Restauro Radio RCA Radiola 60

 | 1 agosto 2017 07:30

L’apparecchio proposto è senza dubbio una delle radio più ambite dai collezionisti di tutto il mondo: si tratta della famosa Radiola 60 prodotta nel 1928 dalla grande casa americana Radio Corporation of America (RCA), e commercializzata anch’essa in Italia dalla Compagnia Generale di Elettricità (CGE) di Milano come per le Superette R7 e R8.

Questo modello segnò una pietra miliare nell’evoluzione della radio, in quanto fu il primo ricevitore supereterodina alimentato direttamente dalla rete elettrica a corrente alternata.

Dal punto di vista circuitale la radio monta ben 9 valvole, di cui 7 triodi a riscaldamento indiretto (UX-227), un triodo finale a riscaldamento diretto (UX-271), un doppio diodo raddrizzatore (UX-280). La realizzazione del circuito è suddivisa in due chassis, uno relativo all’alimentazione e comprendente il trasformatore, i diodi, due grossi reattori di filtro e vari condensatori di livellamento; l’altro chassis costituisce il ricevitore vero e proprio, comprendendo la sezione a radiofrequenza, a media frequenza e ad audiofrequenza. Questa struttura, con l’alimentazione separata dal ricevitore, richiama i più antichi ricevitori, in cui l’alimentazione veniva affidata a batterie o ad alimentatori esterni.

Esteticamente e meccanicamente questo modello può apparire simile ai più vecchi Radiola 17 e 18, che furono tra i primissimi apparecchi alimentati a corrente alternata, ma la vera innovazione della Radiola 60 fu quella di utilizzare un principio di ricezione a supereterodina, brevettato appena dieci anni prima da Edwin Armstrong negli USA e da Lucien Lévy in Francia.

L’esemplare qui presentato è stato completamente restaurato nel mobile e nell’elettronica: esternamente, dopo il restauro (il mobile si era rotto e “aperto”), si presenta in eccellenti condizioni, con il legno tirato a lucido, i fregi in lega di alluminio senza tracce di ossido, e persino con i quattro piedi in cartapesta dorata incredibilmente integri.
Anche internamente si presenta molto bene, con i due chassis puliti e praticamente privi di ruggine, e lucidati a cera.
Elettricamente la riparazione è consistita solamente nella sostituzione del variabile deformato (abbiamo fortunosamente reperito un ricambio originale dagli Stati Uniti) e di alcuni condensatori dell’alimentazione, che risultavano fortemente in perdita, sovraccaricando la valvola raddrizzatrice e compromettendo la corretta polarizzazione delle valvole; tutti i componenti originali sono stati comunque lasciati al loro posto, ma scollegati, per non compromettere la completa originalità della radio.
Conserva ancora il cavo di alimentazione originale in tela e la relativa spina in bachelite.

Per l’ascolto, necessita di un altoparlante esterno ad alta impedenza e i normali collegamenti di antenna e terra. In questo caso, la radio è accompagnata dal relativo altoparlante floreale RCA 103 Speaker. Dopo il restauro, la radio risulta perfettamente funzionante su tutta la gamma delle onde medie, con qualità audio sorprendente se si considera che risale agli anni 20.

Restauro Autoradio Blaupunkt Bremen SQR46 per Lancia Thema

 | 16 luglio 2017 22:30

L’amico proprietario dell’autoradio Autovox installata su una Lancia Fulvia descritta in un precedente articolo mi ha recentemente contattato per la riparazione di una seconda autoradio, sempre per una berlina Lancia: una Blaupunkt Bremen SQR46, da montare sulla sua Lancia Thema del 1985 in quanto era il modello fornito (su richiesta) dalla casa madre.
L’apparecchio in questione funzionava bene sia per quanto riguarda la parte radio che il lettore di cassette, ma aveva il display in tilt, il pulsante della ricerca di sintonia sembra non avere la sottostante molletta che dovrebbe tenerlo sollevato e di conseguenza appare libero e basculante, non facendo neppure contatto quando premuto. Mi venne anche richiesta una messa a punto del comparto cassetta in quanto il pulsante di espulsione e quello del reverse erano bloccati.

Accettai di visionare l’apparecchio, con la premessa di non poter assicurare la riuscita della riparazione a causa della eventuale impossibilità di trovare ricambi: paradossalmente risulta molto più difficile reperire parti di apparecchi così recenti che per ricevitori molto più “anziani”, nonostante i primi siano stati spesso venduti in molti più esemplari.

Alla prima ispezione e smontaggio, risultò evidente che proprio il display LCD fosse danneggiato: a seconda dei tasti che si premono i segmenti (anche se apparentemente in modo casuale) si muovono e questo significa che il microcontrollore fornisce i comandi al display. Dato che era estremamente improbabile che il micro si danneggi parzialmente al punto di dare comandi errati, non rimangono che il modulo di decodifica (improbabile, dato che si trattava di un modulo ibrido in ceramica di costruzione molto robusta) e il display medesimo (molto incline a danneggiarsi con il tempo, come scoprii cercando “LCD leakage” relativamente a queste autoradio); ad ulteriore indizio di ciò i cristalli liquidi appaiono danneggiati di lato e sul bordo.

Per quel che riguarda i tasti della sintonia che si muovevano a vuoto, si trattava di componenti che si sono danneggiati col tempo, ma sarebbe stato possibile con ogni probabilità sostituirli con due nuovi.

L’unica possibilità di recupero era di trovare un ricambio di display oppure un’altra radio da cannibalizzare. Notai, cercando con il termine tedesco Flüssigkristall, che vi erano in vendita dalla Germania su ebay e persino su Amazon dei ricambi di display per Blaupunkt anni ’80. La verifica del codice ricambio presente sul modello in riparazione o da quelli negli schemi (codice ricambio 8 638 852 069), però, fece svanire le speranze: nessun ricambio in vendita era compatibile, e nonostante le numerose email scambiate con diversi ricambisti Blaupunkt o altri riparatori di autoradio tedesche, nessuno disponeva del ricambio adatto. Un’unica eccezione, un riparatore tedesco disponeva del ricambio proveniente da un modello guasto, ma non era disposto a venderlo singolarmente: esigeva la spedizione della radio verso la Germania per la completa riparazione.

Blaupunkt Bremen SQR46 LCD DisplayMi resi quindi alla ricerca di modelli simili guasti o in condizioni non buone, da cui reperire il ricambio. Sfortunatamente la ricerca era resa particolarmente difficile dal fatto che tale radio era montata anche su autovetture sportive (come la Porsche 911 del 1986-89 o alcune Ferrari) o di classe superiore (oltre alla nostra Lancia, era installata anche su Mercedes, ecc.), e pertanto la concorrenza era particolarmente agguerrita. Impensabile pertanto di riuscire a vincere un’asta ebay a prezzo contenuto, decidemmo di scrivere alcuni annunci nei mercatini online oltralpe, allargando la ricerca alle compatibili Toronto SQR46 e Bremen SQR45, e dopo qualche tempo fummo contattati da un paio persone in possesso di un’autoradio simile guasta. In uno dei due casi non avevamo avuto la certezza che il display fosse funzionante, mentre la seconda faceva proprio al caso nostro: il display si accendeva ma mostrava solo 4 linee (a sinistra la foto ricevuta dal venditore), inoltre l’autoradio era smontata e con qualche tasto mancante (foto a lato). Il venditore desiderava installarlo su una BMW Serie 3 E21 degli anni ’80, ma dovette rinunciare in quanto non riusciva a farla funzionare.

Alla ricezione del pacco speditomi dalla Germania, notai che probabilmente l’autoradio era solo bloccata in quanto richiedeva il codice di sicurezza, ma essendo in condizioni dblaupunkt bremen sqr46 LCD Display replacedecisamente peggiori di quella del mio amico, ritenni preferibile effettuare lo scambio del display LCD e lasciare al mio amico l’altra come fonte di ricambi per il futuro. Nonostante il modello speditomi fosse lo stesso (benché fosse marchiato Honda SQR46 su una targhetta, presentava la dizione Bremen SQR46 sia sul frontalino e che su un’altra etichetta cartacea), il codice ricambio del display era differente, ma in ogni caso risultò perfettamente funzionante, come visibile in questa foto a destra, successiva al “trapianto”.

Passai quindi ai tasti della sintonia che si muovevano a vuoto, per i quali bastò una semplice sostituzione con due di tipo più moderno.

I problemi ai tasti del mangianastri, come temevo, erano uguali a quelli della sintonia. Nelle foto allegate, dove si può vedere le fasi dello smontaggio del tastierino, con i dettagli dei due tasti di “eject” e di reverse. Purtroppo non si trattava di due tasti normali come quelli della sintonia, in quanto questi integrano i LED, e inoltre, per la solita complicazione teutonica, avevano sia due mollette, sia un gommino di materiale conduttivo, in modo che la pressione del tasto aveva due “livelli” di pressione, la prima esercitata dalle molle, e la seconda dal gommino conduttivo il quale, essendo coassiale, faceva uno scatto quando andava a chiudere il contatto. Il tutto per una “migliore sensazione tattile”, o almeno credo… Ovviamente con gli anni la gomma si è seccata il gommino si è rotto, come visibile nelle foto.

La soluzione che ho trovata è quella di sostituire il gommino con una molla lenticolare presa da tasti uguali a quelli moderni che ho usato per la sintonia. Ovviamente ho dovuto trafficare per adattarli, incollarli nella sede, ecc. Insomma anche un problema stupido può far perdere un sacco di tempo…
Allego anche un video dove si vede il funzionamento della cassetta (la frequenza sul display scorre in quanto la radio stava effettuando operazione di ricerca delle stazioni, indipendentemente dalla cassetta).

Sistemata la pulsantiera, la radio poteva definirsi pronta per essere riassemblata e restituita al proprietario per l’installazione nella sua berlina torinese.

Si ringrazia il sito Viva Lancia per la gentile menzione.

Radio belga anni ’40

 | 1 luglio 2017 08:00

Radio a valvole anni ’40 di produzione belga

La radio proposta in quest’articolo è un imponente radio-ricevitore a 5 valvole prodotto nell’immediato dopoguerra.
Il mobile è rivestito di un bellissimo impiallaccio in legno di noce, il frontale è ornato da una sobria tela fonica di colore bianco il cui andamento è interrotto dalla bella cornice in legno rosso che racchiude la gradevole scala parlante dai toni sfumati.
L’andamento ricurvo della linea superiore e dei piedini, assieme al disegno delle manopole, conferisce un aspetto decò che ancora risente dell’estetica degli anni ’30.
Dal punto di vista tecnico l’apparecchio è un ricevitore supereterodina a 3 gamme d’onda (medie, lunghe, corte), dotato di 5 valvole metalliche di tipo militare americano. Il grosso altoparlante è di tipo magnetodinamico (a magnete permanente) e garantisce un’ottima acustica, curiosamente l’impedenza di filtro è un grosso induttore posto sotto il telaio. Oltre alle 5 valvole, altra particolarità di questa radio è l’utilizzo di alcuni condensatori di provenienza americana, fatto che induce a pensare sia stato assemblato subito dopo la seconda guerra mondiale con materiale di surplus militare.
Il controllo di tono è la manopola presente sul retro del telaio. Le altre manopole sono: interruttore-volume, sintonia, cambio gamma (compreso l’ingresso fono, in tal modo la radio può essere utilizzata come amplificatore audio, interfacciando la sorgente audio con due jack a banana).

La marca è purtroppo sconosciuta, ma la provenienza è quasi certamente il Belgio, come testimoniato da una scritta presente sul retro della scala parlante. Tuttavia la radio si trovava da decenni in Italia, in quanto sono presenti tracce di antiche riparazioni eseguite con componenti italiani (ad esempio, potenziometri Lesa e condensatori Siemens Milano). Probabilmente è arrivata in Italia al seguito di emigranti nelle regioni minerarie belghe o industriali lussemburghesi: l’emigrazione di italiani verso tali aree era stata particolarmente significativa fino alla sciagura della miniera Bois du Cazier di Marcinelle nel 1956, che di fatto mise la parola fine all’emigrazione di lavoratori italiani verso le miniere di carbone del Belgio.

Dopo la riparazione, la radio è risultata perfettamente funzionante nelle tre gamme d’onda, ed è stata restaurata nel mobile che si presenta di grande effetto con una scala parlante in perfette condizioni.

Radio-fonovaligia Lesa Lesaphon Sumatra

 | 1 giugno 2017 08:33

Lesa Lesaphon Sumatra Fonoradio-universal

L’apparecchio qui presentato è una radio portatile con fonovaligia prodotta dalla Lesa verosimilmente a metà anni ’60. Si tratta di un apparecchio non molto diffuso e di design modernistico: sembra infatti un oggetto più moderno rispetto alla sua età reale che si può evincere dalle caratteristiche tecniche e costruttive. Monta, difatti, dei transistori al germanio AF116 e AF117 che si presentano di grandi dimensioni e dotati di quattro piedini (di cui uno collegato alla custodia metallica del transistor, con funzione di schermo), riceve le sole onde medie in quanto all’epoca era molto difficile costruire transistori che lavorassero ad alte frequenze quali appunto quelle usate in FM.
Esteticamente si presenta come una radio portatile, ma aprendo il coperchio si accede al giradischi a due velocità (33 e 45 giri). L’apparecchio è di piccole dimensioni rispetto ad una fonovaligia normale, misura infatti (L,A,P,): 30 x 23 x 11 cm. Il peso è di soli 2,5 kg.

Caratteristiche: la radio riceve solo onde medie, è dotata di controllo di sintonia e di volume. Il circuito monta 8 transistori al germanio. Il giradischi è a due velocità con trasmissione a cinghia. L’alimentazione è a corrente alternata (125, 160, 220 Volt) o a due batterie da 4,5 Volt.

Dopo una revisione, la radio funziona perfettamente con buona sensibilità e potenza. Il giradischi, dopo il cambio dell’elastico di trasmissione, è risultato subito funzionante, però un po’ giù di voce: è stata necessaria la sostituzione della puntina.

Riparazione Radio Minerva Aquilotto 414

 | 1 maggio 2017 08:00
Recentemente sono stato contattato per la riparazione di una Minerva mod. Aquilotto 414, supereterodina a 4 valvole (ECH3, EBF2, EL3, WE54) di dimensioni compatte, prodotta dalla casa milanese nel biennio 1941-42.
Radio Minerva Aquilotto 414Alla consegna della radio da parte del proprietario, la radio appariva sostanzialmente in buone condizioni, sia per quanto riguarda il mobile, la scala parlante (pur essendo uscita dal suo supporto) e il telaio. Il problema più preoccupante era dato dalle manopole: purtroppo quella di destra non era più quella originale, quella centrale era rotta e mancante di parti, quella di sinistra mancante del tutto.

Dopo un’iniziale pulizia, mi son messo alla ricerca delle tre manopole di ricambio, lacuna che più mi crucciava. Sono riuscito, dopo qualche tempo, a trovare dei ricambi adatti: due manopole laterali in bachelite, molto simili alle originali, e in più quella centrale, proveniente proprio da una Minerva della stessa epoca, che sarebbe stata identica all’originale se non fosse per il fatto che questa era destinata ad avere davanti una manopola coassiale, e pertanto era forata nel centro. Ho comunque provveduto a metterci una borchia per fare un lavoro a regola d’arte.

Per quanto riguarda la riparazione, c’era un condensatore in cortocircuito sull’alimentazione che deve aver fatto surriscaldare il trasformatore in passato, e messo a repentaglio anche la valvola raddrizzatrice. Lo ho sostituito, assieme agli altri due elettrolitici che equipaggiano l’alimentazione anodica di questa radio, e per fortuna il trasformatore non diede i minimi segni di riscaldamento. Inoltre collegando una buona antenna la radio ha iniziato a sintonizzare in maniera soddisfacente in onde medie anche senza alcun ritocco alle tarature. Terminata la revisione generale, la radio poteva dirsi finalmente pronta per essere restituita al proprietario.

 

Riparazione autoradio AMC 3235647 e 3238861

 | 1 aprile 2017 08:00

Tempo addietro sono stato contattato per la riparazione di due autoradio per veicoli AMC.
AMC, American Motors Corporation, era la casa automobilistica che possedeva il marchio Jeep tra gli anni Settanta e Ottanta, prima dell’acquisizione da parte di Chrysler.

Le due autoradio erano le classiche AM/FM Stereo, provviste però di ricetrasmettitore CB (in gergo, “baracchino”), ed erano specifiche per i modelli Jeep Grand Wagoneer, CJ-5/7/8, Scrambler e Pickup nella fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta.

In entrambi i casi, mi venne comunicato che le autoradio non ricevevano in FM (si sentiva soltanto il classico fruscio), mentre AM e CB apparentemente erano ok.

Le autoradio sono identificate dal codice ricambio (“part number” della casa automobilistica) AMC 3235647, ed erano prodotte in Giappone dalla Mitsubishi Electric Corp. Ho anche visto un’apparente identica AMC con codice ricambio 3231848, e una simile ma con radio solo AM più CB, AMC 3231847. Modelli successivi, come le radio AM/FM con codice 7700776578 e 8956001282, erano ancora prodotte in Giappone, mentre i più recenti (come gli apparecchi AM/FM con codice 8936001127 e 8956001843) provenivano da Singapore.
Per confronto, le autoradio AMC degli anni ’60 e almeno per buona parte degli anni ’70 venivano prodotti negli Stati Uniti dalla Motorola.

Il problema che mi rese inizialmente titubante ad accettare la riparazione fu il fatto che non riuscii a trovare documentazione su questi modelli o su modelli Mitsubishi apparentemente simili, e senza schemi elettrici può diventare molto complesso metterci mano.

Mi accertai, per fugare la possibilità che non si trattasse di un guasto meccanico, che con la rotazione della manopola l’indice della sintonia si spostasse correttamente.
Vi era inoltre la possibilità che, essendo la sezione CB un transceiver, si fosse danneggiata per essere stata fatta funzionare senza antenna o un carico fittizio.

Al ricevimento delle radio, verificai subito il corretto funzionamento in AM. I circuiti AM e FM sono separati, in quanto l’AM è realizzato a transistor come una banale radiolina tascabile, mentre il circuito FM impiega due integrati: il secondo (decoder FM stereo) sembra funzionare, mentre nutrii subito dubbi sul primo, un integrato Mitsubishi (amplificatore IF, demodulatore FM).

Come ricordato precedentemente, per questa tipologia di apparecchi, in mancanza di qualsiasi schema circuitale è purtroppo molto complicato ricercare i guasti: persino dell’integrato in questione si trova pochissima documentazione in rete: nessun datasheet e solo una descrizione dei pin. Evidentemente alla Mitsubishi ci tenevano alla riservatezza…

Ho verificato, provando ad iniettare un segnale, che il segnale IF (frequenza intermedia del ricevitore supereterodina) è presente in ingresso al chip e varia spostando la sintonia (quindi gli stadi di front-end e l’oscillatore funzionano, e la radio riceve il segnale FM), ma in uscita al chip stesso il segnale è completamente piatto.

Inoltre il chip stesso ha un riferimento interno di tensione usato dai circuiti interni, il quale dà in uscita appena 2 volt che, per la tecnologia dell’epoca, sono del tutto insufficienti a far funzionare gli amplificatori IF interni. Al 99% era lui il “colpevole”.

Ordinati i ricambi da un venditore del Regno Unito, con la sostituzione dell’integrato difettoso entrambe hanno ripreso subito a funzionare in FM. Come ordinaria manutenzione, ho lubrificato i potenziometri e verificato nuovamente il funzionamento in AM e del CB, e controllato la continuità dei cavi, compreso quello del microfono. Anche la stereofonia FM risultava OK, evidenziato anche dal led verde in basso a sinistra acceso: il decoder della stereofonia funziona solo se riceve il segnale a 19 KHz entro il segnale audio in bassa frequenza.
In questo breve video si può vedere il funzionamento della stessa.

Riguardo la verifica del funzionamento del CB, l’ultima parte del video mostra quello che succede quando si trasmette: quando si preme il pulsante sul microfono, si può vedere l’onda portante sull’oscilloscopio. L’ampiezza è pari a circa 20 volt su un carico di 50 ohm, il che vuol dire 8W di picco o 4Wrms – che è il limite legale per la trasmissione CB. Quando si parla nel microfono, è possibile vedere la modulazione di ampiezza sull’onda portante, consentendomi di capire che il trasmettitore funzionava correttamente. Ho proceduto quindi a verificare l’accuratezza delle frequenze con il mio analizzatore di spettro HP 5246L (nella foto sottostante, la frequenza del canale 40):

Frequency accuracy - HP 5246L

Frequency accuracy – HP 5246L

Per quanto riguardava il ricevitore CB, anch’esso risultava funzionante, ma vi erano falsi contatti sul commutatore dei canali, che ho pulito con uno spray disossidante.

Pochi giorni dopo solamente, fui contattato per la riparazione di un’altra autoradio AMC, codice ricambio 3238861, di epoca più o meno coeva, dotata di riproduttore di cassette ma sprovvista di CB. Anch’essa era prodotta in Giappone dalla Mitsubishi per auto Jeep.

Anche in questo caso la radio non funzionava in FM, e venivano segnalati malfunzionamenti meccanici al riproduttore di cassette. Inoltre il perno della regolazione del volume era deformato.

AMC 3238861 autoradioAnche in questo caso il guasto era imputabile allo stesso integrato, e dopo la sostituzione la radio è risultata nuovamente funzionante. Con il ripristino del perno del volume e del riproduttore di cassette, anche la riparazione questa autoradio poteva dirsi ultimata e pronta per la reinstallazione nell’iconica Jeep.

Restauro autoradio Autovox RA2011 per Lancia Fulvia

 | 1 marzo 2017 22:00

Sono stato recentemente contattato da un amico che mi ha chiesto aiuto per la riparazione di una autoradio che equipaggiava una Lancia Fulvia berlina, ricordo di suo padre e che si stava cimentando a restaurare.

Autoradio Autovox RA2011 per Lancia Fulvia

Nello specifico, l’apparecchio radio è un’Autovox RA 2011 di produzione 1967, modello alquanto interessante in quanto non solo completamente a stato solido – questo dettaglio non ha in sè un particolare valore aggiunto in quanto in quegli anni la tecnologia valvolare stava venendo completamente rimpiazzata dal transistor e dalla conseguente integrazione su silicio di circuiti completi – ma soprattutto dotata di ricerca automatica delle stazioni di tipo elettronico.

Pubblicità Autovox RA2011-RA2001La brochure pubblicitaria dell’epoca dichiara infatti che la radio è dotata di “sintonia totalmente elettronica”.
Per comprendere cosa si intenda con quest’ultima definizione, è bene ricordare un mio precedente post dove avevo già descritto una radio a sintonia automatica (una Saba Meersburg-Automatic 8 per la precisione): apparecchi che effettuavano la ricerca automatica esistevano già dalla fine degli anni ’30, ed in essi i circuiti di controllo erano ovviamente elettronici, ma l’attuazione era meccanica, nel senso che gli organi di sintonia erano azionati da un motorino elettrico, solitamente in asse con la manopola di sintonia. Ciò che permise di passare alla sintonia completamente elettronica fu l’invenzione del diodo Varicap, per la cui definizione, rimando alla corrispondente pagina di wikipedia, ma di cui possiamo qui ricordare che si tratta di un dispositivo che varia la propria capacità (e quindi la risonanza dei circuiti di sintonia), al variare della tensione applicata ai suoi capi. Questo permise appunto l’abbandono dei condensatori variabili, consentendo di realizzare circuiti più semplici, compatti ed economici: la regolazione avveniva regolando un potenziometro simile a quello del volume, nel caso della sintonia manuale, oppure un circuito automatico che altro non doveva fare se non regolare una tensione continua.

La brochure originale aggiunge inoltre che “il principio degli elaboratori elettronici è applicato alla vostra Pubblicità Autovox RA2011-RA2001autoradio PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO DA AUTOVOX. Tre microcircuiti logici integrati selezionano le stazioni e realizzano una sintonia automatica totalmente elettronica.”

Ebbene, quando lessi questa frase senza aver ancora aperto la radio ero dubitativo nel senso che da un lato ero propenso a “postdatare” l’anno di costruzione della radio, da un altro ero indotto a ritenere che si trattasse di una frase ad effetto di tipo “markettaro” e che la radio contenesse della circuitazione tradizionale, oppure che la radio avesse realmente dei circuiti integrati analogici (magari un paio di transistor racchiusi in un unico package) oppure infine che avesse realmente dei circuiti integrati logici, ma integrasse dei moduli di produzione estera, americana o giapponese… Insomma la situazione attuale del nostro Paese mi traeva in inganno su quanto invece fossimo “avanti” all’epoca!

Autoradio Autovox RA2011All’apertura della radio infatti, oltre alla miriade di componenti che affollano l’esiguo spazio all’interno (e, devo dire alla prima impressione scoraggiano ad intraprendere qualsiasi riparazione) sono ben evidenti tre circuiti integrati metallici con capsula circolare tipo “TO100”, due di essi con 10 pin e uno con 8, marchiati “SGS AUTOVOX 4, 5 e 6”. La prima cosa che si evince è che è tutta roba “made in Italy”!

La seconda, meno positiva, è che si tratta di circuiti “custom” prodotti dalla SGS (Società Generale Semiconduttori, che forniva i semiconduttori ai famosi computer della Olivetti) esclusivamente per la Autovox: persa ogni speranza di trovare i ricambi qualora ne trovi uno guasto, se non cannibalizzando un apparecchio simile…
La terza, ancora meno positiva è che a questo punto non ho gli schemi elettrici della radio e quindi non se ne conoscono le funzioni. Successivamente scoprirò che il funzionamento di questi integrati era un segreto industriale gelosamente custodito dalla Autovox, quindi anche il manuale di servizio (che ho ottenuto ahimè a riparazione ultimata) “sorvola” sull’argomento non fornendo alcun cenno nè sul contenuto nè sul principio di funzionamento della sintonia automatica.Autovox RA2011 - circuito stampato

Spinto da curiosità tecnica, durante la riparazione ho fatto diverse speculazioni sul funzionamento della sintonia e sul contenuto di questi misteriosi integrati custom (quando ad un certo punto sono riuscito a riportare la radio al pieno funzionamento, alcune si sono rivelate fondate) e una di esse era che si trattasse di circuiti di uso industriale (gate logici, operazionali etc.) rimarchiati per la Autovox. La SGS infatti produceva per i computer della Olivetti, e costruiva anche su licenza della Fairchild, che mi risulta sia stata tra le prime ad usare quel tipo di case metallico per i propri circuiti integrati.

Per esporvi le altre deduzioni che hanno affollato la mia mente durante i diversi giorni che questo apparecchio mi ha tenuto impegnato, devo prima descrivere brevemente il funzionamento della radio: la sintonia automatica si avvia premendo la manopola di destra (che per inciso, se tirata verso l’esterno, commuta la sintonia in modalità manuale). Quando si preme la suddetta manopola, la logica della radio (uno dei misteriosi integrati) fa partire una rampa di tensione che viene applicata ai varicap e che, salendo, sposta la sintonia dall’estremo basso delle frequenze verso l’estremo alto. Appena ci si avvicina ad una stazione, un rivelatore a rapporto fornisce la sequenza dei segnali di “trigger” per fermare la rampa e quindi la sintonia: ci si è sintonizzati sulla stazione. Una nuova pressione della manopola “sgancia” la sintonia e fa ripartire la rampa. Arrivati a fine scala (la massima tensione di rampa e quindi di varicap) la logica fa calare bruscamente la tensione al valore minimo e la scansione ricomincia da capo dall’estremo basso della scala.

Da queste righe comprendiamo due cose: il funzionamento è differente rispetto al tipo di sintonia presente nelle Saba automatiche, in quanto non è presente il controllo automatico di frequenza. Quando una stazione è sintonizzata non viene più “inseguita”, ed in effetti questo è voluto in quanto in auto sarebbe controproducente dato che in caso di dissolvenza temporanea di una stazione la radio inizierebbe a cercare da sé… La ricerca avviene solo in una direzione, dal basso verso l’alto. Questo è reso possibile dal fatto che l’indice di sintonia in realtà non è un indice ma un.. tamburo avvolto con una spirale rossa e nera che, ruotando, dà l’idea di un indice che si sposta, e che a muoverlo non è un motore ma un voltmetro che si muove al variare della tensione di varicap. Semplice e geniale.

Dal funzionamento della radio ad un completo reverse engineering del contenuto degli integrati ci vorrebbe tempo e pazienza, cose che ritengo di aver già dedicato in abbondanza a questa radio soprattutto a causa della assenza degli schemi, inoltre avendo riparato la radio non volevo rischiare di danneggiarla durante le prove… ciò premesso, posso dirmi moderatamente sicuro che gli integrati contengano almeno degli operazionali (uno dei quali dedicato alla generazione della rampa mediante carica di un condensatore a corrente costante) e soprattutto un circuito di “sample and hold”, avente la funzione sicuramente non banale per l’epoca di tenere in memoria la tensione raggiunta dalla rampa quando il rivelatore a rapporto ha triggerato una stazione (sicuramente parliamo di alta tecnologia per l’epoca in quanto prevede l’utilizzo di tecnologia a effetto di campo (FET)).
In questo link trovato in rete si vede un esempio di package a 8 piedini di circuito sample and hold, che rende plausibile l’ipotesi di aver identificato almeno uno degli integrati “misteriosi”.

Per quanto riguarda gli interventi di riparazione, il mio amico, prima di spedirmela, mi disse di aver affidato l’apparecchio ad un riparatore locale ma questi, dopo diversi giorni, rinunciò all’incarico asserendo che la radio era vetusta, che molti condensatori elettrolitici si erano svuotati e che nel sostituirli, essendo molto complessa, non avrebbe voluto rischiare di danneggiarla ulteriormente.

Dopo averla messa sul banco e provato ad alimentarla a 14 volt, la radio emetteva solo un forte rumore costante su tutte le gamme d’onda e per qualsiasi posizione della manopola del volume. Constatai che anche iniettando un segnale sul “polo caldo” del potenziometro nulla si udiva in altoparlante. Seguendo le visti trovai che un elettrolitico aveva “trasudato” e, misurandolo aveva capacità pressoché nulla. Visto che anche gli altri elettrolitici erano dello stesso tipo, decisi di sostituirli in toto, al prezzo di ore di lungo e snervante lavoro di pazienza

Al termine del recapping,
– il rumore era ancora presente anche col volume al minimo;
– si cominciava a ricevere qualche stazione in OM, ma l’audio era ancora molto basso, o meglio raggiungeva un massimo alimentando la radio tra 12 e 13 volt, mentre salendo a 14 (che è la tensione di regime dell’impianto dell’automobile quando il motore è acceso) il volume calava;
– la sintonia automatica continuava ad essere “morta”.Autoradio Autovox RA 2011

Dopo una serie di altre prove e imprecazioni, riuscii infine a capire e risolvere le anomalie relative al rumore costante e allo strano comportamento al variare della tensione di alimentazione. Questi problemi erano anche collegati al mancato funzionamento della ricerca automatica.

In pratica il transistor preamplificatore, quello subito a valle del potenziometro del volume, viene abilitato o meno da un circuito di “muting” (proveniente da uno dei tre integrati custom), che durante la ricerca automatica dovrebbe mettere il volume a zero, mentre nel funzionamento normale dovrebbe essere essere appunto abilitato.
Questo circuito di muting sembrava essere guasto in quanto la tensione era assente. In queste condizioni il transistor DOVREBBE essere spento e non amplificare. Però il transistor presente in questo esemplare in qualche modo si autopolarizzava e amplificava ugualmente, l’amplificazione era massima a 11 volt, mentre andando verso i 14 non ce la faceva più e il volume andava a zero.

Lo stesso transistor era la causa anche del rumore, ma prima di capirlo mi ha fatto perdere ulteriore tempo. Infatti quel tipo di rumore di solito caratterizza le resistenze a carbone e tutti i sintomi sembravano andare in quel senso (se chiudevo a massa la base del transistor con un condensatore, il rumore spariva mentre mi sarei aspettato permanesse) e quindi ho cambiato tutte le resistenze afferenti a questo circuito. Poi ho fortunosamente trovato un transistor al germanio di ricambio equivalente e dopo averlo montato, radio era (correttamente) muta!
Per bypassare il problema al circuito del muting, temporaneamente lo scollegai e polarizzai il transistor con una resistenza, ottenendo per lo meno un buon funzionamento della radio in sintonia manuale!

Autoradio Autovox d'epoca RA2011La brutta notizia era che il circuito di muting, afferendo al solito e ormai famigerato integrato custom, poteva indicare che ero arrivato ad un punto morto e che il mio amico doveva accontentarsi di una radio a sola sintonia manuale!
E invece no! Dopo altro indefinito tempo passato a seguire le piste dello stampato e cercare di trovare il / i guasti, riscontrai che i suddetti integrati non erano alimentati o se lo erano, lo erano in modo errato (ricordiamo che a questo punto ancora non avevo alcuna documentazione…) in quanto tensioni inferiori ai 3 volt non erano concepibili per circuiti di quegli anni. Ebbene, una delle alimentazioni era in corto secco a causa di un diodo zener da 4.3 volt andato in cortocircuito. Dopo la sostituzione di detto componente, con molta trepidazione ho ridato tensione e tutto ha ripreso a funzionare correttamente, ricerca automatica compresa!!!

Di seguito un breve video che mostra il funzionamento della sintonia elettronica.

Per ironia della sorte il giorno dopo aver risolto il problema, mi arriva una busta intestata AIRE contenente lo schema elettrico di questa e della corrispondente Concorde RA3016/RA3006… che comunque mi è servito per ritoccare alcune tarature e fare un lavoro ancora migliore.

Dopo questa riparazione ho deciso di prendermi alcuni giorni di distacco dall’elettronica (almeno di quella “domestica” dato che di giorno ci lavoro) causa saturazione.

Ringrazio il collega Dario Tirel e l’amico Ing. Nicola Giampietro per le “dritte” datemi durante questo complesso intevento, e il sito “Viva Lancia” per la gradita menzione. A lavoro ultimato, ecco le foto dell’autovettura e dell’autoradio funzionante nella sua plancia.

Radio RCA R7 “Superette”

 | 1 febbraio 2017 16:00

L’apparecchio qui presentato è il famoso RCA R7 “Superette”, radio prodotta nel 1931-1932 dalla grande casa americana Radio Corporation of America (RCA), e commercializzata anche in Italia dalla Compagnia Generale di Elettricità (CGE) di Milano.

Come recitava la pubblicità dell’epoca, questa è la più piccola “grande” radio: infatti le sue caratteristiche non la fanno per nulla invidiare le grandi e potenti radio a console dell’epoca, dotate di numerose valvole e di poderosi altoparlanti. La radio in questione, infatti, ha tutte le caratteristiche di una radio a console, pur essendo contenuta in un mobiletto da tavolo (soprammobile). Monta infatti ben 8 valvole, tra cui un push-pull finale di due 45 che pilotano un enorme altoparlante in grado di generare un volume sonoro veramente sorprendente. A dispetto delle dimensioni, quindi, la radio ha un peso notevole. Dal punto di vista elettronico, si tratta di una supereterodina con frequenza intermedia di 175 kHz dotata di oscillatore a triodo separato (UX227), e di stadio amplificatore a radiofrequenza. Da notare che questo modello è sprovvisto di controllo automatico di volume, di conseguenza se ci si sintonizza su un’emmittente debole e poi si passa ad un’emittente forte, quest’ultima verrà ricevuta ad un volume fortissimo. Per ovviare a questo inconveniente, la RCA introdusse nei modelli successivi (RCA Victor Superette R8, descritta in un precedente restauro) una valvola per il controllo automatico di volume, eliminando però una delle due valvole finali per mantenere lo stesso chassis ad 8 valvole (e riducendo di conseguenza la potenza d’uscita). Come si è detto, dunque, la radio è dotata di notevole potenza, sensibilità e selettività, e funziona bene anche con poca antenna.

La riparazione è consistita solamente nella sostituzione dei condensatori elettrolitici dell’alimentazione, incredibilmente tutti gli altri condensatori a carta sono stati lasciati al loro posto in quanto ancora efficienti. Di conseguenza, l’aspetto sottostante lo chassis appare intatto quasi come uscito di fabbrica, se non per la sostituzione di alcuni fili avvenuta in qualche riparazione nel corso degli anni (come si può vedere dalla foto).

Radio Atwater Kent model 40 e altoparlante Type E

 | 17 gennaio 2017 19:21

Radio Atwater Kent model 40 e altoparlante Type E Speaker

Si tratta di una delle prime radio ad alimentazione a corrente alternata dalla normale rete elettrica, innovazione che contribuì alla diffusione su larga scala delle radioaudizioni. Questo modello risale infatti al 1928, un anno prima della Grande Depressione, e denota una ricerca della perfezione in ogni dettaglio, cosa che solo un anno più tardi verrà meno a causa della grave crisi economica e della contrazione dei consumi che spingerà alla economicità e semplicità della produzione di radio.

Il marchio di questa radio deriva dal nome del suo fondatore e presidente, Arthur Atwater Kent, che iniziò la produzione di radio nel 1921 fino a diventare il maggiore produttore mondiale dell’epoca grazie all’elevata qualità, all’affidabilità e alla ottima percezione del marchio presso i consumatori. La produzione di Atwater Kent fu relativamente breve, in quanto nel 1936 la domanda del mercato era ormai rivolta prevalentemente agli apparecchi di fascia bassa: per non entrare in competizione sul prezzo e non compromettere la reputazione del marchio, egli preferì chiudere la fabbrica e ritirarsi a vita privata.

La radio si presenta nelle forme di un cofanetto in robusto metallo (di dimensioni LxAxP: 45x18x26 cm), verniciato in due tonalità con il tipico smalto increspato, di color marrone metallizzato sul corpo e oro sul coperchio. Al centro di quest’ultimo è presente il logo in ottone dorato del marchio. Sollevando il coperchio si accede alla circuiteria interna e alle 7 valvole.
Come in una scatola cinese, l’alimentatore (che in queste radio è spesso soggetto a guasti di problematica risoluzione) è posto in un ulteriore contenitore metallico, anch’esso smaltato in due tonalità, provvisto di coperchio per l’accesso alla morsettiera dei contatti.

Il circuito è ad amplificazione diretta (TRF) a tre circuiti accordati; i condensatori variabili sono tre, comandati da una singola manopola graduata tramite cinghie in rame. Il controllo di volume corrisponde alla manopola destra e consiste in un reostato posto nel circuito d’antenna. L’apparecchio è provvisto di ben 7 valvole: 26, 26, 26, 27, 26, 71A, 80. Essendo un apparecchio di produzione americana, ha una tensione di alimentazione di 115 volt e necessita pertanto di un trasformatore per poterlo utilizzare sulla nostra rete elettrica. Riceve le onde medie.

L’esemplare in foto presenta circuito originale e, dopo il ripristino, perfettamente funzionante, e suona forte e chiaro con una normale antenna filare di 2-3 metri. Per l’audizione necessita di un altoparlante esterno: in questo caso, la radio era abbinata all’altoparlante Atwater Kent Type E. L’altoparlante “Type E Speaker” ha una struttura in solido metallo verniciato in due toni di marrone con il tipico smalto martellato. Ricorda vagamente le forme di un fiore stilizzato, con il logo in ottone al centro della corolla. Il cono è in cartoncino nero con la bordatura in feltro rosso. Il diffusore è di tipo “a spillo”, altrimenti detto a ferro mobile o magnetico.
Questo modello veniva prodotto in più varianti di colore (marrone, oro, nero e verde) per accompagnarsi ai diversi modelli di radio commercializzate dalla casa.

Restauro Autoradio Blaupunkt Frankfurt 1967/68 per Jaguar E-Type Coupé

 | 8 agosto 2015 00:33

Jaguar E-TypeRecentemente sono stato contattato da un collezionista di auto storiche, il quale si sta cimentando con il restauro di una prestigiosa Jaguar E-Type Coupé, per chiedermi se ero in grado di effettuare una riparazione sulla autoradio.

Il ricevitore era un Blaupunkt modello Frankfurt del 1967/68, in dotazione a tale modello di veicolo.
Sia la vettura che la radio sono di provenienza americana, ma, da quanto mi risulta, quest’ultima è stata acquistata a parte e proviene dallo smontaggio di un altro veicolo.

Appena arrivata sul banco L’autoradio è modello già completamente a transistor, e si tratta di una classica Blaupunkt, atta alla ricezione delle Onde Medie, Onde Corte e Modulazione di frequenza. È dotata di 5 pulsanti per la preselezione meccanica di altrettante stazioni di cui 2 in O.M., 1 in O.C. e 2 in FM. L’apparecchio è di provenienza americana, come testimoniato dalle scritte in inglese e dal fatto che la banda FM arriva fino a 108 MHz, mentre le radio europee dell’epoca si fermavano a 100-101 MHz.
È da tenere presente che l’identificazione del modello può essere difficoltosa, in quanto lo stesso nome Frankfurt è condiviso da decine di modelli di epoche e tecnologie differenti, ed è necessario fare riferimento al numero identificativo posto solitamente su etichette in carta poste sul telaio esterno dell’apparecchio.
Questo era comune per la produzione Blaupunkt: nella maggior parte di casi, veniva utilizzato un nome di città tedesca (München, Bremen, Stuttgart, Hamburg, Hannover, Köln, Ulm, Wolfsburg, Berlin, Essen, Mannheim, Hildesheim, Heidelberg, Emden, Dortmund, Karlsruhe, Solingen, Wiesbaden, Braunschweig, Koblenz, Marburg, Fulda, Flensburg, Minden, Bamberg, Coburg, Goslar, Ludwigshafen, Lübeck, Münster, Bonn, Ingolstadt, Kiel, Konstanz, Tempelhof, Göttingen, Mainz, Limburg, Nürnberg, etc.) o straniera (Vienna, Toronto, New Yorker, Montreal, Colmar, Lyon, Calvi, Lille, Le Mans, Windsor, Porto, Verona, San Remo, etc.), unitamente ad un codice alfanumerico.

Per quanto riguarda le condizioni del ricevitore, erano esteticamente buone, ma non si poteva testarlo in quanto il potenziometro del volume (che fungeva anche da interruttore) era spezzato. Evidenti segni di forzatura sulla manopola in plastica rimasta attaccata al moncherino del perno ne rivelano la causa: essendo sia il perno che la boccola della manopola in lega di alluminio (o forse ZAMA) si erano grippati assieme a causa dell’ossido, rendendo impossibile sfilare la manopola e quindi la radio stessa dal cruscotto.

Prima apertura sopra Prima apertura sotto Dettaglio potenziomentro rotto

Lo “smontatore” ha quindi usato violenza contro la povera monopola, causando la rottura del perno. Osservando le condizioni del potenziometro, pesantemente deformato, si osserva che i danni sono “proseguiti” anche all’interno della radio, dove alcune piazzole di circuito stampato si sono delaminate.

Potenziometro rotto potenziometro rotto4 potenziometro rotto2    Dettaglio potenziometro ROTTO

Il problema è che questi potenziometri della Blaupunkt (marchiati “Ruwido”) sono praticamente prodotti appositamente per ciascun modello ed è quasi impossibile trovarne uno uguale: sullo stesso potenziometro, di forma non standard, è calettato oltre all’interruttore, anche il bilanciamento dei canali; inoltre sono presenti delle prese intermedie lungo lo strato resistivo per il controllo “fisiologico” del volume. Insomma un problema.

Passato un po’ di tempo, mi sono recato ad una delle fiere dell’elettronica, dove su uno dei banchi hoPot. originale smontato trovato alcuni potenziometri Blaupunkt molto simili a questo. Portato a casa, solo uno era effettivamente meccanicamente simile, seppure non direttamente compatibile sia per la posizione dei piedini che non corrispondevano ai fori nel circuito stampato, sia per i valori della resistenza dei potenziometri. Con un non indifferente di lavoro di “bricolage” (notare la maniacalità teutonica con cui sono realizzati e lo spropositato numero di pezzetti che li compongono!!!) ho smontato sia il vecchio che il nuovo potenziometro e ho trasportato gli elementi resistivi del vecchio sul nuovo (di cui invece ho mantenuto l’interruttore) e con un certo lavoro di lima ho adattato perfettamente la meccanica.

Pot. + manopola ricostruiti1 Pot. + manopola ricostruiti2

Un mio amico tornitore mi ha realizzato una copia della manopola in plastica nera.

Scheda di potenza smontata  Dettaglio riparazione Dettaglio riparazione falso contatto su commutatore

Per il resto la radio aveva un falso contatto nel commutatore d’onda, che ho facilmente risolto con una saldatura, ma a parte questo risultava perfettamente efficiente ad ancora allineata, pertanto il lavoro si poteva definire finito.

Radio rimontata