Archivio per 'ottobre, 2010'

Radio Minerva 516/1

De Poi | 28 ottobre 2010 20:23

La radio in questione ha dovuto “subire” un trattamento particolare in quanto mi è stata data in riparazione dal mio datore di lavoro. Prima di prenderne visione, mi era stata descritta come un apparecchio importante, per il quale i suoi genitori avevano sostenuto un notevole sforzo economico per l’acquisto.
Al ritiro della radio, in effetti, tale descrizione ha avuto conferma, in quanto l’apparecchio troneggiava su un imponente mobile bar con giradischi, del tipo in uso dagli anni ‘30 fino agli anni ‘50, dotato di vetrine con specchi ai lati per ospitare le bottiglie di cordiali, e di portadischi dietro le ante centrali. L’insieme si presentava nel complesso ben coordinato; non sono riuscito tuttavia a stabilire se il mobile fosse di produzione della stessa Minerva o meno. Lo stesso risultava mancante del giradischi a chiodo del tipo a soli 78 giri, presumibilmente prodotto dalla classica Lesa, di cui provvederò successivamente a fornire un sostituto per ripristinare la piena funzionalità del complesso.

Il proprietario avrebbe manifestato l’intenzione di trasformare il tutto in un complesso hi-fi, completo di amplificatore e casse al posto delle vetrine, per cui l’ho fortunatamente convinto a desistere. Questo fatto mi porta a ricordare quella volta in cui salvai uno dei primi televisori Geloso in radica dall’essere segato in due per il senso della lunghezza, per essere appeso alla parete a mò di scultura…

Dato che internamente l’apparecchio si mostrava in buone condizioni, e portava i segni di riparazioni recenti (cordone e spina d’alimentazione di moderna fattura, condensatori elettrolitici di produzione recente), provai ad accenderlo per vedere se dava segni di vita, tuttavia notai che la raddrizzatrice manifestava una luce bluastra tra i filamenti e le placche, indice di eccessiva corrente causata da un probabile corto circuito o forte dispersione dell’anodica verso massa.

Notai che il cavo di collegamento verso l’altoparlante, con rivestimento in fibra tessile, era dotato di isolamento in gomma la quale, come usualmente avviene, a distanza di anni risultava completamente rinsecchita, lasciando scoperti i conduttori in più punti. Questo aveva presumibilmente causato il corto circuito. Dato che, in questi casi, la dispersione non avviene quasi mai all’interno del cavo, ma nel punto in cui i cavi escono dalla guaina esterna, e considerato anche il fatto che il cavo non sarebbe stato sottoposto a particolari sollecitazioni, per salvaguardarne l’originalità ho pensato di non sostituirlo ma di procedere nel seguente modo:

  • ho disposto della colla acrilica nel punto in cui i fili (ormai praticamente spellati) escono dal cavo, avendo cura di mantenerli equispaziati; in questo modo si evita che tornino in contatto tra di loro
  • ho quindi tagliato gli stessi fili a circa un centimetro dal punto di incollaggio
  • ho poi saldato degli spezzoni di lunghezza pari ai fili tagliati, rispettando i colori originari
  • infine, ho coperto il punto di stagnatura e tutta la parte di conduttore a nudo con dei pezzi di guaina termorestringente, avendo cura di coprire fino al punto di incollaggio. Una volta fatta restringere la guaina, si può eventualmente mettere un altro po’ di colla.

La parte inguainata può essere rivestita con del nastro telato oppure, rispettando la finitura originale, con degli avvolgimenti di filo di cotone dello stesso colore della tela del vecchio cavo.

Poiché anche la parte sottostante il telaio di solito presenta lo stesso problema, ma è molto meno sollecitata, ho provveduto a ricoprire tutti i fili in gomma (che avevano ancora l’isolamento al suo posto) con della colla vinilica.

Il passaggio successivo è consistito nel verificare i condensatori elettrolitici che, come già accennato, erano di fabbricazione recente: uno dei due presentava una tensione di lavoro troppo bassa (350 volt), ed è stato sostituito con uno da 450 V.

Più per cautela che per effettiva necessità, ho rimpiazzato anche il “solito” condensatore di disaccoppiamento tra la preamplificatrice e le finali. Ebbene sì: la radio ha due finali 6V6 le quali, sorprendentemente, non sono in push-pull come si potrebbe pensare, bensì in parallelo tra loro: evidentemente la configurazione in controfase avrebbe comportato l’impiego di un’ulteriore valvola sfasatrice, che avrebbe portato ad un’ulteriore incremento del costo della radio e, soprattutto, della tassa radiofonica (come sappiamo, quest’ultima doveva essere particolarmente onerosa all’epoca).

Una volta ultimate queste verifiche di rito (tralasciando di parlare delle normali fasi di pulizia, lubrificazione, ecc.), si è passati alla prova di funzionamento vera e propria, che ha dato esito positivo da subito. Non è stato nemmeno necessario riallineare l’apparecchio in quanto presenta buona selettività e sensibilità. Tuttavia, durante il funzionamento, ho notato che inspiegabilmente l’occhio magico non emetteva benché minima luce, nonostante risultasse, secondo il provavalvole, in buona efficienza. Una rapida verifica dei collegamenti ha portato all’incredibile conclusione che il filo di collegamento di ritorno a massa del filamento della 6E5GT non era mai stato stagnato, col risultato che praticamente da subito l’occhio magico non ha mai funzionato, preservandosi come nuovo fino ad oggi. È bastato ripristinare il collegamento per ridonare all’apparecchio la verde luminescenza dell’indicatore di sintonia.

A questo proposito, quando si riscontrano anomalie nel funzionamento degli occhi magici, raccomando di verificare i seguenti punti:

  • se l’occhio magico non si illumina, verificare che la tensione anodica sia presente ai suoi elettrodi;
  • se l’angolo luminoso risulta troppo ristretto (nel caso di modelli come la 6E5, EM4, EM34, EM80, ecc.), verificare la resistenza (tipicamente 1 Mohm) posta tra l’anodo e il target, di solito saldata direttamente sullo zoccolo della valvola stessa;
  • se le variazioni dell’angolo luminoso al variare della sintonia sono scarse o nulle, verificare (dopo essersi assicurati che l’apparecchio sia correttamente allineato e che le valvole siano bene efficienti, onde avere un segnale di ampiezza sufficiente nei circuiti a frequenza intermedia) che il CAV sia efficiente, in particolare può avvenire che i condensatori a carta nel circuito CAV siano in perdita; dato che le resistenze presenti in questo circuito hanno valori dell’ordine dei megaohm, è facile comprendere che le bassa resistenza di isolamento verso massa dei vecchi condensatori rischia di compromettere del tutto il funzionamento del CAV e quindi dell’occhio magico;
  • verificare anche i valori delle resistenze del circuito CAV in quanto, essendo spesso del tipo ad impasto di carbone, tendono ad andare ampiamente fuori tolleranza, mettendo egualmente fuori uso il controllo automatico di volume.

L’ultima cosa che ritengo opportuno far presente è che sul selettore delle gamme d’onda di questa Minerva è presente anche la casella FM, fatto abbastanza soprendente per un modello dal design così retrò. Ovviamente si tratta di una semplice predisposizione, essendo presente sul retro del telaio un apposito attacco per un sintonizzatore FM esterno, il cui ingresso viene abilitato posizionando il selettore sul relativo segmento. Evidentemente tale sintonizzatore era disponibile nel catalogo degli accessori Minerva.