sciagura, in quanto i topi sono molto ghiotti dei fili elettrici, dei condensatori, e questo non sarebbe al limite un cosa troppo grave, ma anche del cartone dei trasformatori e soprattutto delle bobinette di sintonia.

Non mi stanco di ripeterlo, queste bobine sono il vero cuore della radio: quasi tutto il resto può essere sostituito con ricambi, ma non esse in quanto sono costruite specificamente per ciascun modello, e da esse dipendono le frequenze coperte nelle varie gamme d’onda, la loro distribuzione sul quadrante, ecc. In caso di distruzione, ricalcolarle e riprodurle è nella maggior parte dei casi troppo oneroso.

Ad un primo esame le bobinette apparivano fortunosamente intatte, e così, abbastanza tranquillo mi misi pazientemente a riparare il resto: cominciai con una buona pulizia del telaio, il quale, avendo ospitato una colonia di simpatici animaletti non brillava certo di nettezza. Ultimata la pulizia procedetti allo snervante lavoro di sostituzione di tutti i fili costituenti il cablaggio i quali, come in tutte le Magnadyne che si rispettino, erano in gomma andata completamente sfaldatasi con gli anni.
Terminato anche questo fastidiosissimo mestiere intrapresi la riparazione vera e propria: sostituzione della raddrizzatrice (80), completamente in corto e “scoppiettante”, sostituzione degli elettrolitici e dei condensatori di disaccoppiamento “critici” (ovvero quelli che disaccopiano un elettrodo ad alta tensione da uno a bassa tensione, un esempio per tutti: il solito placca del tubo Pre – griglia del Finale, SEMPRE in perdita).
Ultimato anche questo intervento routinario, dopo aver ben pulito e oliato commutatori, potenziometri, variabile ecc.ecc., provai a dare tensione e, ovviamente…la sezione audio funzionava, la radio no.
Questo, nel caso di questa radio, è già un bene, dato che lo stadio audio è costituito dalla rara valvola WE13, costituita da un triodo + pentodo finale, simile alla ECL11 ma con altro zoccolo.

Il mancato funzionamento radio era su tutte le gamme d’onda: il primo pensiero è andato alle due prime valvole (WE20, 6BN8-G) che però alla prova risultavano efficienti.
E a questo punto entrano in gioco i simpatici animaletti dentuti: ad un controllo con l’ohmetro, le bobine di antenna, e quelle di oscillatore delle OC risultavano aperte. Ad un’ispezione maggiormente accurata, risultavano letteralmente “mangiati” i fili che dai suddetti avvolgimenti conducevano al commutatore d’onda.
Dopo aver tentato invano di saldare dei sottili fili di rame ai monconi che a malapena spuntavano dalle spire, resomi conto che non facevo che peggiorare la situazione, dovetti armarmi di pazienza e smontare le bobinette dal gruppo di sintonia. Operazione non agevole in quanto le stesse, essendo in poliestere, erano fuse a caldo sul gruppo. Alcune foto illustrano le operazioni. Per ripristinare le connessioni, dopo essermi ovviamente appuntato lo schema dei collegamenti, ho saldato dei sottili fili di rame ai monconi dei collegamenti originali mangiati dai topi (in qualche caso ho dovuto srotolare qualche mm di spira): dato che si tratta di filo “litz”, è stato necessario rimuovere lo smalto (con l’ausilio della fiamma di un accendino), la giunzione col nuovo filetto di rame è stata ottenuta arrotolando quest’ultimo a spirale, inserendo il litz all’interno e stagnando il tutto. Senza questo accorgimento la saldatura non è sicura. Uno strato di guaina termorestringente completa il tutto.

Sinceratomi della continuità elettrica di tutte le bobine, provai ad accendere: ora l’altoparlante emetteva sì dei suoni in corrispondenza delle stazioni, ma questi suoni non erano che fischi, sibili e ululati.

Ora, un problema comune a queste radio è che la schermature delle valvole europee (Philips e Telefunken) era realizzata mediante una vernice metallizzata conduttiva sulla parte esterna del vetro. Dato che la prima valvola (WE20, simile alla ECH3 ma con altra disposizione dei collegamenti) aveva perso tale strato, tentai di risolvere il problema avvolgendola con della stagnola (soluzione usata già all’epoca).
Ovviamente il problema persisteva, e quindi dovetti di nuovo mettermi alla ricerca guasti: anche qui mi sovvenne il secondo problema tipico delle Magnadyne: i condensatori che “si aprono”. E non intendo elettricamente, ma che si aprono proprio nel senso che l’involucro si spacca in due o più parti…
Osservando meglio, infatti, quasi tutti i condensatori “Ducati” con l’involucro nero e l’etichetta rossa erano spaccati e quindi non più funzionanti. Proceduto alla loro sostituzione, la radio, direi “finalmente”, riprese a funzionare.

Dovetti sostituire una resistenza di grosso valore nel circuito CAV, un ulteriore condensatore che sballava le polarizzazioni della WE13, e centrare il cono dell’altoparlante, per ottenere una radio che tornasse a funzionare degnamente, per la soddisfazione mia e del legittimo proprietario.

Radiofonografo Brionvega RR122-FO

De Poi | 12 febbraio 2011 00:29
Radio Brionvega RR122-FO

L’ultima riparazione che mi è capitato di portare a termine riguarda un apparecchio che, dato l’aspetto assai “avanguardistico” del design, sarebbe “snobbato” da molti collezionisti di radio d’epoca (lo confesso: io per primo) come mero oggetto di modernariato, mentre magari sarebbe assai più appetito dai cultori del design italiano, di cui la marca che produceva e produce questi apparecchi è sempre stata promotrice. Stiamo parlando del modello RR122-FO della Brionvega, radiofonografo da tavolo a 5 valvole per la ricezione delle onde medie, della MF e dell’audio delle trasmissioni televisive.

Le linee dell’apparecchio infatti non tradiscono affatto la reale età del modello, che si rivela invece assai più veneranda delle apparenze, essendo infatti sorprendentemente un modello degli anni Sessanta.
E dico sorprendentemente non soltanto per le soluzioni stilistiche, ma anche per gli aspetti tecnici, assai “moderni” per l’epoca, quando con il termine moderno non intendo esprimere soltanto l’accezione positiva del termine: i componenti per esempio sono montati su circuito stampato, la qual cosa in sè è positiva, tuttavia l’uso della plastica (termoplastica) è già diffuso. Di plastica sono le pulegge di sintonia, la scala, le manopole e – ahimè – i tasti, nonché le boccole dove si inseriscono le viti di fissaggio del telaio, che ovviamente sono rigorosamente rotte. Il mobile inoltre è in legno truciolare laccato.

Sotto altri aspetti certamente il modello ha aspetti futuristici, come i piedini in acciaio cromato, le manopole, l’indice di sintonia a punta di freccia, la grafica della scala, la lampada ecc., tante cose che non ci danno l’idea di un oggetto “antico” ma tantomeno moderno.

Il giradischi è della Lesa, il classico modello anni ‘60 in plastica grigia, non bellissimo ma preciso, robusto e affidabile, come testimonia il fatto che sia ancora perfettamente efficiente dopo tanti anni di età e soprattutto di inattività.

Quando mi è stato portato l’apparecchio era sostanzialmente completo a parte un tasto spezzato e una manopola mancante, quella relativa alla posizione “fono” per la precisione. L’interno era pieno di polvere, e la prima operazione è stata una sommaria pulizia. Il telaio, dopo aver tolto le viti di fissaggio, si estrae dal lato anteriore previa rimozione della scala e del retroscala in metallo. Il giradischi ha uno spinotto estraibile inserito nella presa “fono”, in questo esemplare tuttavia è presente un ulteriore filo saldato al telaio che, per consentire l’uscìta dello chassis è stato necessario dissaldare.

Dopo aver raffinato la pulizia ho smontato il commutatore, spostando il tasto spezzato dalla posizione “fono” a quella relativa all’audio della TV che, ormai, in tempo di digitale non consentirebbe più alcuna audizione. L’accensione, avvenuta aumentando gradualmente la tensione di accensione, ha dato subito segnali positivi, in quanto la radio ha iniziato a emettere musica su entrambe le bande. Il ronzio di fondo di volume superiore all’accettabile ha consigliato la sostituzione degli elettrolitici di filtro, mentre tutti gli altri condensatori si sono rivelati efficienti. Faccio presente che lo stadio di alimentazione è a semionda e realizzato mediante diodo a stato solido, per cui una percentuale di ronzio è ineliminabile.
Durante le varie prove si è spezzata la cordella di sintonia, la cui sostituzione ha dato qualche difficoltà in quanto la puleggia in plastica non è dotata delle consuete scanalature, e inoltre il variabile, essendo montato su guarnizioni in gomma, non era più perfettamente ortogonale al senso di scorrimento della cordina. Sistemato anche questo punto sono passato al giradischi che, pur essendo  completamente bloccato, dopo una buona pulizia e lubrificazione nei punti giusti e soprattutto con i lubrificanti corretti, come si diceva, ha dato subito soddisfazioni.

La radio ha un ottimo suono, anch’esso “moderno”, avendo come unico neo il rumore di fondo dell’alternata.

Anche questa riparazione, così inusuale, ha avuto i suoi aspetti piacevoli e istruttivi, che condivido, volentieri come sempre, con voi
appassaionati e non.

Radio Minerva 516/1

De Poi | 28 ottobre 2010 20:23

La radio in questione ha dovuto “subire” un trattamento particolare in quanto mi è stata data in riparazione dal mio datore di lavoro. Prima di prenderne visione, mi era stata descritta come un apparecchio importante, per il quale i suoi genitori avevano sostenuto un notevole sforzo economico per l’acquisto.
Al ritiro della radio, in effetti, tale descrizione ha avuto conferma, in quanto l’apparecchio troneggiava su un imponente mobile bar con giradischi, del tipo in uso dagli anni ‘30 fino agli anni ‘50, dotato di vetrine con specchi ai lati per ospitare le bottiglie di cordiali, e di portadischi dietro le ante centrali. L’insieme si presentava nel complesso ben coordinato; non sono riuscito tuttavia a stabilire se il mobile fosse di produzione della stessa Minerva o meno. Lo stesso risultava mancante del giradischi a chiodo del tipo a soli 78 giri, presumibilmente prodotto dalla classica Lesa, di cui provvederò successivamente a fornire un sostituto per ripristinare la piena funzionalità del complesso.

Il proprietario avrebbe manifestato l’intenzione di trasformare il tutto in un complesso hi-fi, completo di amplificatore e casse al posto delle vetrine, per cui l’ho fortunatamente convinto a desistere. Questo fatto mi porta a ricordare quella volta in cui salvai uno dei primi televisori Geloso in radica dall’essere segato in due per il senso della lunghezza, per essere appeso alla parete a mò di scultura…

Dato che internamente l’apparecchio si mostrava in buone condizioni, e portava i segni di riparazioni recenti (cordone e spina d’alimentazione di moderna fattura, condensatori elettrolitici di produzione recente), provai ad accenderlo per vedere se dava segni di vita, tuttavia notai che la raddrizzatrice manifestava una luce bluastra tra i filamenti e le placche, indice di eccessiva corrente causata da un probabile corto circuito o forte dispersione dell’anodica verso massa.

Notai che il cavo di collegamento verso l’altoparlante, con rivestimento in fibra tessile, era dotato di isolamento in gomma la quale, come usualmente avviene, a distanza di anni risultava completamente rinsecchita, lasciando scoperti i conduttori in più punti. Questo aveva presumibilmente causato il corto circuito. Dato che, in questi casi, la dispersione non avviene quasi mai all’interno del cavo, ma nel punto in cui i cavi escono dalla guaina esterna, e considerato anche il fatto che il cavo non sarebbe stato sottoposto a particolari sollecitazioni, per salvaguardarne l’originalità ho pensato di non sostituirlo ma di procedere nel seguente modo:

  • ho disposto della colla acrilica nel punto in cui i fili (ormai praticamente spellati) escono dal cavo, avendo cura di mantenerli equispaziati; in questo modo si evita che tornino in contatto tra di loro
  • ho quindi tagliato gli stessi fili a circa un centimetro dal punto di incollaggio
  • ho poi saldato degli spezzoni di lunghezza pari ai fili tagliati, rispettando i colori originari
  • infine, ho coperto il punto di stagnatura e tutta la parte di conduttore a nudo con dei pezzi di guaina termorestringente, avendo cura di coprire fino al punto di incollaggio. Una volta fatta restringere la guaina, si può eventualmente mettere un altro po’ di colla.

La parte inguainata può essere rivestita con del nastro telato oppure, rispettando la finitura originale, con degli avvolgimenti di filo di cotone dello stesso colore della tela del vecchio cavo.

Poiché anche la parte sottostante il telaio di solito presenta lo stesso problema, ma è molto meno sollecitata, ho provveduto a ricoprire tutti i fili in gomma (che avevano ancora l’isolamento al suo posto) con della colla vinilica.

Il passaggio successivo è consistito nel verificare i condensatori elettrolitici che, come già accennato, erano di fabbricazione recente: uno dei due presentava una tensione di lavoro troppo bassa (350 volt), ed è stato sostituito con uno da 450 V.

Più per cautela che per effettiva necessità, ho rimpiazzato anche il “solito” condensatore di disaccoppiamento tra la preamplificatrice e le finali. Ebbene sì: la radio ha due finali 6V6 le quali, sorprendentemente, non sono in push-pull come si potrebbe pensare, bensì in parallelo tra loro: evidentemente la configurazione in controfase avrebbe comportato l’impiego di un’ulteriore valvola sfasatrice, che avrebbe portato ad un’ulteriore incremento del costo della radio e, soprattutto, della tassa radiofonica (come sappiamo, quest’ultima doveva essere particolarmente onerosa all’epoca).

Una volta ultimate queste verifiche di rito (tralasciando di parlare delle normali fasi di pulizia, lubrificazione, ecc.), si è passati alla prova di funzionamento vera e propria, che ha dato esito positivo da subito. Non è stato nemmeno necessario riallineare l’apparecchio in quanto presenta buona selettività e sensibilità. Tuttavia, durante il funzionamento, ho notato che inspiegabilmente l’occhio magico non emetteva benché minima luce, nonostante risultasse, secondo il provavalvole, in buona efficienza. Una rapida verifica dei collegamenti ha portato all’incredibile conclusione che il filo di collegamento di ritorno a massa del filamento della 6E5GT non era mai stato stagnato, col risultato che praticamente da subito l’occhio magico non ha mai funzionato, preservandosi come nuovo fino ad oggi. È bastato ripristinare il collegamento per ridonare all’apparecchio la verde luminescenza dell’indicatore di sintonia.

A questo proposito, quando si riscontrano anomalie nel funzionamento degli occhi magici, raccomando di verificare i seguenti punti:

  • se l’occhio magico non si illumina, verificare che la tensione anodica sia presente ai suoi elettrodi;
  • se l’angolo luminoso risulta troppo ristretto (nel caso di modelli come la 6E5, EM4, EM34, EM80, ecc.), verificare la resistenza (tipicamente 1 Mohm) posta tra l’anodo e il target, di solito saldata direttamente sullo zoccolo della valvola stessa;
  • se le variazioni dell’angolo luminoso al variare della sintonia sono scarse o nulle, verificare (dopo essersi assicurati che l’apparecchio sia correttamente allineato e che le valvole siano bene efficienti, onde avere un segnale di ampiezza sufficiente nei circuiti a frequenza intermedia) che il CAV sia efficiente, in particolare può avvenire che i condensatori a carta nel circuito CAV siano in perdita; dato che le resistenze presenti in questo circuito hanno valori dell’ordine dei megaohm, è facile comprendere che le bassa resistenza di isolamento verso massa dei vecchi condensatori rischia di compromettere del tutto il funzionamento del CAV e quindi dell’occhio magico;
  • verificare anche i valori delle resistenze del circuito CAV in quanto, essendo spesso del tipo ad impasto di carbone, tendono ad andare ampiamente fuori tolleranza, mettendo egualmente fuori uso il controllo automatico di volume.

L’ultima cosa che ritengo opportuno far presente è che sul selettore delle gamme d’onda di questa Minerva è presente anche la casella FM, fatto abbastanza soprendente per un modello dal design così retrò. Ovviamente si tratta di una semplice predisposizione, essendo presente sul retro del telaio un apposito attacco per un sintonizzatore FM esterno, il cui ingresso viene abilitato posizionando il selettore sul relativo segmento. Evidentemente tale sintonizzatore era disponibile nel catalogo degli accessori Minerva.

Magnetofono a filo Geloso G241/M

De Poi | 21 gennaio 2010 22:28

Registratore a filo Geloso G241/MApprendo da Internet che il magnetofono Geloso G241/M è molto ricercato dai collezionisti: debbo in tal caso ritenermi fortunato del ritrovamento per una cifra davvero irrisoria dell’esemplare ora in mio possesso presso un rigattiere del centro della mia città. Mi aggiravo infatti per il locale dove era stipata una notevole quantità di ciarpame senza valore alla ricerca di qualche apparecchio valvolare o radiofonico o di qualsiasi cosa che fosse elettrica e avesse più di 50 anni di vita (a dire il vero senza particolare fiducia di trovare alcunchè, visto che i pezzi interessanti sono ormai diventati delle mosche bianche) quando mi imbattei nell’oggetto: confesso che, nonstante fossi stato subito colpito dalla particolare tecnologia impiegata di cui ero a conoscenza solo per “sentito dire” fui piuttosto titubante nello sborsare l’importo richiesto, in quanto il pezzo non mi pareva troppo accattivante nell’estetica e inoltre non sono mai stato un particolare fanatico della “nota marca” a cui bisogna comunque riconoscere i grandi meriti che ha avuto nello sviluppo dell’Industria italiana.Geloso - registratore a filo
Divagazioni a parte, portai a casa il “registratore” il quale finì nella cantina dove alloggiano tanti suoi “colleghi” dotati di cordone elettrico e altoparlante, in attesa di tempi migliori (e di tempo libero dello scrivente…), dimenticato e abbandonato per un paio di anni, fin quando un giorno spinto dalla curiosità decisi di mettervi mano.
Per chi non conoscesse il funzionamento di questi dispositivi, si può dire che essi non differiscono come principio dai classici registratori magnetici, tranne per il fatto che il supporto non è un nastro di plastica, ma un semplice filo metallico, di materiale magnetico. Le testine di riproduzione e di registrazione sono situate all’interno di una sorta di braccetto e accolgono il filo all’interno di un’apposita fessura come le due valve di una conchiglia; tale braccetto durante la riproduzione sale e scende ripetutamente con un movimento lento in sincronia con la rotazione delle bobine al fine di distribuire uniformemente il filo nelle bobine stesse.
Notare che non è presente alcun sistema di arresto automatico: terminata la bobina di filo, quest’ultimo semplicemente si sfila senza tuttavia che possa srotolarsi come una molla da orologio, in quanto a ciascuna delle estremità è annodato uno spezzone di filo in fibra tessile che si avvolge per un paio di giri, evitando appunto lo srotolamento del filo metallico, e faciltando tra l’altro la presa sulla bobina vuota quando si vuole iniziare una nuova riproduzione.
Un cursore collegato con il motore dà un’indicazione dei minuti della registrazione o dello stato di avanzamento del nastro. Un apposito commutatore permette di scegliere la modalità di registrazione o di riproduzione, mentre un altro consente la marcia normale o il riavvolgimento. Un indicatore al neon pilotato da un’apposita sezione di una valvola consente di visualizzare il livello della registrazione.
L’esemplare in questione era corredato da una bobina di filo ancora montata in posizione di ascolto, mentre un’altra era presente di scorta nell’apposito cassetto situato nella parte inferiore del mobiletto.
Le condizioni generali non erano disperate, ma non potevano definirsi buone: grande quantità di sporcizia e ossido, inoltre e la cosa mi scoraggiava alquanto, era assente la puleggia che trasmetteva il moto dal motore alle pulegge. Il restauro rimase sospeso fino al giorno in cui una cara persona, conosciuta tramite radiomuseum.org e a cui devo questo e tanti altri favori, mi ha spedito una puleggia di ricambio: dopo aver ricostruito la parte in gomma deterioratasi con gli anni, la ho messa al suo posto e ho proceduto con la pulizia e il restauro. Purtroppo diverse persone vi avevano messo mano, e la meccanica era tutta starata, e con buona parte delle viti e dei dadi “molli”.

Geloso - registratore a filo G241-M Geloso - registratore a filo G241-M Geloso G241-M

Sistemate le questioni meccaniche, ancora non riuscivo a far girare le bobine, in quanto sembrava che l’elettromagnete che attraeva il motore verso i ruotismi che fanno girare le bobine fosse troppo fiacco. Appurato che in realtà l’elettromagnete era perfettamente efficiente, e che si trattava di un difetto di lubrificazione in un punto che a una prima analisi mi era sfuggito, oliai i punti necessari, portando la parte meccanica in piena efficienza.
Passai quindi alla parte elettronica: i tubi risultavano ancora efficienti nonostante fossero ancora gli originali marchiati Geloso. Passai quindi all’accensione, avendo l’accortezza di alimentare con tensione gradualmente crescente l’apparecchio per non danneggiare gli elettrolitici dopo decenni di inattività. La riproduzione era notevolmente cupa e distorta, così analizzai in dettaglio il circuito componente per componente: fu necessario sostituire alcuni condensatori a carta andati in perdita, i quali non consentivano la corretta polarizzazione delle valvole. A seguito di ciò riprese a funzionare anche l’indicatore al neon. Gli elettrolitici risultarono invece stranamente efficienti.Geloso - registratore a filo G241-M
A questo punto, verificata l’efficienza della riproduzione e della registrazione, la riparazione potè dirsi felicemente conclusa: la qualità audio è impensabilmente buona, per un “tafanario” del genere!
Una curiosità: sapete cosa conteneva la bobina che era montata “a corredo”? La registrazione di una trasmissione televisiva degli anni ‘50 (con tanto di ripple a 50Hz) in cui un giovane Alberto Sordi intervistava (e prendeva un po’ in giro) una giovane e impacciata ragazza di Trieste, evidentemente ospite del programma.

Restauro RCA Superette R8 – 1931

De Poi | 31 luglio 2009 21:55

RCA Victor - Superette R8Il restauro che mi accingo a descrivere riguarda una radio della mia collezione: ogni tanto capita di fare qualche intervento per il puro piacere personale e per riportare in vita qualche cimelio, tra gli innumerevoli che giacciono sugli scaffali costretti ad una lunga attesa per mancanza di tempo. L’esemplare in questione è il modello Superette R8 dell’americana RCA Victor (Radio Corporation of America), azienda che non ha certo bisogno di presentazioni, in quanto autentica pietra miliare della storia della radio, titolare di fondamentali brevetti come la Supereterodina, la Modulazione di Frequenza, ecc.
Si tratta di un ricevitore soprammobile in legno, con andamento verticale (tombstone) e decorazioni in stile gotico a ricordare l’andamento delle chiese (da cui il soprannome “cattedrale” attribuito a questo tipo di modelli). Con la sua imponenza, la raffinatezza realizzativa e le caratteristiche tecniche, l’apparecchio può essere ascritto ai ricevitori di classe alta, ed in effetti ha tutte le caratteristiche di una radio a console (numero di valvole, sensibilità potenza, peso), inserite in un mobile da tavolo. Lo spot per il modello R7, da cui questo deriva, recitava infatti : The smallest great radio.
Dal punto di vista tecnico la radio è una supereterodina a 8 valvole, con stadio amplificatore a radio frequenza, oscillatore separato realizzato tramite triodo, due stadi amplificatori a media frequenza (IF = 175 kHz), controllo automatico di volume (AVC, una delle prime ad avere questo dispositivo) realizzato tramite triodo, stadio finale in classe A realizzato tramite pentodo UX247 e accoppiato in ingresso e in uscita tramite trasformatori (che contribuiscono al notevole peso dell’apparecchio).
Interessante notare che questo modello utilizza lo stesso telaio del precedente modello R7 (commercializzato anche in Italia dalla CGE), il quale non era dotato di AVC ed aveva lo stadio finale in push-pull realizzato con due UX245: per mantenere lo stesso numero di valvole, è stata eliminata una delle due finali, montando al suo posto la valvola UX227 per l’AVC e realizzando il finale con una sola valvola pentodo.
I filamenti delle valvole sono a 2,5 volt, a differenza della UX280, che lavora a 5 volt. Il triodo AVC ha un avvolgimento separato a causa delle tensioni che verrebbero a crearsi tra catodo e filamento se quest’ultimo fosse in parallelo alle altre valvole.RCA Victor - Superette R8 - chassis

Il restauro di questo esemplare è stato particolarmente semplice, in quanto è bastata la sostituzione dei condensatori elettrolitici (peraltro già sostituiti negli anni 30), operata facendo in modo di mantenere l’aspetto originale del telaio, per ridare voce a questo autentico gioiello del passato. Non si è neppure posto il problema dei soliti condensatori in perdita tra lo stadio preamplificatore e la valvola finale, in quanto in questo apparecchio il disaccoppiamento tra i due stadi è ottenuto tramite trasformatore. Durante le operazioni di riparazione e ripulitura ho notato che il trasformatore era stato già sostituito in passato, probabilmente negli anni 30, in quanto mentre l’originale era avvitato sul telaio con i lamierini in posizione orizzontale quello presente nel telaio è disposto in verticalmente, così che ostacola leggermente l’ingresso del telaio nel mobile: era infatti montato leggermente inclinato per non interferire con gli altri organi.
Ho anche sostituito il potenziometro del volume, non originale, con un “ricambio originale” proveniente da un apparecchio rottamato da un amico collezionista: avrei ritenuto superfluo tale intervento, se non fosse che tale strumento, prodotto dalla Hammalrund, ha all’interno un curioso meccanismo di demoltiplica ad ingranaggi.
L’unica licenza alla filosofia del mantenere il più possibile l’originalità dei “pezzi” è stata la rimozione in sicurezza di una striscia di amianto posto nel mobile in prossimità delle valvole finale e raddrizzatrice, per evitare qualsiasi rischio di contaminazione futura dal pericoloso materiale.

Restauro autoradio d’epoca Autovox RA15/L per Lancia Aurelia B20

De Poi | 17 aprile 2009 08:00

La riparazione di cui mi accingo a dare un resoconto è decisamente insolita: non capita tutti i giorni infatti di avere per le mani un’autoradio a valvole dei primissimi anni ‘50, e per di più di fabbricazione italiana. Se aggiungiamo poi che la radio proviene direttamente dagli Stati Uniti attraverso una gloriosa Lancia Aurelia B20 Coupé, uscita dagli stabilimenti piemontesi nel 1952, probabilmente transitata in Francia o Canada (come testimoniato dalle valvole francesi che la radio montava) per qualche anno sino all’immatricolazione statunitense nel 1962 a Chicago, e finita nelle mani di un collezionista d’oltreoceano che negli ultimi 3 anni la ha amorosamente riportata in vita, be’… ritengo che la storia meriti di essere raccontata.

Mesi addietro fui contattato da un architetto statunitense e collezionista di Lancia storiche il quale, giunto a me tramite Radiomuseum e questa pagina web, mi chiedeva se potevo essergli in qualche modo di aiuto nel restauro della sua Lancia del 1952. Il lavoro era stato quasi ultimato, e puntualmente descritto nella sua pagina web www.lanciainfo.com,  tranne che per l’autoradio originale, un’Autovox RA15/L, la quale non era funzionante e versava in condizioni assai precarie, e per la cui riparazione si era rivolto a diversi tecnici i quali però avevano desistito dal portare a termine l’impresa: l’ultimo in particolare aveva detto che più andava avanti a riparare guasti, più ne trovava di nuovi. Dato che l’autoradio era già stata spedita da Chicago, senza successo, ad alcuni riparatori in California e nel Wisconsin, e non essendo a conoscenza di altre persone in grado di eseguire il restauro da quelle parti, dopo un’iniziale titubanza dovuta alle gravi in condizioni in cui, a giudicare dalle foto inviatemi, si trovava l’esemplare, convenni con il proprietario di tentare personalmente e di farmi spedire la radio per via aerea tramite corriere espresso.

Prima di parlare del restauro ritengo doveroso elencare alcune caratteristiche tecniche: la radio è un ricevitore supereterodina a 6 valvole (12BA6, 12BE6, 12BA6, 12AT6, 6AQ5, 6X4) con stadio amplificatore RF, a tre gamme d’onda (OM e 2xOC), alimentata ovviamente a 12 volt in corrente continua: per l’alimentazione ad alta tensione dell’anodica delle valvole è munita pertanto di un survoltore costituito da un inverter elettromeccanico detto “vibratore” che trasforma la tensione continua della batteria in alternata ad onda quadra, e da un trasformatore elevatore per alzare la tensione fino al valore necessario. Una valvola raddrizzatrice trasforma in continua la tensione in uscita dal trasformatore, per renderla adatta per alimentare le valvole. Grazie alla forma d’onda (quadra) la capacità di filtro non deve essere particolarmente grande, e infatti i condensatori di filtro sono alquanto piccoli.

La sintonia avviene mediante induttori variabili, azionati mediante la manopola sinistra. Già all’epoca si sentiva la necessità di non impegnare il conducente con la ricerca manuale delle stazioni, e infatti la radio è munita di tre tasti corrispondenti a tre stazioni memorizzate, il cui funzionamento avviene nel seguente modo: quando si preme il bottone un meccanismo svincola il dispositivo di sintonia (induttori variabili) dalla manopola di sintonia manuale, e porta tutto il dispositivo nella posizione corrispondente alla frequenza della stazione memorizzata, compreso l’indice della scala parlante.

La procedura di memorizzazione di una nuova stazione avviene nel seguente modo: all’interno di ciascun tasto è presente un pomello di ottone cromato che durante l’uso normale è completamente ritratto all’interno del tasto stesso. Qualora si volesse modificare la stazione presintonizzata associata al tasto è sufficiente premere a fondo il bottone associato (come se si volesse sintonizzare la stazione memorizzata), e premere la molla che si trova nella parte sottostante al tasto stesso. In tal modo il pomello in ottone fuoriesce verso l’esterno, e la sua rotazione permette di sintonizzare la nuova stazione esattamente come avviene con la sintonia manuale.

Autovox RA15L - Telaio esternoAll’arrivo del plico non vi furono particolari sorprese, se non che le condizioni erano ancora peggiori di quanto appariva dalle foto: lo chassis cromato era cosparso da abbondanti tracce di ruggine, i fili e le guarnizioni in gomma erano completamente rinsecchiti, il frontalino in materiale termoplastico ingiallito e crepato, segni dei lunghi anni in cui la vettura deve essere rimasta abbandonata alle intemperie e al caldo sole estivo. Ciò che più suscitava preoccupazione tuttavia erano i tre pulsanti posti sotto la scala di sintonia, corrispondenti alle tre stazioni che potevano esser memorizzate e selezionate rapidamente premendo uno dei tre bottoni: già all’epoca infatti si sentiva la necessità di non impegnare il conducente con la ricerca manuale delle stazioni. Tutti i tre tasti infatti presentavano rotture con grosse mancanze di pezzi, uno dei tre aveva addirittura la plastica sbriciolata: non si sfaldavano soltanto perché tenuti assieme dal meccanismo interno di presintonia.

Dato che il problema mi creava non poco stress decisi di affrontare per prima questa questione, lasciando ad un secondo momento la riparazione elettrica dell’apparecchio, di solito più “tranquilla”. Per riparare le lacune e le mancanze di materiale plastico mi serviva un prodotto che oltre a incollare i pezzi permettesse anche lo stoccaggio. Risolsi la questione usando la colla epossidica per unire le parti più grosse, e per dare stabilità meccanica al pezzo, riempiendo le falle e le parti mancanti con della vetroresina a due componenti contenente fibre di vetro, trovata in un negozio di vernici qui a Udine. Il colore del preparato è stato corretto mediante delle terre apposite comprate nello stesso negozio. Una volta essiccata, i pezzi sono stati limati e lucidati, fino ad ottenere l’effetto visibile nelle foto, in cui la riparazione è visibile soltanto da molto vicino. Una volta terminato il lavoro i tasti sono risultati stabili, robusti e perfettamente funzionanti, e sono stati rimessi al loro posto.

Chassis Autovox RA15/L ante restauroDi seguito si è proceduto alla riparazione elettrica: per prima cosa si è verificata la completezza dell’insieme e la continuità dei cablaggi: sostanzialmente le persone che ci avevano messo mano prima di me non avevano fatto danni, tuttavia tutte le connessioni (alimentazioni, cavi altoparlanti, antenna, ecc.) erano state recise, e il primo compito (non facile) è stato di ripristinarle con lo schema alla mano. Durante questo lavoro ho notato una finezza tecnica: la presenza di una controreazione che porta una parte del segnale dal’altoparlante alla valvola preamplificatrice.

Nei precedenti tentativi di restauro i principali punti critici, ovvero gli elettrolitici di filtro, e i condensatori di disaccoppiamento, placca-griglia erano già stati sostituiti, per cui il lavoro era in certo qual modo facilitato, per cui provai a dare tensione. All’uopo, dato che non disponevo di un alimentatore in grado di erogare una corrente così elevata, me ne costruii uno modificando un alimentatore switching di un comune personal computer dismesso (a richiesta fornirò i dettagli per le modifiche).

Autoradio Autovox RA15/LLe valvole si accesero immediatamente di un bel colore rosso-arancio, ma in altoparlante non si udiva alcunché. Verificata l’anodica notai che la tensione era nulla, per cui passai a verificare il vibratore asincrono, il quale, mi resi conto, era fin troppo silenzioso… Misurando con l’ohmetro la continuità ai suoi capi notai che era praticamente aperto, nonostante la bobina fosse perfettamente efficiente (potevo infatti sentirla “scattare prontamente” quando la alimentavo con 12 volt). Evidentemente i contatti si erano “cotti” durante i lunghi anni di attività. Decisi allora di tentare una riparazione di fortuna per poterlo utilizzare ed effettuare le prove, almeno in via provvisoria in attesa di reperire un ricambio. Riuscii ad aprirlo forzando il fondello in alluminio stampato: l’interno era completamente coibentato in gommapiuma di caucciù, la quale mi stordì con il suo odore di gomma invecchiata. Dopo aver pulito con la carta vetrata i contatti e aggiustato le distanze fra gli elettrodi per garantire il corretto funzionamento lo provai e, verificato il funzionamento lo richiusi. Nel frattempo ordinai su un noto sito statunitense un vibratore di ricambio allo stato solido, il quale, successivamente arrivatomi, si rivelò un prodotto molto valido.

Inserito nel circuito il pezzo riparato la radio rivelò subito la sua voce potente e la sua sensibilità e selettività. Il cammino a questo punto era in discesa: tentai di accordare le medie frequenze, ma l’operazione si rivelò impossibile in quanto i nuclei ferromagnetici erano stati sigillati in fabbrica con della vernice. L’ultimo lavoro fu una piccola sistemazione nella meccanica di sintonia, che era difettosa a causa di una rottura nel cilindro di bachelite delle bobine di sintonia: a un certo punto verso fine scala il nucleo magnetico dell’induttore variabile fuoriusciva e cadeva, e bisognava rimetterlo a mano nel cilindro. Sistemato anche questo problema, lubrificai il tutto, lucidai il telaio con del Metalcrom e le parti in plastica con della cera apposita. Una volta impostate le tre frequenze preferite comunicatemi dal proprietario nella selezione rapida a pulsanti della radio (negli Stati Uniti c’è ampia scelta di stazioni in onde medie), a questo punto la radio era pronta per essere rispedita al proprietario, dall’altra parte dell’Oceano, per ritrovare la sua compagna di tante corse per le strade del vecchio e del nuovo Mondo.

(photos of the car by courtesy of Geoffrey, www.lanciainfo.com)

Si ringrazia il sito Viva Lancia per la gradita recensione all’articolo.