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Riparazione Grundig Musikschrank 9070

De Poi | 5 settembre 2011 19:05
Grundig Musikschrank 9070

Torniamo a farci vivi dopo un lungo periodo di assenza per condividere l’esperienza fatta con la riparazione di un apparecchio di una certa importanza e se vogliamo anche rarità considerate le dotazioni che definirei impressionanti persino per un ascoltatore dei giorni nostri: parliamo di un Grundig Musikschrank 9070, poderoso radiogrammofono a consolle del 1957.

L’apparecchio era provvisto di radio AM/FM (onde Lunghe, Medie, Corte, FM), antenna in ferrite orientabile, 8 valvole + raddrizzatore al selenio + occhio magico, selettività variabile (mediante variazione del mutuo accoppiamento dei trasformatori di media frequenza), amplificatrici audio in push-pull, 6 altoparlanti di cui 1 woofer e 2 tweeter di tipo elettrostatico, giradischi con cambiadischi Perpetuum Ebner e magnetofono a nastro (a sua volta dotato di 3 valvole + occhio magico e raddrizzatore al selenio).

Radio Grundig Musikschrank 9070 - targhetta identificativa sul pannello posteriore

La riparazione, se non la più difficile, è stata senza dubbio la più lunga e complicata che mi sia capitato di portare a termine: a dispetto della presunta affidabilità di questo tipo di radio infatti, questo esemplare era un’incredibile insieme di guasti, difetti e anomalie più o meno gravi e con le più disparate e diverse forme, inoltre capitava che sistemata una cosa, se ne ripresentava un’altra magari subito dopo aver richiuso la parete posteriore. Ulteriori difficoltà si sono presentate nel restauro del giradischi, e soprattutto del magnetofono, la cui rimessa in funzione è stata certamente più problematica rispetto alla stessa radio. Un capitolo a parte gli sarà dedicato in quanto potrà servire di lezione per coloro cui capitasse in mano un’accozzaglia simile e gli balenasse la pazzia di volerlo rimettere in funzione… ringraziare che sono passati anni luce da simile tecnologia.

L’apparecchio mi è stato portato a revisionare da un amico nonché bravissimo fotografo professionista di Milano, e proveniva da una vendita di beneficienza: a scopo dimostrativo veniva fatto funzionare,  senza aver settato correttamente il cambiatensioni, a 160V. Appena portato a casa il trasformatore si bruciò irrimediabilmente dopo pochi minuti. Nonostante il riavvolgimento, realizzato da un laboratorio elettrotecnico di Milano, il trasformatore rimontato nel telaio continuava a surriscaldare senza che peraltro la radio desse alcun segno di vita. Dato che nessuno sembrava in grado di dare una soluzione al problema, e dato il valore e l’importanza dell’oggetto, il mio amico si decise a caricare la radio in macchina e portarla qui a Udine.

Prima fase – Alimentatore:

Radio Grundig Musikschrank 9070 - scala parlante

Il mio amico sosteneva che il trasformatore fosse stato riavvolto al contrario: dopo aver alimentato a vuoto il dispositivo, le tensioni sembravano perfettamente corrette e coerenti con il circuito che avrebbero dovuto alimentare (filamenti, anodica, lampadine, motorino del giradischi dall’avvolgimento primario primario), per cui la causa del surriscaldamento era da imputarsi a guasto in qualche circuito, come già avevo intuito.

Il primo errore lo trovai esaminando il cablaggio: dallo schema si può vedere che, oltre alle tre lampadine della scala, è presente una ulteriore lampada, alimentata da una presa intermedia dell’avvolgimento, e posta in serie a un interruttore. Essa è la spia che si accende quando si sceglie di usare come antenna AM l’antenna in ferrite orientabile (o ferroceptor). Tale lampadina illumina una scala graduata che indica la posizione del ferroceptor, e sulla scala è posta in posizione speculare rispetto all’occhio magico.

Ovviamente chi ha riavvolto il trasformatore non ha previsto la presa intermedia, così che chi ha rimontato il trafo sul telaio ha collegato il ritorno dei filamenti sulla lampadina del ferroceptor: spiegato così il fatto che la radio non desse segni di vita!

Collegato correttamente il ritorno dei filamenti a massa, e alimentato la lampada del ferroceptor mediante una resistenza per abbassare la tensione (come previsto dallo schema. Ho scelto di abbassarla a 5V, dato che lavora in uno spazio molto ristretto), ora le lampade e le valvole si accendevano, ma il trafo continuava a surriscaldare, ed ora una resistenza sul circuito anodico si arrossava, sintomo di ulteriori problemi.

Il cablaggio sembrava ora a posto, per cui passai a verificare il resto del circuito alimentazione, secondo la procedura di routine. Alla verifica i condensatori elettrolitici sembravano aver perso liquido, e inoltre avevano capacità ridotta, ma non sembravano in corto e nemmeno in perdita. Il caratteristico odore di zolfo mi indirizzò subito alla fonte del problema: il raddrizzatore al Selenio in corto. Quest’ultimo è un cilindro di colore marrone marchiato AEG, fissato orizzontalmente nella parte interna del telaio e con i piedini rivolti verso l’esterno (al contrario di come sono fissati normalmente i componenti), sul fianco destro del telaio. In sua vece sono stati utilizzati 4 diodi 1N4007, dopo aver opportunamente isolato i terminali in corto, e avendo cura di lasciare il componente, neutralizzato, al suo posto.

Radio Grundig Musikschrank 9070 - aperto con vista giradischi, radio, magnetofono

A questo punto, verificato che non ci fossero dispersione o corticircuiti nell’anodica, accesi con la massima serenità la radio, certo che almeno l’alimentazione fosse a posto. Ebbene la resistenza tornava ad arrossarsi senza che la radio emettesse alcun suono. Dopo infinite prove che non portavano ad alcun risultato, non so come mi venne in mente di provare ad accenderla con una sola delle finali EL95: ora nulla fumava o puzzava e l’anodica era presente! Una delle due finali andava in corto appena scaldava.

Dopo aver recuperato una finale di ricambio dal mio fornitissimo amico Eddi, l’analisi della radio poteva continuare. Un check dei condensatori elettrolitici, che visivamente presentavano segni di perdita del liquido elettrolita conenuto all’interno, rivelò un certo esaurimento della capacità. Il deterioramento potrebbe essere stato dovuto oltre che all’età, anche allo stress subito negli istanti in cui ha funzionato col cambio tensioni in posizione errata. Ipotesi confortata peraltro dal fatto che altri elettrolitici presenti nel circuito si siano rivelati perfettamente efficienti. La loro sostituzione ha portato un qualche giovamento in termini di ripple sull’uscita audio.

Durante le innumerevoli prove, riscontrai paio di “scoppi” uniti a odore di scintille e bachelite bruciata provenire da sotto il telaio, episodi a cui inizialmente non diedi peso in quanto ritenevo erroneamente fossero originati dalla solita goccia di stagno caduta su qualche parte in tensione. Man mano che proseguivo con l’intervento, gli episodi si facevano via via più sistematici, manifestandosi particolarmente all’accensione (quando la tensione anodica ha un picco in assenza dell’assorbimento delle valvole, essendo l’alimentazione non stabilizzata come avviene nei circuiti di oggi).

Il problema era localizzato nel commutatore d’onda (tastiera), in particolare nel contatto (N.2) che include o esclude l’alimentazione anodica della valvola oscillatore – mixer FM quando viene selezionata la gamma d’onda corrispondente: evidentemente la bachelite aveva perso isolamento, probabilmente per la presenza di particelle metalliche mescolatesi al lubrificante del commutatore, mandando in corto verso massa l’anodica.

Verificato che anche lavando il gruppo con lo spray disossidante secco il problema persisteva, e considerato che smontare il gruppo sarebbe stato un “suicidio” vista la compessità, ho valutato di:

  • scollegare i due capi dell’alta tensione
  • portare un filo dell’alimentazione dei filamenti a 6,3V
  • raddrizzare i 6,3V (AC) con un ponte e filtrare con un condensatore
  • commutare con il contatto la bobina di un relè
  • tale relè a sua volta commuta l’anodica alla valvola FM

Tale semplice soluzione ha risolto il problema, grazie al fatto che la dispersione a massa del commutatore è trascurabile per la bassa tensione dei 6,3V raddrizzati.

Il sistema funziona egregiamente, l’unica differenza rispetto a prima è circa 1/2 secondo di ritardo dell’entrata in funzione dell’FM rispetto alla pressione del corrispondente tasto, dovuta alla costante di tempo della serie condensatore – bobina del relè.

Seconda fase – Parte radio:

Una volta sistemata la sezione alimentatore, il lavoro poteva dirsi tutt’altro a un buon punto: era presente notevole distorsione, i controlli di tonalità non funzionavano regolarmente ed erano rumorosi, le gamme Onde Medie e Onde Lunghe non funzionavano.

Per la distorsione, la semplice sostituzione dei soliti condensatori di disaccoppiamento (n.2 da 10nF in questo caso, in quanto lo stadio finale è push-pull) non portava a miglioramenti apprezzabili: il circuito del segnale audio è piuttosto complesso, e la perdita di isolamento di alcuni condensatori facenti capo al circuito dell’equalizzatore (in particolare i due in serie da 0,22uF sulla griglia della EC92, per chi ha sotto’occhio lo schema) e dei relativi controlli di tonalità sballava le polarizzazioni di griglia della valvola preamplificatrice ECC83 causando la notevole distorsione.

Tengo inoltre a far notare che, qualora i potenziometri (in questo caso quelli di tonalità) siano rumorosi anche dopo la pulitura, può essere dovuto alla presenza di tensione continua ai loro capi. E’ quello che avveniva qui, e tipicamente avviene nei controlli di tono più semplici presenti nelle radio comuni, dove il potenziometro mette a massa il segnale audio proveniente dalla placca della finale tramite un condensatore: se tale condensatore va in perdita o in corto il potenziometro diventa estremamente rumoroso e può arrivare ad interrompersi.

Dopo aver sostituito buona parte dei condensatori rivelatisi in perdita nel circuito dell’equalizzatore, la radio cominciò a funzionare senza distorsione.

Esaminando i controlli, notai che la manopola più a destra non compieva completamente la sua escursione: tale controllo, relativo ai toni alti, è collegato solidalmente al controllo di permeabilità variabile dei trasformatori di MF della parte AM. Tale controllo regola la selettività del ricevitore, permettendo di scegliere la massima fedeltà audio (banda passante più ampia) o massima selettività (con taglio delle frequenze più alte). Tale controllo agisce per mezzo di un tirante simile ai cavi dei freni delle biciclette, avente il cavetto in nylon, spingendo o tirando il nucleo ferromagnetico di uno dei trasformatori MF. Con gli anni il meccanismo si era bloccato, e il nylon aveva variato la sua lunghezza; con una lubrificata e una registrata ho ripristinato anche quest’organo.

Il passo successivo ha riguardato la sistemazione dell’antenna orientabile in ferrite o Ferroceptor o Ferrod antenna: questo è un organo entrato in voga negli anni ‘50, e mai più caduto in disuso. Per i profani, si tratta di una o più bobine avvolte su una barretta di ferrite, materiale ad alta permeabilità magnetica che permette di aumentare notevolmente l’induttanza a parità di numero di spire. Poiché quest’antenna è del tipo a loop, essa è accoppiata al campo magnetico, e pertanto è maggiormente immune ai disturbi, che sono prevalentemente legati al campo elettrico.

Il guadagno di queste antenne è basso, ma appaiono molto vantaggiose rispetto alle antenne filari di pochi metri normalmente usate nelle vecchie radio, che avendo lunghezza molto inferiore alla lunghezza d’onda sono estremamente poco efficienti.

Le bobine avvolte sulla ferrite fanno parte della bobina d’ingresso (aereo) del ricevitore, relativamente alle onde medie e alle onde lunghe; su questi ricevitori tedeschi inoltre l’antenna era orientabile e comandata da una apposita manopola (in questo caso coassiale al comando del volume) mediante un sistema di tiranti e pulegge, permettendo così di aumentare la direttività del ricevitore rispetto alla stazione trasmittente e migliorando la reiezione ai disturbi provenienti da altre direzioni (l’antenna infatti ha due punti di minimo guadagno ai vertici, mentre il guadagno è massimo in direzione ortogonale all’asse della bobina).

Poiché la ferrite è un materiale fragile, queste antenne erano montate su un supporto di plastica e fissate mediante elastici in gomma, i quali con gli anni si disintegravano: il risultato in questo caso era che la barretta era caduta dal supporto le due bobine avvolte (OM e OL, commutabili mediante i relativi tasti delle rispettive gamme d’onda) erano completamente srotolate.

Il semplice riavvolgimento non era possibile in quanto il filo era completamente martoriato e spellato.

Il filo con cui sono avvolte queste induttanze è del tipo Litz, e costituito da innumerevoli sottili conduttori unipolari di rame smaltato, e quindi tutti isolati tra loro. Questo serve a ridurre l’effetto pelle, ossia il noto fenomeno per cui all’aumentare della frequenza la corrente tende a scorrere progressivamente verso superficie del conduttore, aumentando la “resistenza” vista dal segnale. Il filo litz, avendo tanti conduttori, moltiplica la superficie del conduttore stesso riducendo quindi la resistenza incontrata dal segnale ad alta frequenza (spiegato in parole povere).

La ricostruzione delle bobine ha comportato quindi il reperimento di un filo litz avente caratteristiche analoghe all’originale.

NOTA importante: quando si fissa la bobina al supporto, NON bisogna usare filo metallico, in quanto può alterare l’induttanza, nè soprattutto creare con filo metallico o comunque conduttore dei percorsi elettricamente chiusi, in quanto costituirebbero delle spire in cortocircuito: in pratica si ottiene un trasformatore con il secondario in corto, e si degradano le prestazini dell’antenna.

Una volta sistemata anche l’antenna, e dopo aver sostituito le due funicelle di sintonia AM e FM che si sono spezzate l’una dopo l’altra, il restauro si poteva dire concluso. Non si è proceduto alla taratura in quanto il funzionamento è stato ritenuto soddisfacente ed il ricevitore era ancora allineato.

Apro una parentesi sulla sostituzione delle funicelle della sintonia: in questo caso sono di tipo metallico, di acciaio presumo zincato o comunque rivestito di un materiale adatto alla stagnatura. Per la sostituzione io utilizzo del cavo d’acciaio per la pesca (al luccio), il quale si trova spesso bronzato (quindi si riesce a stagnare), plasticato (è necessario pelarlo) o in acciaio semplice. In questo caso non si riesce a stagnare e per fissarlo uso la seguente tecnica: preparo l’occhiello che andrà a fissarsi sulla molla o sul gancio della puleggia, e lo chiudo mediante alcuni giri di filo di rame sottile (conduttori di cavi elettrici) che poi vado a stagnare bloccando definitivamente l’occhiello. Se qualcuno avesse da suggerire tecniche alternative, esse sono ben accette nella pagina dei commenti.

(CONTINUA)

Radiofonografo Brionvega RR122-FO

De Poi | 12 febbraio 2011 00:29
Radio Brionvega RR122-FO

L’ultima riparazione che mi è capitato di portare a termine riguarda un apparecchio che, dato l’aspetto assai “avanguardistico” del design, sarebbe “snobbato” da molti collezionisti di radio d’epoca (lo confesso: io per primo) come mero oggetto di modernariato, mentre magari sarebbe assai più appetito dai cultori del design italiano, di cui la marca che produceva e produce questi apparecchi è sempre stata promotrice. Stiamo parlando del modello RR122-FO della Brionvega, radiofonografo da tavolo a 5 valvole per la ricezione delle onde medie, della MF e dell’audio delle trasmissioni televisive.

Le linee dell’apparecchio infatti non tradiscono affatto la reale età del modello, che si rivela invece assai più veneranda delle apparenze, essendo infatti sorprendentemente un modello degli anni Sessanta.
E dico sorprendentemente non soltanto per le soluzioni stilistiche, ma anche per gli aspetti tecnici, assai “moderni” per l’epoca, quando con il termine moderno non intendo esprimere soltanto l’accezione positiva del termine: i componenti per esempio sono montati su circuito stampato, la qual cosa in sè è positiva, tuttavia l’uso della plastica (termoplastica) è già diffuso. Di plastica sono le pulegge di sintonia, la scala, le manopole e – ahimè – i tasti, nonché le boccole dove si inseriscono le viti di fissaggio del telaio, che ovviamente sono rigorosamente rotte. Il mobile inoltre è in legno truciolare laccato.

Sotto altri aspetti certamente il modello ha aspetti futuristici, come i piedini in acciaio cromato, le manopole, l’indice di sintonia a punta di freccia, la grafica della scala, la lampada ecc., tante cose che non ci danno l’idea di un oggetto “antico” ma tantomeno moderno.

Il giradischi è della Lesa, il classico modello anni ‘60 in plastica grigia, non bellissimo ma preciso, robusto e affidabile, come testimonia il fatto che sia ancora perfettamente efficiente dopo tanti anni di età e soprattutto di inattività.

Quando mi è stato portato l’apparecchio era sostanzialmente completo a parte un tasto spezzato e una manopola mancante, quella relativa alla posizione “fono” per la precisione. L’interno era pieno di polvere, e la prima operazione è stata una sommaria pulizia. Il telaio, dopo aver tolto le viti di fissaggio, si estrae dal lato anteriore previa rimozione della scala e del retroscala in metallo. Il giradischi ha uno spinotto estraibile inserito nella presa “fono”, in questo esemplare tuttavia è presente un ulteriore filo saldato al telaio che, per consentire l’uscìta dello chassis è stato necessario dissaldare.

Dopo aver raffinato la pulizia ho smontato il commutatore, spostando il tasto spezzato dalla posizione “fono” a quella relativa all’audio della TV che, ormai, in tempo di digitale non consentirebbe più alcuna audizione. L’accensione, avvenuta aumentando gradualmente la tensione di accensione, ha dato subito segnali positivi, in quanto la radio ha iniziato a emettere musica su entrambe le bande. Il ronzio di fondo di volume superiore all’accettabile ha consigliato la sostituzione degli elettrolitici di filtro, mentre tutti gli altri condensatori si sono rivelati efficienti. Faccio presente che lo stadio di alimentazione è a semionda e realizzato mediante diodo a stato solido, per cui una percentuale di ronzio è ineliminabile.
Durante le varie prove si è spezzata la cordella di sintonia, la cui sostituzione ha dato qualche difficoltà in quanto la puleggia in plastica non è dotata delle consuete scanalature, e inoltre il variabile, essendo montato su guarnizioni in gomma, non era più perfettamente ortogonale al senso di scorrimento della cordina. Sistemato anche questo punto sono passato al giradischi che, pur essendo  completamente bloccato, dopo una buona pulizia e lubrificazione nei punti giusti e soprattutto con i lubrificanti corretti, come si diceva, ha dato subito soddisfazioni.

La radio ha un ottimo suono, anch’esso “moderno”, avendo come unico neo il rumore di fondo dell’alternata.

Anche questa riparazione, così inusuale, ha avuto i suoi aspetti piacevoli e istruttivi, che condivido, volentieri come sempre, con voi
appassaionati e non.

Radio Minerva 516/1

De Poi | 28 ottobre 2010 20:23

La radio in questione ha dovuto “subire” un trattamento particolare in quanto mi è stata data in riparazione dal mio datore di lavoro. Prima di prenderne visione, mi era stata descritta come un apparecchio importante, per il quale i suoi genitori avevano sostenuto un notevole sforzo economico per l’acquisto.
Al ritiro della radio, in effetti, tale descrizione ha avuto conferma, in quanto l’apparecchio troneggiava su un imponente mobile bar con giradischi, del tipo in uso dagli anni ‘30 fino agli anni ‘50, dotato di vetrine con specchi ai lati per ospitare le bottiglie di cordiali, e di portadischi dietro le ante centrali. L’insieme si presentava nel complesso ben coordinato; non sono riuscito tuttavia a stabilire se il mobile fosse di produzione della stessa Minerva o meno. Lo stesso risultava mancante del giradischi a chiodo del tipo a soli 78 giri, presumibilmente prodotto dalla classica Lesa, di cui provvederò successivamente a fornire un sostituto per ripristinare la piena funzionalità del complesso.

Il proprietario avrebbe manifestato l’intenzione di trasformare il tutto in un complesso hi-fi, completo di amplificatore e casse al posto delle vetrine, per cui l’ho fortunatamente convinto a desistere. Questo fatto mi porta a ricordare quella volta in cui salvai uno dei primi televisori Geloso in radica dall’essere segato in due per il senso della lunghezza, per essere appeso alla parete a mò di scultura…

Dato che internamente l’apparecchio si mostrava in buone condizioni, e portava i segni di riparazioni recenti (cordone e spina d’alimentazione di moderna fattura, condensatori elettrolitici di produzione recente), provai ad accenderlo per vedere se dava segni di vita, tuttavia notai che la raddrizzatrice manifestava una luce bluastra tra i filamenti e le placche, indice di eccessiva corrente causata da un probabile corto circuito o forte dispersione dell’anodica verso massa.

Notai che il cavo di collegamento verso l’altoparlante, con rivestimento in fibra tessile, era dotato di isolamento in gomma la quale, come usualmente avviene, a distanza di anni risultava completamente rinsecchita, lasciando scoperti i conduttori in più punti. Questo aveva presumibilmente causato il corto circuito. Dato che, in questi casi, la dispersione non avviene quasi mai all’interno del cavo, ma nel punto in cui i cavi escono dalla guaina esterna, e considerato anche il fatto che il cavo non sarebbe stato sottoposto a particolari sollecitazioni, per salvaguardarne l’originalità ho pensato di non sostituirlo ma di procedere nel seguente modo:

  • ho disposto della colla acrilica nel punto in cui i fili (ormai praticamente spellati) escono dal cavo, avendo cura di mantenerli equispaziati; in questo modo si evita che tornino in contatto tra di loro
  • ho quindi tagliato gli stessi fili a circa un centimetro dal punto di incollaggio
  • ho poi saldato degli spezzoni di lunghezza pari ai fili tagliati, rispettando i colori originari
  • infine, ho coperto il punto di stagnatura e tutta la parte di conduttore a nudo con dei pezzi di guaina termorestringente, avendo cura di coprire fino al punto di incollaggio. Una volta fatta restringere la guaina, si può eventualmente mettere un altro po’ di colla.

La parte inguainata può essere rivestita con del nastro telato oppure, rispettando la finitura originale, con degli avvolgimenti di filo di cotone dello stesso colore della tela del vecchio cavo.

Poiché anche la parte sottostante il telaio di solito presenta lo stesso problema, ma è molto meno sollecitata, ho provveduto a ricoprire tutti i fili in gomma (che avevano ancora l’isolamento al suo posto) con della colla vinilica.

Il passaggio successivo è consistito nel verificare i condensatori elettrolitici che, come già accennato, erano di fabbricazione recente: uno dei due presentava una tensione di lavoro troppo bassa (350 volt), ed è stato sostituito con uno da 450 V.

Più per cautela che per effettiva necessità, ho rimpiazzato anche il “solito” condensatore di disaccoppiamento tra la preamplificatrice e le finali. Ebbene sì: la radio ha due finali 6V6 le quali, sorprendentemente, non sono in push-pull come si potrebbe pensare, bensì in parallelo tra loro: evidentemente la configurazione in controfase avrebbe comportato l’impiego di un’ulteriore valvola sfasatrice, che avrebbe portato ad un’ulteriore incremento del costo della radio e, soprattutto, della tassa radiofonica (come sappiamo, quest’ultima doveva essere particolarmente onerosa all’epoca).

Una volta ultimate queste verifiche di rito (tralasciando di parlare delle normali fasi di pulizia, lubrificazione, ecc.), si è passati alla prova di funzionamento vera e propria, che ha dato esito positivo da subito. Non è stato nemmeno necessario riallineare l’apparecchio in quanto presenta buona selettività e sensibilità. Tuttavia, durante il funzionamento, ho notato che inspiegabilmente l’occhio magico non emetteva benché minima luce, nonostante risultasse, secondo il provavalvole, in buona efficienza. Una rapida verifica dei collegamenti ha portato all’incredibile conclusione che il filo di collegamento di ritorno a massa del filamento della 6E5GT non era mai stato stagnato, col risultato che praticamente da subito l’occhio magico non ha mai funzionato, preservandosi come nuovo fino ad oggi. È bastato ripristinare il collegamento per ridonare all’apparecchio la verde luminescenza dell’indicatore di sintonia.

A questo proposito, quando si riscontrano anomalie nel funzionamento degli occhi magici, raccomando di verificare i seguenti punti:

  • se l’occhio magico non si illumina, verificare che la tensione anodica sia presente ai suoi elettrodi;
  • se l’angolo luminoso risulta troppo ristretto (nel caso di modelli come la 6E5, EM4, EM34, EM80, ecc.), verificare la resistenza (tipicamente 1 Mohm) posta tra l’anodo e il target, di solito saldata direttamente sullo zoccolo della valvola stessa;
  • se le variazioni dell’angolo luminoso al variare della sintonia sono scarse o nulle, verificare (dopo essersi assicurati che l’apparecchio sia correttamente allineato e che le valvole siano bene efficienti, onde avere un segnale di ampiezza sufficiente nei circuiti a frequenza intermedia) che il CAV sia efficiente, in particolare può avvenire che i condensatori a carta nel circuito CAV siano in perdita; dato che le resistenze presenti in questo circuito hanno valori dell’ordine dei megaohm, è facile comprendere che le bassa resistenza di isolamento verso massa dei vecchi condensatori rischia di compromettere del tutto il funzionamento del CAV e quindi dell’occhio magico;
  • verificare anche i valori delle resistenze del circuito CAV in quanto, essendo spesso del tipo ad impasto di carbone, tendono ad andare ampiamente fuori tolleranza, mettendo egualmente fuori uso il controllo automatico di volume.

L’ultima cosa che ritengo opportuno far presente è che sul selettore delle gamme d’onda di questa Minerva è presente anche la casella FM, fatto abbastanza soprendente per un modello dal design così retrò. Ovviamente si tratta di una semplice predisposizione, essendo presente sul retro del telaio un apposito attacco per un sintonizzatore FM esterno, il cui ingresso viene abilitato posizionando il selettore sul relativo segmento. Evidentemente tale sintonizzatore era disponibile nel catalogo degli accessori Minerva.

Compro/Vendo

Giovanni | 5 settembre 2006 14:01

    Per rispondere alle inserzioni o per domande su questa pagina, inviare una email all’indirizzo:

    Questa pagina verrà aggiornata di frequente, quindi vi invito a ripassare spesso!

    Cerco i seguenti componenti:

    • motore per giradischi Philips a 78 giri (da utilizzare nel giradischi-amplificatore 2846-00). Cerco anche lo schema elettrico.
    • manopola per radio Ducretet C70 (quella di destra nella foto qui, anche riproduzione)
    • valvola WD11, qualsiasi serie, con filamento buono
    • manopola per radio Magnadyne FM11 (quella centrale)
    • ingranaggio in zama (o consigli su come effettuarne una copia, poiché la zama si è deformata e rotta col tempo) per Stromberg Carlson 501A
    • manopola per la radio a cupola Mende 148 (anche riproduzione), come da foto:

    Compro: valuto l’acquisto o lo scambio di radio antecedenti il 1929 di qualsiasi nazionalità, radio prodotte in Italia antecedenti il 1934. Inviare foto di interno ed esterno, dettagliate e possibilmente nitide (cioè non sfuocate, controluce, buie, mosse, con riflessi di flash, ecc) e comunicare la richiesta.

    Vendo: I seguenti apparecchi o componenti della mia collezione, che sto cercando di ridurre per motivi di spazio. Su ogni radio ho impiegato molte ore per garantirne l’ottimale e duraturo funzionamento, con assoluto rispetto per l’originalità. Agli acquirenti si fornisce supporto post-vendita all’utilizzo, consulenza via email, eventuale fornitura di ricambi (ad es., set di valvole di ricambio opzionale). Salvo per quanto indicato, non vendo altri ricambi né valvole “occhio magico”.

    Modalità di acquisto, pagamento e spedizione: spedisco ovunque oppure da ritirarsi in loco – Friuli/valuto anche permute. Spedizione con Pacco Celere 3 a 10€ o altre modalità a scelta. Pagamento anticipato con bonifico bancario, vaglia postale o PayPal (+4%) oppure con contrassegno dietro anticipo delle spese di spedizione.

    Degli altri apparecchi della mia collezione o di mio restauro, gli unici che sono in vendita sono elencati in questa pagina. Gli altri non sono in vendita. Dispongo infatti di un buon numero di radio e apparecchi ancora da restaurare, italiane ed estere: radio italiane anni ‘20, ‘30 e ‘40, radio anni ‘20 e 30 di produzione americana ed europea, magnetofoni Geloso a nastro, etc. Quando disponibili per la vendita, verranno inseriti in questa pagina. I prezzi indicati non sono trattabili:

    • Splendida Grigsby-Grunow Majestic 310A, anno 1932, 7 valvole (alcune di esse introvabili), perfettamente funzionante, rara variante con alimentazione universale (funziona già dall’origine a 220V); €600
    • Majestic (Grigsby-Grunow) 310A

    • Altoparlante di medio-grandi dimensioni, da radio Superla anni ‘30 (mod. 740), elettrodinamico, completo di trasformatore, adatto anche per radio a console, 40€.
      Il diametro del cestello è 22,5 cm; interasse delle viti 21cm, diametro del cono 20 cm; trasformatore d’uscita per 6L6, cono in buone condizioni.
    • Radio Telefunken T60, 6 valvole con occhio magico, fine anni ‘40, funzionante, originale, con pannello posteriore;Radio Telefunken T60
    • Radio da comodino Philips italiana BI190U del 1950, funzionante, mobiletto avorio da riverniciare, 60€
    • Regalo televisore anni ‘60 marca Rex, prodotto in Italia (Pordenone), a chi se lo viene a prendere:

    Televisore REX

  • Fonovaligia Stereo Philips, perfettamente funzionante, €60
  • diverse radio italiane AM/FM della seconda metà anni ‘50 (CGE, Siemens, Mivar, Minerva), restauro su richiesta
  • Radio Philips 206A, italiana (a differenza di quelle straniere, riceve onde medie e corte anziché onde medie e lunghe), 1941, perfettamente funzionante, ottimo stato, 160€ Radio Philips 206A
  • Condensatori Philips color mostarda (mustard capacitors) anni ‘60, NOS
  • valvole tipo: 38, 42, 43 (ne ho troppe e non ho più altre radio in cui usarle)
  • Radio Seibt 4A del 1930, a reazione, in ottimo stato, non restaurata e non testata, €150 (restauro su richiesta)
  • altoparlante a tromba RCA UZ-1325 da restaurare (180 euro, o 250€ se restaurato)
  • Radio Magnadyne A25 da rivedere (restauro su richiesta)
  • Inverter K.A.C.O. Wechselrichter WR101. L’apparecchio in questione è un’autentica rarità, in quanto si tratta di un inverter elettromeccanico a vibratore che convertiva la corrente continua a 220 Volt in corrente alternata a 220 Volt. Negli anni ‘30 infatti in alcune zone esistevano ancora reti di distribuzione dell’energia elettrica in corrente continua; questo apparecchio permetteva di usare normali apparati in corrente alternata in queste zone. Lo vendo in quanto mi fu venduto erroneamente come un raddrizzatore, che a me serviva per alimentare una radio funzionante a corrente continua (Mende 148G). Internamente è completo e ben conservato, tuttavia il funzionamento non è testato dato che ancora non ho un raddrizzatore in grado di fornirmi corrente continua :-)