Radiomarelli Targelio, nuove foto

Alessandro | 15 maggio 2007 22:27

Un veloce aggiornamento: in galleria le foto della Radiomarelli Targelio riparata recentemente.

Radio Marelli Targelio

Inoltre, della nostra collezione, un ricevitore a galena prodotto attorno al 1925 dalla casa tedesca Friho (Monaco di Baviera) per il mercato italiano, un altoparlante Crosley Dynacone Type F (al momento sto restaurando la radio che l’accompagnava, una Crosley Showbox 706 del 1928), la radio a transistor Voxson Sportsman 60 mod. 728, e altro ancora.

Qualche aggiunta anche al compro/vendo, in particolare cerco il mobile della radio Philips 428A anche se in cattivo stato e senza fregi, tela, scale, manopole.

Restauro Phonola 563 Castiglioni

Alessandro | 30 marzo 2007 22:43

Ho finalmente concluso con la Phonola 563. Radio nota, non mi dilungo troppo su di essa (evoluzione del modello 547, design Castiglioni e Luigi Caccia Dominioni, uno dei più noti esempi di design industriale italiano).

Radio Phonola 563 Castiglioni

La radio in questione era stata alquanto manomessa sia meccanicamente che elettricamente. Esternamente era stata riverniciata, e la successiva sverniciatura ha lasciato qualche segno sulla bachelite. Non aveva più un tastino delle stazioni presintonizzate, né la scala parlante (un pezzo di cartone verniciato al suo posto), l’indice di sintonia, il coperchio di celluloide della scala parlante.

Internamente le condizioni erano peggiori. Ad esempio era mancante la staffa che sosteneva l’altoparlante e il trasformatore di alimentazione, il quale era soltanto appoggiato (e si muoveva quasi liberamente). L’altoparlante non era più il suo originale (ma un ricambio proveniente da un apparecchio americano), e peraltro era quasi senza cono. Anche questo era scollegato e soltanto appoggiato dentro il mobile: probabilmente l’originale si era guastato e un precedente riparatore si era procurato un ricambio scegliendone uno avente diametro simile e la stessa impedenza di campo, ma con ingombri leggermente diversi cosicché si vide costretto a togliere la staffa che sorreggeva il vecchio, lasciando così anche il trasformatore privo di sostegno. Ad ogni modo ho ricostruito un nuovo supporto in alluminio su cui fissare il trasformatore e, a riparazione ultimata, l’altoparlante. In sostituzione dell’altoparlante non originale in pessime condizioni, ho trovato uno dello stesso diametro proveniente da un’altra radio che ho provveduto a montare in sostituzione dell’altro (anche questo non è originale, come si vede nelle foto finali).

Telaio Phonola 563 Radio Phonola 563 - telaio

In secondo luogo, un altro riparatore, evidentemente spaventato dalla complessità del circuito, ha pensato di semplificare il tutto togliendo buona parte dei condensatori e delle resistenze che si trovavano in quel riquadro situato tra gli zoccoli delle quattro valvole octal. In base allo schema (ringrazio le persone di aireradio.org, leradiodisophie.it e radiomuseum.org per l’interessamento nel reperire le informazioni tecniche) ho ricostruito il circuito manomesso dal riparatore “creativo” con componenti nuovi e affidabili. Inoltre mancavano le due induttanze che sono in serie all’alimentazione di rete e che permettevano alla radio di funzionare senza antenna, usando un capo della rete elettrica come sorgente del segnale: probabilmente una volta durante la vita della radio uno dei condensatori dell’alimentazione è andato in corto facendo cadere tutta la tensione anodica sulle due bobine le quali sono così andate letteralmente in fumo.

E’ stato necessario cambiare la fune della scala parlante: ho creduto di impazzire, comunque dopo due ore e mezza di improperi ce l’ho fatta :-) Anche il commutatore d’onda era privo della sferetta che lo faceva scattare e non era allineato coi tasti, comunque è stato abbastanza facile sistemarlo.

Ricostruito il circuito manomesso ho provato ad accendere la radio e ovviamente nulla accadde.Dopo avere pulito l’interruttore d’accensione che era interrotto e ridato tensione all’apparecchio solo tre valvole si sono accese: provate col tester, due valvole avevano il filamento interrotto. Sostituite le valvole la radio ha cominciato a ronzare e, iniettato un segnale in bassa frequenza (audio), lo ha riprodotto forte e chiaro, segno che il lavoro fatto era corretto. Purtroppo però la parte radio era muta e così è cominciata una faticosa ricerca di guasti che sembrava una vera fatica di Sisifo: problema tipico di tutte le Phonola, i trasformatori di media frequenza erano completamente starati a causa dell’avarìa dei condensatori a mica. Avendo proceduto non senza fatica alla riparazione e alla taratura a 470 kHz delle medie frequenze (erano tutte e quattro difettose) tramite l’oscillatore modulato collegando dei condensatori in parallelo a quelli guasti, la radio seguitava a non funzionare, nonostante ora captasse qualche disturbo, segno che ormai ero a buon punto (o almeno così pensavo). Ho quindi provato col capacimetro tutti i condensatori a mica della parte a radio frequenza, trovandone uno guasto. Dopo averlo sostituito è accaduto che: in Onde Corte si captava bene ma a basso volume, in onde medie si ricevava a pieno volume ma con fischi di reazione tra le varie stazioni. Per le onde corte il problema si è rivelato essere la bobina d’antenna interrotta, probabilmente a causa di un cortocircuito tra l’antenna e la rete elettrica. Una volta riparata, l’apparecchio ha cominciato a funzionare bene in onde corte.

Non è stato altrettanto facile per le onde medie. Ho potuto verificare con la tabella delle tensioni che esse erano regolari, la causa dei fischi era uno dei condensatori a mica dell’oscillatore che avevo già sostituito ma, seguendo lo schema della 547, con uno di valore diverso. Appurato che le tensioni e tutto il resto erano a posto ho ricontrollato i lavori che avevo fatto trovando appunto il difetto, poi la ho tarata e ora andava perfettamente. Fino a quando non si è guastata una delle famigerate medie frequenze Phonola, che pure avevo già controllato e tarato a 470kHz: uno dei condensatori a mica ha deciso di cambiare capacità senza apparente motivo, mandando fuori frequenza di risonanza il circuito accordato.

Una volta verificata la ripristinata funzionalità dell’apparecchio, ho fissato l’altoparlante sulla ricostruita staffa di alluminio.

Per il tasto, la scala, il coperchietto della scala mancanti sono state effettuate delle riproduzioni fedeli. Se servisse, qui di seguito c’è la scansione della scala parlante riprodotta. L’indice è stato rifatto con un filo di rame rigido dipinto di nero.

Scala Parlante radio Phonola Castiglioni 563

Il risultato finale è questo (si può notare l’altoparlante non originale, eventualmente verrà coperto con stoffa nera, e l’indice di sintonia non proprio uguale a quello di un tempo):

Radio Phonola 563 CastiglioniRadio Phonola 563 Castiglioni - con custodia Cartone posteriore

Restauro Crosley 148 e radio italiana autocostruita

Alessandro | 3 marzo 2007 13:51

Nella galleria foto, due restauri effettuati recentemente. Spero nei prossimi giorni di completare un ripristino alquanto difficile e impegnativo, Phonola 563 “Castiglioni” (se qualcuno avesse per caso lo schema, nel frattempo, ne avrei bisogno – dato che quello del simile mod. 547 è differente proprio dove ne mi serviva :-) . Inoltre, due radio della collezione: una radio italiana a cupola Telefunken 540 del 1932 (abbastanza inusuale, in quanto monta insolite valvole Telefunken ma di tipo americano) e una Philips 2531:

Radio Telefunken 540 Radio Philips 2531

Crosley 148 Fiver: Radio a chiesetta del 1932, modello Fiver 148, prodotta dalla famosa casa americana Crosley.
Si tratta di una supereterodina per la ricezione delle onde medie, monta 5 valvole (58, 58, 57, 42, 80), di dimensioni compatte (LxAxP: 35 x 28 x 20 cm). Dispone dei comandi interruttore-volume e sintonia, il potenziometro del volume agisce sul circuito d’antenna, la sintonia agisce direttamente sull’asse del condensatore variabile senza demoltiplica, come avveniva negli apparecchi più vecchi. L’altoparlante è di tipo elettrodinamico e prodotto dalla Magnavox (come per le prime Phonola).
Ad eccezione di alcuni condensatori in perdita e un paio di resistenze interrotte che sono stati sostituiti, delle valvole e degli schermi che mancavano, la radio è interamente originale e perfettamente funzionante.

Prima e dopo il restauro:
Crosley 148 - prima del restauro Crosley 148 - prima del restauro
Crosley 148 Fiver Cathedral radio Crosley 148 Fiver Cathedral radio

Radio (probabilmente) autocostruita italiana anteguerra: supereterodina a 5 valvole (ECH4, 6K7G, 6Q7G, 6V6G, 5Y3G) a tre gamme d’onda (medie, corte 1 e corte 2) con presa per il rivelatore fonografico. Utilizza componenti Ducati e Geloso.
Ha i seguenti controlli: interruttore-volume, tono, sintonia, cambio gamma.
Il telaio è interamente in alluminio e si presentava molto pulito e lucido, nonostante qualche piccolo segno di ossidazione. Sopra il telaio sono presenti ancora gli elettrolitici originali, di cui due in scatoletta di cartone marcati Geloso, un altro tubolare in alluminio. Sono stati scollegati ma lasciati al loro posto per non compromettere l’originalità dell’insieme.
L’altoparlante è di tipo elettrodinamico, fortunatamente il cono era in perfette condizioni. Il cestello è curiosamente in cartone pressato, similmente a quanto avveniva nei ricevitori popolari tedeschi (DKE 38).
Il mobile è in robusto legno pieno con impiallacciatura in noce (dimensioni LxAxP: 66 x 34 x 26,5 cm). È stato restaurato mantenendo l’aspetto originale, e si presenta in perfette condizioni. Le manopole sono quelle che montava originalmente.
Le stazioni italiane sulla scala parlante sono evidenziate in colore rosso, e tra esse appaiono anche Tripoli e, curiosamente, Lubiana: ciò indica che la radio è stata prodotta durante il regime fascista.
Dopo il restauro, la radio funziona perfettamente con buona fedeltà e sensibilità.

Prima:

Radio autocostruita (componentistica Ducati e Geloso) - prima del restauro

Dopo:

Radio autocostruita (componentistica Ducati e Geloso)

Nuove foto e sezione restauri

Alessandro | 14 gennaio 2007 23:12

Ho aggiunto alcune foto:

Purtroppo non ho il tempo di fare un restoration log (diario dei restauri) al momento… Le informazioni tecniche degli apparecchi vengono invece inviate sempre su radiomuseum.org.

Edit 22/1/07: Aggiunto Marelli Coribante (nelle foto, prima del restauro della parte elettrica), altoparlante RCA Loudspeaker 103 e RCA Radiola 17 appena restaurata.

Radiomarelli Coribante

Rimozione ruggine dai telai delle radio

Alessandro | 22:50

Ho ricevuto questa domanda via email, la mia risposta segue con la speranza che qualcuno aggiunga qualche consiglio e le proprie esperienze nei commenti.

Gentile De Poi,
le volevo chiedere cosa usa per togliere la ruggine dalle radio.
L’ ultima che ho acquistato è tutta arrugginita e non vorrei fare guai.

Salve Antonio,
nelle radio che mi è capitato di aggiustare, talvolta per ripulire lo chassis molto sporco o arrugginito ho trovato utile il lavaggio con acqua e detersivo (o altri prodotti sgrassanti). Naturalmente bisogna stare molto attenti (e se c’è il dubbio che si possano fare danni, meglio usare un altro sistema) a rimuovere tutte quelle parti che possono essere danneggiate dal lavaggio, come la scala, le valvole, le parti in legno. Insomma meglio togliere tutto ciò che può essere tolto e pulito a parte. Poi ho proceduto a lavare con la doccia lo chassis, anche con l’aiuto di un pennello e di uno spazzolino, evitando di far andare l’acqua alle parti sottostanti e agli avvolgimenti del trasformatore. Quando lo chassis è pulito lo asciugo sommariamente con uno straccio, quindi una giornata al sole se in estate, o sul termosifone d’inverno, è sufficiente a eliminare l’umidità. Ho sentito qualcuno (mi pare in qualche forum americano) che dopo il lavaggio li mette in forno per qualche ora sui 50 gradi mi pare, ma non saprei dire di più (io ho pazienza e li lascio asciugare da soli).
Se il lavaggio non è fattibile allora pulisco lo chassis strofinandolo zona per zona con uno straccio inbevuto d’acqua finché non viene pulito, basta armarsi di pazienza. Se lo sporco è grasso e non solubile in acqua usare benzina rettificata (di quella che si usa per smacchiare e si vende tra i detersivi).
Per la ruggine ho letto di uno che usa l’acido fluoridrico diluito, ma anche in questo caso non ho esperienza personale. Se la ruggine è superficiale o localizzata in alcune aree, di solito lascio tutto come sta, al limite dò una carteggiatina e un po’ di Metalcrom solo nei punti rovinati, in un solo caso mi è capitato uno chassis con uno strato di ruggine tale da richiedere un intervento di riverniciatura: armato di pazienza ho carteggiato tutte le parti arrugginite e ho pitturato tutto il telaio con smalto color zinco metallizzato. L’ideale sarebbe ripristinare la zincatura, ma un’operazione simile richiede uno smontaggio totale dell’apparecchio. In America (probabilmente anche da noi) vendono dei prodotti per fare in casa delle piccole vere zincature, cromature e altre metallizzazioni elettrochimiche per cui si puo’ riparare solo i punti rovinati senza smontare tutto il telaio, il sito su cui le vendono è il solito www.tubesandmore.com, sotto radio repair, voce electroplating: il risultato finale è molto buono.
Spero di esser stato d’aiuto…

Sezione cerco/offro

Alessandro | 5 settembre 2006 21:44

Ho aggiunto, in alto a destra, una sezione Compro/Vendo, relativa a componenti o parti di radio che cerco, e ad alcuni apparecchi che offro per la vendita per riduzione della collezione o in quanto doppioni. Darci un’occhiata non costa nulla :-)

Sono state inoltre aggiunte alcune foto di altri apparecchi.

Nuove foto radio a valvole

Alessandro | 8 giugno 2006 22:19

Ho aggiunto alla galleria fotografica numerose radio della collezione. Data la crescita numerica dei modelli presenti, vi è una divisione per nazionalità (per ora, in particolare Italia, USA e Germania). Esempi (Philco 70):

Philco 70

Museo Territoriale della Bassa Friulana (CID) – Torviscosa

Giovanni | 7 maggio 2006 14:50

Anche questa domenica siamo andati alla scoperta di luoghi meno noti al grande pubblico, ma pur sempre di notevole interesse. E anche quest’oggi, il tempo è stato d’aiuto.

Abbiamo infatti visitato a Torviscosa il Museo Territoriale della Bassa Friulana, ospitato nel complesso architettonico del CID (Centro Informazione Documentazione) di quella che allora era la città della chimica. Vi si narrano, con l’ausilio delle più moderne tecnologie multimediali ma non dimenticando reperti e testimonianze d’epoca, la storia della nascita di Torviscosa (unica delle città, sorte nelle zone di bonifica, fondate per iniziativa privata durante il ventennio fascista), del fondatore Franco Marinotti e dei rapporti col fascismo, le attività di produzione (cellulosa e viscosa: dalla coltivazione della canna si otteneva questo tessuto, ritenuto importante per le politiche autarchiche) e la grande industria che ha a lungo operato nel complesso industriale di Torviscosa: la SNIA Viscosa.

Ci è stato concesso di visitare anche il complesso industriale, in rigoroso stile razionalista tipico di quegli anni. Non vi sono più attività della Snia Viscosa, coinvolta nel declino della grande chimica italiana. La Snia invece vi è ancora presente; operano ancora la Caffaro, la Spin Srl (Gruppo Bracco, produttrice di mezzi di contrasto per la radiologia), la Sapio e la Edison. Quest’ultima sta ultimando la messa a punto di una grande centrale termoelettrica (turbogas, 800MW) a sostituire la esistente centrale termoelettrica (nafta-carbone-idrogeno, 40MW) che abbiamo potuto visitare, in funzionamento (con impianti di produzione italiana risalenti ai primi anni ‘60: Tecnomasio Italiano Brown Boveri, Franco Tosi, Ansaldo).

Con la fine delle produzione della viscosa, la cui industrializzazione si è resa non più economicamente conveniente (per i costi della materia prima e per il suo trasporto, che ha reso necessaria la produzione vicino alle foreste; per la diffusione di tessuti alternativi come il nylon; per i problemi di inquinamento che comportava; ecc.), molte zone del complesso industriale sono state dismesse e rimangono inutilizzate. Benché non alla grandiosità del passato che lo stabilimento lascia immaginare, permangono ancora altre produzioni chimiche ed energetiche.

È stato un interessante e istruttivo percorso delle radici di Torviscosa, una città nata in funzione della fabbrica.

FIAR history

Alessandro | 18 marzo 2006 21:49

ALESSANDRO,BEFORE YOU WERE BORN I WAS DIRECTOR OF MARKETING FOR FIAR COMMERCIAL WHICH MANUFACTURED CGE, TELEFUNKEN AND SINGER RADIOS AT VIA G B GRASSI 98, MILANO. DO YOU HAVE ANY INFO AS TO THE LATER HISTORY OF THIS FACTORY AND THE COMMERCIAL FORTUNES OF THE CGE AND TELEFUNKEN BRANDS ON ITALY. ANY SOURCES YOU COULD DIRECT ME TO WOULD BE APPRECIATED. MANY THANKS!
R S THOMAS, WOOSTER, OHIO USA

Dear Thomas,
I have little information about this factory.
According to labor union’s archive of that time, FIAR (Fabbrica Italiana Apparecchi Radio) was established in 1941 when CGE (Compagnia Generale di Elettricità – Milano) bought FAR (Fabbrica Apparecchi Radio).

FIAR has been manufacturing mainly radios during the 40s, whereas it started diversifying productions in the 50s: military industry, TV repeaters for Italian public broadcasting service, electro-optics, space and aviation.

FIAR was taken over by CGE in 1967, and became CGE’s Electronics Department, with factories in Milan and Baranzate.

During the 70s, FIAR suffered a company shake-up, it has been floated again as stock company controlled by CGE; 400 workers were laid off temporarily.

In 1980 the investment trust company Setemer (Società elettrotelefonica meridionale, Ericsson group) bought FIAR. Soon after, the upswing of productions, investments and employment. The company was splitted in 3 departments: defence, space and automation, logistics. It soon became the Italian leading manufacturer of radar and IRST (Infrared Search and Track).
In 2003 FIAR S.p.A. was bought by Galileo Avionica (Finmeccanica Group), and the brand FIAR seems to be no longer used.

Migrazione al file system Reiser4 nella mia Slackware Linux

Giovanni | 20 gennaio 2005 22:42

In seguito all’acquisto di un nuovo disco fisso, ho deciso di cambiare file system della mia Slackware Linux 10.0 al nuovissimo Reiser 4 FS!
Dato che per ora il kernel Linux ufficiale non prevede questo performante (finalmente ci si avvicina, a quanto dicono alcuni confronti, al JFS di IBM) file system, andiamo con ordine per vedere come si puo` fare.
PREMESSA
Ho sostituito il vecchio disco IBM da 3 miseri GB (ha fatto epoca) con un Maxtor 6Y120P0, ATA 120GB, 8MB Cache, ovvero uno abbastanza capiente supportato dalla mia vetusta scheda madre (Asus P5A) con i dovuti aggiornamenti al BIOS. Ho mantenuto invece il Quantum Fireball EX10.2A, contenente i sistemi operativi (Slackware Linux 10.0 e Windows XP Professional SP2).In linux il vecchio disco IBM era su hdb e utilizzato come “magazzino” musicale (mp3, video musicali); parimenti ho inizialmente impostato il nuovo da 120 gb come primary slave (e quindi hdb). Insomma:

Primary master (hda)

Secondary master (hdb)

Prima Quantum 10GB IBM 3GB
Dopo

Quantum 10 GB

Maxtor 120 GB
Obiettivo Maxtor120GB

Quantum10GB

Questo è quanto riporta fdisk sul Quantum riguardo la geometria delle partizioni:

Disk /dev/hda: 10.2 GB, 10262568960 bytes
255 heads, 63 sectors/track, 1247 cylinders
Units = cilindri of 16065 * 512 = 8225280 bytes

Dispositivo Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 2 422 3381682+ 7 HPFS/NTFS
/dev/hda2 423 1247 6626812+ 5 Esteso
/dev/hda5 * 423 741 2562336 83 Linux
/dev/hda6 * 742 754 104391 82 Linux swap
/dev/hda7 * 755 1247 3959991 b W95 FAT32

L’obiettivo è quello di avere il disco nuovo da 120 GB come primary master (hda, C:) e quello vecchio come slave (hdb, D:). Quindi devo fare la copia del disco vecchio sul disco nuovo, per poi fare lo scambio.

COPIA DATI
Non volendo assolutamente reinstallare nulla, vedo se è applicabile l’utilizzo di Symantec Norton Ghost per fare una copia del disco mantenendo proporzionalmente le dimensioni delle partizioni, come usano i sistemisti universitari (come il sottoscritto) per il ripristino dei sistemi su hardware simili.
Symantec Norton Ghost però non supporta ReiserFS 3: eventuali tentativi di copia vengono bloccati.
Mi ricordavo di un prodotto simile della Powerquest: Drive Image. Chissa` se supporta ReiserFS? Toh: Symantec ha comprato Powerquest (tristezza, Powerquest mi stava simpatica da quando faceva il Partition Magic per OS/2) e la tecnologia di Drive Image e` stata utilizzata da Symantec per Norton Ghost 9.
Vabbe`, ci saranno prodotti simili che facciano cio`!
Partimage è la soluzione gratuita e open source: supporta ovviamente ReiserFS, ma il supporto NTFS e` ancora sperimentale.
Spulciando su groups.google.com, leggo che Acronis True Image v8.0 vanta un qualche supporto per ReiserFS 3! E ha persino la versione Linux! Mi decido a provarlo: la prima volta il programma si pianta; la seconda volta funziona, ma non mi permette di accrescere le dimensioni della partizione ReiserFS nel nuovo disco (insomma, fa una mera copia, senza un ridimensionamento proporzionale come volevo io). Seccante: le partizioni NTFS cosi` create monopolizzavano il disco nuovo, e la partizione Linux e quella Linux Swap avevano mestamente mantenuto le dimensioni originarie del vecchio disco (neanche 3 miseri GB).
OK, f****lo questi programmi, faccio da me.
Con qtparted, un clone gratuito di Partition Magic per Linux (ho dovuto installare con lui anche parted, linux-ntfs per ridimensionare le partizioni NTFS , e progreiserfs per quelle ReiserFS), ho ridimensionato le relative partizioni in maniera desiderata, dando a Cesare (cioe` Slackware!) quel che è di Cesare.
Ho mantenuto la medesima geometria delle partizioni, per non avere noie con linux (non ci sono scocciature particolari, se non qualche accortezza da prevedere: fstab, lilo.conf e altre cosette): insomma la partizione root, quella con il sistema operativo, era la quinta (hda5 sul disco piccolo, hdb5 sul disco grande). In tal modo sarebbe bastato ricaricare lilo col mio lilo.conf tramite un disco/cd linux avviabile una volta fatto lo scambio di disco.

Da ReiserFS a Reiser4
Già da tempo però mi girava il tarlo di migrare a Reiser 4 FS, che prometteva prestazioni migliori rispetto al vecchio ReiserFS 3, a ext2 e a ext3. Inoltre non si può, finora, convertire ReiserFS 3 in Reiser4: quindi col nuovo disco non rischio perdite di dati in caso di danni!.
Leggo cosa dice il sito degli sviluppatori di Reiser4 riguardo all’installazione: http://www.namesys.com/install_v4.html
Scarico il kernel più recente (Reiser4 funziona solo con 2.6.x); al momento Reiser4 non fa parte del kernel Linux ufficiale in quanto non ancora maturo. Occorrono – per ora – delle patch al kernel: io ho usato quelle presenti sul sito kernel.org, chiamate -mm.
Decompresso il kernel ufficiale, applicato la patch, aggiunto nella configurazione del kernel il supporto sperimentale al Reiser4 nella categoria File system (inserito come parte del kernel e non come modulo per mia comodità – non ho voglia di usare mkinitrd), compilato il tutto (ah, ho letto che andrebbe disabilitata l’opzione “Use 4Kb for kernel stacks instead of 8Kb” (4KSTACKS): io non l’avevo abilitata in precedenza, quindi non l’ho toccata e non ho approfondito l’argomento), caricato il nuovo kernel, lanciato lilo e riavviato: il kernel sul mio vecchio linux ora prevede Reiser4. Ma non basta.
Scarico quindi i piu` recenti reiser4progs (che richiede la libreria libaal), entrambi prelevabili da qui: reiser4progs permette di creare ed effettuare varie operazioni su partizioni Reiser4. Dato che sono stufo di perdere tempo, questa volta prendo i pacchetti precompilati per Slackware di www.linuxpackages.net .
In tal modo ho potuto creare (al posto della ReiserFS vecchia) una partizione vuota (hdb5) con Reiser4 sul nuovo disco:

mkfs.reiser4 /dev/hdb5

Dopo aver montato la partizione
mkdir /mnt/reiser4 ; mount /dev/hdb5 /mnt/reiser4 -t reiser4
ho preparato la nuova partizione creando in /mnt/reiser4 le directory dev , sys , proc.
Ho copiato quindi la partizione corrente di Linux del vecchio disco, col kernel che supporti Reiser4, sulla nuova partizione: basta una mera copia di tutte le directory che preservi gli attributi e che non copi i mount point. :-) Si puo` usare anche mc (midnight commander) all’uopo. Non serve copiare dev sys e proc: il sistema li ricrea all’avvio. Modifico il file fstab: la partizione / dovra` usare il file system nuovo, e quindi occorre specificare reiser4 anziché reiserfs:

/dev/hda5 / reiser4 defaults 1 1

Prima di procedere al cambio di disco, devo preparare un disco di avvio per lanciare lilo sul nuovo hard disk. Non avendo voglia di creare un disco avviabile di linux col supporto reiser4, mi copio il lilo.conf e la directory /boot in una partizione montabile anche da disco. Faccio in modo che la directory boot copiata su quest’ultima partizione (es: /mnt/prova) sia la /boot dopo aver caricato il dischettino avviabile (tramite mount –bind /mnt/prova/boot /boot), e carico lilo facendogli usare il lilo.conf del vecchio linux. Reboot, et voilà. Sono in Reiser4! Ricreo i mount point (me ne ero scordato), e comincio ad usare il nuovo file system.
Ecco l’output di fdisk sul nuovo disco:

Disk /dev/hda: 122.9 GB, 122942324736 bytes
16 heads, 63 sectors/track, 238216 cylinders
Units = cilindri of 1008 * 512 = 516096 bytes

Dispositivo Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 1 107292 54066757+ 7 HPFS/NTFS
/dev/hda3 107292 238202 65978955 f Esteso
/dev/hda5 107292 168245 30720584+ 83 Linux
/dev/hda6 168246 170325 1048288+ 82 Linux swap
/dev/hda7 170326 238201 34209472+ b W95 FAT32

Si possono notare che le partizioni Linux hanno lo spazio desiderato: 30GB la partizione root, 1GB quella di swap.

Il comando mount riporta invece:

/dev/hda5 on / type reiser4 (rw)
proc on /proc type proc (rw)
sysfs on /sys type sysfs (rw)
/dev/hda2 on /mnt/c type ntfs (ro,umask=0,nls=iso8859-15)
devpts on /dev/pts type devpts (rw,gid=5,mode=620)
usbfs on /proc/bus/usb type usbfs (rw)
/dev/hda7 on /mnt/e type vfat (rw,noexec,nosuid,nodev,iocharset=iso8859-15,codepage=850,quiet)

ALTERNATIVA: COPIA DA PARTIZIONE A PARTIZIONE NELLO STESSO DISCO
Senza fare questa complessa copia da disco in disco, si può fare la copia da partizione in partizione:
si aggiunge il supporto reiser4 nel kernel, si crea la partizione reiser4, si copiano i dati come sopra, si modifica il etc/fstab della partizione reiser4, si aggiunge a lilo la nuova partizione da caricare in reiser4, si riesegue lilo, si carica il kernel della nuova partizione.