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Riparazione Autoradio Philco C-5109 (Mopar 815)

 | 25 gennaio 2015 21:19
Autoradio Philco C-5109 (Mopar 815)

L’ultimo lavoro che ho avuto il piacere di svolgere riguarda un interessante nonché insolito apparecchio autoradio americano Philco – MOPAR (Mopar era – ed è tutt’oggi – la divisione ricambi del gruppo automobilistico Chrysler).

Il modello è il Philco C-5109 (Mopar 815), montato sulle autovetture Chrysler Windsor, Saratoga, New Yorker del biennio 1951-52.

Chrysler New Yorker 1951 - Wikimedia Commons Chrysler New Yorker 1951 dashboard with radio - Wikimedia Commons

Si tratta infatti di un apparecchio dei primissimi anni ’50, alimentato a 6 volt, dotato di 8 valvole e atto alla ricezione delle Onde Medie. Oltre alla sintonia manuale, è dotata di 5 stazioni presintonizzate, selezionabili attraverso la bella pulsantiera cromata. L’amplificatore audio comprende uno stadio finale in push-pull di 2 x 6AQ5, pilotate da un triodo invertitore di fase 6C4, in questo caso le griglie dei tubi finali sono collegate rispettivamente l’una al catodo e l’altra all’anodo del triodo.

Lo stadio alimentatore ad alta tensione dell’anodica, come in tutte le autoradio del periodo è munito di un survoltore costituito da un inverter elettromeccanico detto “vibratore” (il cui principio è simile ad un buzzer o cicalino) e il cui compito è di interrompere e invertire di fase la tensione continua della batteria, trasformandola in una tensione ad onda quadra. Questa viene inviata ad un trasformatore elevatore, il quale alza la tensione fino al valore necessario. Una valvola raddrizzatrice trasforma in continua la tensione in uscita dal trasformatore, per renderla adatta per alimentare le valvole. Grazie alla forma d’onda (quadra) la capacità di filtro non deve essere particolarmente grande, e infatti i condensatori elettrolitici sono alquanto piccoli.

Il circuito è suddiviso su 2 chassis, il primo, contenente la parte radio, il quadrante di sintonia e i comandi è predisposto per essere in vista sul cruscotto, il secondo, contenente la parte alimentazione, amplificazione audio e altoparlante, era pensato per essere nascosto sotto il cruscotto.

La differente collocazione è evidente anche nello stato di conservazione dei due pezzi, quasi perfetto il primo, con segni di corrosione e molto sporco il secondo.

Il gentile proprietario me la ha spedita in quanto dopo diverse ore di funzionamento ha cessato improvvisamente di funzionare. Dato che, in base alla descrizione, si trattava di un apparecchio conservato (ossia mai restaurato), lo avvisai che, a dispetto del fatto che prima del guasto fosse funzionante, avrei probabilmente avuto parecchio lavoro da fare. Gli apparecchi di quegli anni, e quelli americani in particolare modo, risentono particolarmente del noto problema dei condensatori a carta che, essendo igroscopici, con gli anni perdono isolamento causando vari tipi di guasti e anomalie, come corti circuiti, surriscaldamento delle valvole, polarizzazioni errate etc. Inoltre questo apparecchio fa ampio uso di resistenze a impasto di carbone, soggette queste ad andare fuori tolleranza con gli anni.

 

 
All’arrivo del pacco, l’impressione fu confermata: come si può evincere dalle foto, oltre all’ossido erano presenti in abbondanza insetti morti, escrementi di topo etc.); prima di procedere con la riparazione decidetti di dargli prima una pulita e una lavata dove possibile.

Dopo aver atteso l’asciugatura ho provato ad alimentarla: io uso abitualmente un alimentatore duale da banco, in grado di erogare 3 ampere: la radio me lo mandava in protezione di corrente per eccessivo assorbimento. Non sapendo se la cosa fosse normale o meno, e comunque per avere qualcosa in grado di erogare più corrente ho deciso di agire diversamente.

Gli alimentatori da PC sono in grado di erogare centinaia di watt, quindi decine di ampere a 5 / 12 volt. Ne avevo già adattato uno per alimentare una precedente autoradio a 12 volt, seguendo le indicazioni che si possono trovare in rete (segnale di accensione sul filo verde, carico fittizio, etc.), ma in tal caso la 12 volt è già presente nelle uscite standard. La tensione a 6 volt invece no, ho pensato quindi di ricavarla da quella a 5 volt. L’idea è quella di “alzare” la tensione a 5 volt del tanto necessario, per fare ciò è necessario “ingannare” il circuito retroazionato che misura la tensione di uscita, modificandone il partitore di tensione. Dato che buona parte di questi alimentatori utilizza uno o due tipi di circuiti integrati che controllano l’intero dispositivo, è sufficiente fare riferimento al datasheet di questo componente e cercare la rete di “sensing” della tensione di uscita. Una volta trovata la resistenza cercata, ho aggiunto in serie un potenziometro di valore opportuno, in modo da poter aumentare il valore di resistenza e regolare entro un certo limite la tensione di uscita.

Una volta ottenuto l’alimentatore da 6 volt – 30 ampere, ho alimentato la radio, verificando che l’assorbimento era di oltre 8 ampere, quindi assolutamente anomalo. Togliendo il vibratore, l’assorbimento rientrava ad un valore normale di 2-3 ampere, indice che il guasto si trovava sul circuito facente capo ad esso. In effetti, il problema era dovuto ad un corto su un condensatore a carta posto ai capi del secondario del trasformatore elevatore di tensione (quello posto tra il vibratore e la raddrizzatrice). Tale componente ha presumibilmente la funzione di ridurre il rumore di commutazione, per evitare che vada a disturbare le frequenze di ricezione: essendo posto ai capi del secondario, si trova sottoposto alla massima tensione alternata ad onda quadra ed è pertanto il componente più sollecitato.

Dopo averlo sostituito la radio ha ripreso a funzionare, ma i problemi non erano finiti. Il triodo 6C4, essendo collegato all’anodo della precedente valvola con un condensatore a carta, essendo quest’ultimo in perdita, faceva lavorare la 6C4 con 7 volt positivi sulla griglia (anziché gli 0 richiesti), inoltre anche in condensatori dalla 6c4 verso le due finali erano nelle stesse condizioni. Dopo averli sostituiti, assieme ad un paio di resistenze fuori tolleranza, all’accensione la radio suonava molto peggio, con fortissima distorsione e volume bassissimo. Una cosa decisamente anomala, dato che i circuiti dello stadio finale audio adesso erano a posto. Questo tipo di distorsione solitamente è imputabile alla 6C4 easurita: in effetti ricollegando il vecchio condensatore in perdita (quindi con +7 volt sulla griglia e di fatto ripristinando il guasto), la riproduzione tornava accettabile. Pensai che la valvola 6c4 si fosse “abituata” a funzionare in quelle condizioni ed essendo completamente esaurita avesse necessità di lavorare con tensione positiva; tuttavia provandola con il provavalvole risultava invece perfettamente efficiente! Un vero grattacapo…

Rilfettendo e consultando il datasheet della 6C4, l’anodo del triodo è collegato ai pin 1 e 5; nella nostra radio i collegamenti sono saldati solo al pin 1 dello zoccolo portavalvola. Provando a fare un ponticello tra pin 1 e 5 dello zoccolo, la radio ha iniziato a cantare più forte di prima: evidentemente il collegamento interno alla valvola tra pin 1 e pin 5 si doveva essere interrotto! A questo punto, reso definitivo il ponticello 1 – 5 nello zoccolo, il problema era risolto.

Aprendo lo chassis della parte RF-IF, ho potuto notare l’accuratezza della costruzione. Dopo alcuni minuti di funzionamento un altro condensatore, questa volta nel telaio RF-IF ha iniziato a fumare, segno che c’era ancora lavoro da fare. Decisi di sostituire tutti i condensatori che disaccoppiano una tensione elevata da un punto a tensione più bassa. Dopo questo trattamento la tensione anodica è salita di oltre 30 volt, segno che le dispersioni erano notevoli.

 

Purtroppo il potenziometro di tono si trova in serie ad un condensatore, collegato anch’esso ad un anodo di valvola, ovviamente anch’esso in perdita. Purtroppo questi condensatori amricani quando vanno in perdita lo fanno “fortemente”, quindi sul potenziometro arrivavano circa 70 volt, sufficienti a interromperlo. Dato che un minimo funzionava ancora, e vista la difficoltà di smontarlo, lo ho lasciato com’era, collegandogli in parallelo una resistenza pari al suo valore, per non spezzare il circuito on cui è inserito. Questa radio infatti ha un sistema di retroazione negativa in bassa frequenza per migliorare la resa audio e ridurre la distorsione.

La maggior parte delle resistenze erano fuori tolleranza, ma dato che la radio funzionava già in maniera egregia, non le ho cambiate.

Dopo aver pulito e lubrificato le parti meccaniche, ho provato ad allineare le medie frequenze a 455 kHz, scoprendo che erano ancora perfettamente in sintonia nonstante gli anni trascorsi e le vibrazioni subite in una automobile di quegli anni!

A lavoro ultimato, la ricezione è ottima, la radio è estremamente sensibile e la qualità e potenza audio sono eccezionali, a testimonianza di come all’epoca le cose fossero pensate per durare.

Radio Saba Meersburg Automatic 8

 | 3 gennaio 2014 23:41

Recentemente mio fratello, il quale pur non essendo un tecnico condivide con me l’interesse per l’elettronica e il vintage, mi aveva fatto richiesta di avere una radio a valvole funzionante da poter utilizzare normalmente in casa, e a tal fine cercava un apparecchio affidabile, ben suonante, e che soprattutto suscitasse l’attenzione degli eventuali ospiti per qualche caratteristica “particolare”.

Dopo una breve confronto, ci siamo orientati sugli apparecchi tedeschi degli anni 50, i quali mostrano tutte le caratteristiche richieste, erano dotati di banda FM, erano tecnologicamente i più avanzati sul mercato (ricordiamo che negli USA il mercato si era focalizzato sulla televisione, e la produzione americana di radio si era appiattita su ricevitori principalmente economici e standardizzati), e, in particolare i modelli di alta gamma, erano provvisti di circuiti audio raffinati, con veri controlli di tono, retroazione in bassa frequenza, altoparlanti di qualità, sistemi audio “tridimensionale”, sistemi di altoparlanti a più vie, spesso con tweeter elettrostatici, e per finire, verso la fine dei ’50 a seguire, la stereofonia.
Per contro il design mostrava poca fantasia, e i mobili erano tutti molto simili tra loro. Si imponeva quindi di trovare un prodotto che si distinguesse per qualche peculiarità.

Radio Saba Freiburg 7 Automatic

Radio Saba Freiburg 7 Automatic

Avendo già in collezione una Saba Freiburg Automatic 7, abbiamo pensato di scegliere un modello simile. Con una ricerca sui mercatini online abbiamo portato a casa una SABA Meersburg – Automatic 8 di proprietà di un collezionista della Renania-Palatinato, anch’egli socio di Radiomuseum, che con l’occasione ci ha cortesemente mostrato la propria collezione di TV, radio e auto d’epoca. Questa radio è dotata di un dispositivo tecnico che doveva sembrare fantascientifico per l’epoca, ovvero la ricerca automatica delle stazioni. Esattamente come avviene nei ricevitori odierni. Questi ultimi lavorano con un PLL, mentre qui è tutto analogico e a valvole! La radio ha ben 10 valvole più raddrizzatore al selenio: queste caratteristiche, unite alle buone proprietà acustiche dovute ai famosi altoparlanti “Greencone” con magnete in AlNiCo (alluminio, nichel, cobalto) fanno sì che questa radio sia abbastanza quotata rispetto ad altre radio tedesche del periodo.

Radio Saba Meersburg Automatic 8

Prima di descrivere il lavoro che ha riportato il nostro esemplare alla piena funzionalità, mi pare doveroso fare una breve carrellata delle caratteristiche tecniche: dal punto di vista puramente radiotecnico, si tratta di un ricevitore supereterodina atto alla ricezione delle onde lunghe, medie e corte (queste ultime non sono suddivise in sottobande) e alla modulazione di frequenza (88 – 100 MHz; purtroppo non arriva ai 108 in quanto presumibilmente all’epoca non era concesso l’utilizzo della parte alta della banda in Europa).

Ai due tipi di modulazione corrispondono due distinti indici sulla scala, i cui movimenti sono indipendenti. Dato che la manopola di sintonia è unica (e connessa al motore di sintonia automatica), un sistema di frizioni commuta i movimenti dei due indici quando si preme il tasto FM oppure uno dei tasti delle tre bande AM.
Sono presenti tre stadi di media frequenza per la modulazione di ampiezza e quattro per la modulazione di frequenza. Già a questo punto possiamo notare come la Saba si evidenziasse rispetto alle altre case: nei trasformatori a frequenza intermedia, oltre alla messa in accordo, è possibile registrare mediante apposite viti anche il mutuo accoppiamento delle bobine, regolando così la curva di selettività per permettere di ottenere la massima selettività dal ricevitore senza andare a compromettere la banda passante, che si tradurrebbe in un taglio delle frequenze audio più alte. Si tratta di una soluzione che è rarissimo trovare in apparecchi civili e che attesta la maniacalità con cui sono stati progettati questi dispositivi (e che purtroppo ne complica enormemente la messa a punto).

L’apparecchio è dotato di dipolo interno per la ricezione delle FM, che viene usato anche come antenna interna per onde corte. La costruzione è così accurata che è presente uno “stub” costituito da uno spezzone di piattina di antenna, posto nel punto in cui il dipolo, costituito da due fogli di alluminio incollati al mobile, si collega nella parte alta del mobile con la linea di trasmissione, costituita dalla piattina a 300 ohm. Questo al fine di adattare l’impedenza dell’antenna alla linea di trasmissione. (All’occhio inesperto potrebbe sembrare uno spezzone di piattina dimenticata lì, e, dato che in alcuni casi può trovarsi cortocircuitata, qualcuno sovente ha pensato bene di rimuoverla…)

Per le onde e medie e lunghe è presente un’antenna interna in ferrite orientabile, il cui movimento è azionato mediante una cordicella metallica dalla manopola coassiale al controllo di volume. Un complesso sistema di contatti permette di commutare un’altra bobina quando si utilizza un’antenna esterna, e di accendere una lampadina (posta dietro al logo della Casa) quando l’antenna orientabile è utilizzata.

La demodulazione del segnale è il classico demodulatore di inviluppo per le AM e il rivelatore a rapporto per la FM, in questo caso sono usati due diodi a stato solido. È presente il controllo automatico di frequenza, che però fa parte della sintonia automatica e ne parleremo in seguito.

La sezione audio frequenza consta di un pentodo pre e di una finale single ended EL84. Il controllo di volume è di tipo “fisiologico”, sono presenti due regolazioni dei toni, rispettivamente alti e bassi, nonché due “equalizzazioni” distinte denominate “parlato” e “musica” (Sprache e Musik), che sono selezionati da tasti sul frontale. Dato il notevole numero di contatti che vengono commutati, questi controlli sono comandati tramite relè, anziché direttamente dai tasti.

Per concludere, in uscita abbiamo 4 altoparlanti, di cui due per i toni medio bassi e due “tweeter”. Un commutatore permette di selezionare l’utilizzo degli altoparlanti interni, esterni, o entrambi, regolando l’impedenza di conseguenza.

Per il servizio radiotecnico, la Saba aveva previsto un connettore standard (un portavalvola miniatura a 7 pin) dove erano portati tutti i test point necessari per la riaparazione e l’allineamento, che risulta molto comodo data l’enorme complessità.

Aggiungo inoltre che un sistema di “muting” che agisce sul circuito del Controllo Automatico di Volume silenzia la radio ogni volta che si interviene su qualsiasi comando, per evitare fastidiosi rumori durante la pressione dei tasti o durante la ricerca automatica.

Per quanto riguarda il funzionamento della sintonia automatica, come detto esso agisce tramite un motore a induzione a corrente alternata a 220V. Uno dei due avvolgimenti è connesso alla rete a 220V tramite un grosso condensatore. Per capire come viene pilotato il secondo avvolgimento, che è quello che determina il verso di rotazione e quindi la sintonia automatica, possiamo dire che esso utilizza il segnale a media frequenza (IF): tale segnale è forte quando la stazione è sintonizzata, e tende a decrescere spostandosi fuori sintonia. (La curva con cui decresce tale segnale è data dalla curva di selettività della catena dei filtri, o trasformatori, di media frequenza.)

Il segnale IF viene dunque prelevato dove è più potente, ossia al primario dell’ultimo trasformatore di media frequenza, e viene modulato con il segnale di rete a 50Hz mediante una valvola. Successivamente, questo segnale IF, che ricordiamo, ha una frequenza di 460 kHz per le AM e di 10.7 MHz per le FM, viene rivelato. Quello che abbiamo in uscita è un segnale a 50 Hz la cui ampiezza e fase varia al variare della sintonia. Questo segnale viene amplificato da una valvola e inviato al secondo avvolgimento del motore. Quando la stazione è sintonizzata i segnali sui due avvolgimenti sono in fase e il motore sta fermo. Quando si cerca di desintonizzare, i due segnali sono sfasati e il motore gira, nella direzione che tende a ridurre lo sfasamento reciproco, ovvero quella che porta alla perfetta sintonia.

Come si può intuire, un minimo disallineamento o difetto nel circuito porta ad un non prefetto funzionamento del sistema: può succedere per esempio che la ricerca avvenga meglio in una direzione che nell’altra. Dato che i cicuiti sono tutti doppi (AM e FM sono distinti), mettere mani è laboriosissimo anche seguendo i manuali, senza è meglio neppure provarvi. Si raccomanda inoltre di risolvere prima i problemi al circuito (es: valvole esaurite e condensatori in perdita) e poi procedere eventualmente all’allineamento, e solo nel caso in cui il problema sia davvero evidente e importante. Un errore potrebbe essere fatale per l’apparecchio.

La ricerca della stazione avviene mediante una levetta presente sul frontale nella parte bassa. Spostando leggermente di lato la leva, entra in azione un relè che mantiene la leva spostata e contemporaneamente aziona il motore finché non viene trovata una nuova stazione. A quel punto la leva si rilascia e il motore si ferma. Spostando ulteriormente la leva il motore è in presa diretta e permette di spostare velocemente l’indice lungo la scala. È da notare che il motore è sempre in presa, quindi quando la sintonia automatica è accesa, la manopola vibra e “segue” continuamente la stazione per mantenere la sintonia. Il motore quindi diventa caldo e la cosa è normalissima. Se si preferisce si può escluderlo mediante apposito tasto, in tal caso la sintonia diventa manuale.

Venendo alla riparazione, la radio era già funzionante, ma il controllo di volume non funzionava. Dato che il controllo è di tipo fisiologico, trovare un ricambio era impossibile, così sono stato costretto a smontare il potenziometro e ripararlo. Era stato evidentemente forzato oltre il finecorsa ed era spaccato, con un po’ di colla epossidica bicomponente lo ho pazientemente ricomposto.

Il secondo problema era dovuto all’ossidazione dei contatti: dato che la radio ne ha diverse decine, i malfunzionamenti erano generalizzati, mi sono quindi armato di pazienza e, dopo aver pulito accuratamente il telaio con un straccio imbevuto di SOLA ACQUA, ho pulito tutti i contatti con uno straccetto imbevuto di prodotto apposito. Da notare: il telaio e la vernice bianca dietro la scala vengono via solo a guardarli: pulirli solo con acqua e senza strofinare troppo. Purtroppo anche il semplice spray per potenziometri rischia di asportare la vernice.

Successivamente ho proceduto alla sostituzione delle valvole esaurite e dei condensatori più critici (cioè quelli che disaccoppiano un ramo a bassa tensione e alta impedenza, da un ramo ad alta tensione), quelli chiaramente guasti e quelli del motore (nota per i riparatori: quello grosso in alluminio da 0.4 di solito è OK, mentre quello grosso a carta è in perdita), comunque cercando di lasciare gli originali in loco. (Secondo me se uno cambia tutti i componenti “a prescindere” farebbe meglio ad andare a comprarsi una radio nuova e cambiare hobby).

Anche la semplice pulizia e lubrificazione degli innumerevoli movimenti e meccanismi è un lavoro lungo e certosino.

Per finire, dato che la sintonia automatica funzionava meglio in una direzione rispetto che all’altra, e la manopola “ballava” al ritmo di musica, ho provato ad allineare il sistema di sintonia automatica seguendo le indicazioni del manuale di servizio. Esperienza che non auguro a nessuno, anche perché prima è necessario allineare tutto il resto.

Alla fine comunque il risultato è spettacolare e il funzionamento sorprendente anche a distanza di tanti anni e per persone ormai smaliziate nei confronti della tecnologia, ed ora la radio troneggia a casa del mio congiunto dove, mi si dice, è spesso oggetto di ammirazione.

Restauro RCA Superette R8 – 1931

 | 31 luglio 2009 21:55

Il restauro che mi accingo a descrivere riguarda una radio della mia collezione: ogni tanto capita di fare qualche  intervento per il puro piacere personale e per riportare in vita qualche cimelio, tra gli innumerevoli che giacciono sugli scaffali costretti ad una lunga attesa per mancanza di tempo. L’esemplare in questione è il modello Superette R8 dell’americana RCA Victor (Radio Corporation of America), azienda che non ha certo bisogno di presentazioni, in quanto autentica pietra miliare della storia della radio, titolare di fondamentali brevetti come la Supereterodina, la Modulazione di Frequenza, ecc.
Si tratta di un ricevitore soprammobile in legno, con andamento verticale (tombstone) e decorazioni in stile gotico a ricordare l’andamento delle chiese (da cui il soprannome “cattedrale” attribuito a questo tipo di modelli). Con la sua imponenza, la raffinatezza realizzativa e le caratteristiche tecniche, l’apparecchio può essere ascritto ai ricevitori di classe alta, ed in effetti ha tutte le caratteristiche di una radio a console (numero di valvole, sensibilità potenza, peso), inserite in un mobile da tavolo. Lo spot per il modello R7, da cui questo deriva, recitava infatti : The smallest great radio.
Dal punto di vista tecnico la radio è una supereterodina a 8 valvole, con stadio amplificatore a radio frequenza, oscillatore separato realizzato tramite triodo, due stadi amplificatori a media frequenza (IF = 175 kHz), controllo automatico di volume (AVC, una delle prime ad avere questo dispositivo) realizzato tramite triodo, stadio finale in classe A realizzato tramite pentodo UX247 e accoppiato in ingresso e in uscita tramite trasformatori (che contribuiscono al notevole peso dell’apparecchio).
Interessante notare che questo modello utilizza lo stesso telaio del precedente modello R7 (commercializzato anche in Italia dalla CGE), il quale non era dotato di AVC ed aveva lo stadio finale in push-pull realizzato con due UX245: per mantenere lo stesso numero di valvole, è stata eliminata una delle due finali, montando al suo posto la valvola UX227 per l’AVC e realizzando il finale con una sola valvola pentodo.
I filamenti delle valvole sono a 2,5 volt, a differenza della UX280, che lavora a 5 volt. Il triodo AVC ha un avvolgimento separato a causa delle tensioni che verrebbero a crearsi tra catodo e filamento se quest’ultimo fosse in parallelo alle altre valvole.

Il restauro di questo esemplare è stato particolarmente semplice, in quanto è bastata la sostituzione dei condensatori elettrolitici (peraltro già sostituiti negli anni 30), operata facendo in modo di mantenere l’aspetto originale del telaio, per ridare voce a questo autentico gioiello del passato. Non si è neppure posto il problema dei soliti condensatori in perdita tra lo stadio preamplificatore e la valvola finale, in quanto in questo apparecchio il disaccoppiamento tra i due stadi è ottenuto tramite trasformatore. Durante le operazioni di riparazione e ripulitura ho notato che il trasformatore era stato già sostituito in passato, probabilmente negli anni 30, in quanto mentre l’originale era avvitato sul telaio con i lamierini in posizione orizzontale quello presente nel telaio è disposto in verticalmente, così che ostacola leggermente l’ingresso del telaio nel mobile: era infatti montato leggermente inclinato per non interferire con gli altri organi.
Ho anche sostituito il potenziometro del volume, non originale, con un “ricambio originale” proveniente da un apparecchio rottamato da un amico collezionista: avrei ritenuto superfluo tale intervento, se non fosse che tale strumento, prodotto dalla Hammalrund, ha all’interno un curioso meccanismo di demoltiplica ad ingranaggi.
L’unica licenza alla filosofia del mantenere il più possibile l’originalità dei “pezzi” è stata la rimozione in sicurezza di una striscia di amianto posto nel mobile in prossimità delle valvole finale e raddrizzatrice, per evitare qualsiasi rischio di contaminazione futura dal pericoloso materiale.

Restauro Magnadyne FM12

 | 8 marzo 2008 21:00

La radio in oggetto, una Magnadyne FM 12 prodotta nell’anno 1955, mi è stata portata in riparazione da un vecchio amico in quanto presentava il cordone di alimentazione tagliato. L’apparecchio si presentava in buone condizioni generali, senza tracce di ruggine sul telaio e solo qualche leggero segno del tempo sul mobile. Pertanto, dopo solo una spolverata e una ripulita, il tutto è tornato quasi come nuovo.

Dopo aver sostituito il cavo di alimentazione e controllato che non ci fossero segni evidenti di bruciature, ho provato ad accendere la radio tenendola sottoalimentata per circa mezz’ora, al termine della quale, dopo aver dato piena tensione, la radio ha cominciato a funzionare discretamente bene.
Dopo alcuni minuti di funzionamento, tuttavia, ha iniziato a manifestare una certa distorsione unita ad un surriscaldamento della valvola finale, sintomo della solita avarìa al condensatore di disaccoppiamento tra la preamplificatrice e la finale. Sostituito il condensatore, la radio ha cominciato a cantare come un usignolo.
Deciso a rimontare il telaio nel mobile, dopo un’ultima accensione di sicurezza, mi accorsi che la modulazione di frequenza non funzionava più. Controllando nelle vicinanze del gruppo FM, che in questo modello è posto a parte, al di sopra del condensatore variabile (relativo alle sole gamme a modulazione di ampiezza), notai che la cordicella entrante nel gruppo era lasca. Il gruppo FM di questa radio è del tipo a permeabilità variabile, ossia varia l’induttanza dei circuiti di antenna e di oscillatore, e la cordicella in questione agiva facendo scorrere il nucleo ferromagnetico delle relative bobine.
Aprendo quindi il gruppo, ho notato che la cordicella era spezzata dalla parte della molla che la teneva in tensione. La riparazione è consistita nella sostituzione della cordicella e nel suo corretto tensionamento al fine di far corrispondere la reale frequenza ricevuta con le indicazioni presenti sulla scala.

Restauri del mese: Zenith Transoceanic e Kennedy K445

 | 27 settembre 2007 21:33

Alcuni degli ultimi restauri di settembre:

  • Zenith Trans-Oceanic R-520/URR, un meno comune Transoceanic militare. Aveva numerosi componenti guasti, tra cui il ballast 50A1.
  • una Kennedy K445:

Nuove foto della collezione

 | 16 giugno 2007 15:02

Un po’ di nuovi apparecchi (funzionanti) della nostra collezione nella galleria fotografica. Qualche radio italiana:

  • Lambda 325B Tipo M (1932/33 circa)
  • Phonola 590 Serie Alcis (1933/34), con ancora la sua valigia di trasporto originale marchiata “PhonolaRadio”:
  • Phonola 731
  • CGE Supergioiello 195

Inoltre un paio di restauri di nostri apparecchi:

  • Philips 944A (dopo e prima il restauro):

  • Crosley Showbox 706 (AC, USA 1928), qui col suo altoparlante Crosley Dynacone Type F:

Restauro Phonola 563 Castiglioni

 | 30 marzo 2007 22:43

Ho finalmente concluso con la Phonola 563. Radio nota, non mi dilungo troppo su di essa (evoluzione del modello 547, design Castiglioni e Luigi Caccia Dominioni, uno dei più noti esempi di design industriale italiano).

Radio Phonola 563 "Castiglioni"

La radio in questione era stata alquanto manomessa sia meccanicamente che elettricamente. Esternamente era stata riverniciata, e la successiva sverniciatura ha lasciato qualche segno sulla bachelite. Non aveva più un tastino delle stazioni presintonizzate, né la scala parlante (un pezzo di cartone verniciato al suo posto), l’indice di sintonia, il coperchio di celluloide della scala parlante.

Internamente le condizioni erano peggiori. Ad esempio era mancante la staffa che sosteneva l’altoparlante e il trasformatore di alimentazione, il quale era soltanto appoggiato (e si muoveva quasi liberamente). L’altoparlante non era più il suo originale (ma un ricambio proveniente da un apparecchio americano), e peraltro era quasi senza cono. Anche questo era scollegato e soltanto appoggiato dentro il mobile: probabilmente l’originale si era guastato e un precedente riparatore si era procurato un ricambio scegliendone uno avente diametro simile e la stessa impedenza di campo, ma con ingombri leggermente diversi cosicché si vide costretto a togliere la staffa che sorreggeva il vecchio, lasciando così anche il trasformatore privo di sostegno. Ad ogni modo ho ricostruito un nuovo supporto in alluminio su cui fissare il trasformatore e, a riparazione ultimata, l’altoparlante. In sostituzione dell’altoparlante non originale in pessime condizioni, ho trovato uno dello stesso diametro proveniente da un’altra radio che ho provveduto a montare in sostituzione dell’altro (anche questo non è originale, come si vede nelle foto finali).

In secondo luogo, un altro riparatore, evidentemente spaventato dalla complessità del circuito, ha pensato di semplificare il tutto togliendo buona parte dei condensatori e delle resistenze che si trovavano in quel riquadro situato tra gli zoccoli delle quattro valvole octal. In base allo schema (ringrazio le persone di aireradio.org, leradiodisophie.it e radiomuseum.org per l’interessamento nel reperire le informazioni tecniche) ho ricostruito il circuito manomesso dal riparatore “creativo” con componenti nuovi e affidabili. Inoltre mancavano le due induttanze che sono in serie all’alimentazione di rete e che permettevano alla radio di funzionare senza antenna, usando un capo della rete elettrica come sorgente del segnale: probabilmente una volta durante la vita della radio uno dei condensatori dell’alimentazione è andato in corto facendo cadere tutta la tensione anodica sulle due bobine le quali sono così andate letteralmente in fumo.

È stato necessario cambiare la fune della scala parlante: ho creduto di impazzire, comunque dopo due ore e mezza di improperi ce l’ho fatta 🙂 Anche il commutatore d’onda era privo della sferetta che lo faceva scattare e non era allineato coi tasti, comunque è stato abbastanza facile sistemarlo.

Ricostruito il circuito manomesso ho provato ad accendere la radio e ovviamente nulla accadde. Dopo avere pulito l’interruttore d’accensione che era interrotto e ridato tensione all’apparecchio solo tre valvole si sono accese: provate col tester, due valvole avevano il filamento interrotto. Sostituite le valvole la radio ha cominciato a ronzare e, iniettato un segnale in bassa frequenza (audio), lo ha riprodotto forte e chiaro, segno che il lavoro fatto era corretto. Purtroppo però la parte radio era muta e così è cominciata una faticosa ricerca di guasti che sembrava una vera fatica di Sisifo: problema tipico di tutte le Phonola, i trasformatori di media frequenza erano completamente starati a causa dell’avarìa dei condensatori a mica. Avendo proceduto non senza fatica alla riparazione e alla taratura a 470 kHz delle medie frequenze (erano tutte e quattro difettose) tramite l’oscillatore modulato collegando dei condensatori in parallelo a quelli guasti, la radio seguitava a non funzionare, nonostante ora captasse qualche disturbo, segno che ormai ero a buon punto (o almeno così pensavo). Ho quindi provato col capacimetro tutti i condensatori a mica della parte a radio frequenza, trovandone uno guasto. Dopo averlo sostituito è accaduto che: in Onde Corte si captava bene ma a basso volume, in onde medie si ricevava a pieno volume ma con fischi di reazione tra le varie stazioni. Per le onde corte il problema si è rivelato essere la bobina d’antenna interrotta, probabilmente a causa di un cortocircuito tra l’antenna e la rete elettrica. Una volta riparata, l’apparecchio ha cominciato a funzionare bene in onde corte.

Non è stato altrettanto facile per le onde medie. Ho potuto verificare con la tabella delle tensioni che esse erano regolari, la causa dei fischi era uno dei condensatori a mica dell’oscillatore che avevo già sostituito ma, seguendo lo schema della 547, con uno di valore diverso. Appurato che le tensioni e tutto il resto erano a posto ho ricontrollato i lavori che avevo fatto trovando appunto il difetto, poi la ho tarata e ora andava perfettamente. Fino a quando non si è guastata una delle famigerate medie frequenze Phonola, che pure avevo già controllato e tarato a 470kHz: uno dei condensatori a mica ha deciso di cambiare capacità senza apparente motivo, mandando fuori frequenza di risonanza il circuito accordato.

Una volta verificata la ripristinata funzionalità dell’apparecchio, ho fissato l’altoparlante sulla ricostruita staffa di alluminio.

Per il tasto, la scala, il coperchietto della scala mancanti sono state effettuate delle riproduzioni fedeli. Se servisse, qui di seguito c’è la scansione della scala parlante riprodotta. L’indice è stato rifatto con un filo di rame rigido dipinto di nero.

Il risultato finale è questo (si può notare l’altoparlante non originale, eventualmente verrà coperto con stoffa nera, e l’indice di sintonia non proprio uguale a quello di un tempo):