Archivio per la categoria 'Elettronica vintage'

Radio-fonovaligia Lesa Lesaphon Sumatra

 | 1 giugno 2017 08:33

Lesa Lesaphon Sumatra Fonoradio-universal

L’apparecchio qui presentato è una radio portatile con fonovaligia prodotta dalla Lesa verosimilmente a metà anni ’60. Si tratta di un apparecchio non molto diffuso e di design modernistico: sembra infatti un oggetto più moderno rispetto alla sua età reale che si può evincere dalle caratteristiche tecniche e costruttive. Monta, difatti, dei transistori al germanio AF116 e AF117 che si presentano di grandi dimensioni e dotati di quattro piedini (di cui uno collegato alla custodia metallica del transistor, con funzione di schermo), riceve le sole onde medie in quanto all’epoca era molto difficile costruire transistori che lavorassero ad alte frequenze quali appunto quelle usate in FM.
Esteticamente si presenta come una radio portatile, ma aprendo il coperchio si accede al giradischi a due velocità (33 e 45 giri). L’apparecchio è di piccole dimensioni rispetto ad una fonovaligia normale, misura infatti (L,A,P,): 30 x 23 x 11 cm. Il peso è di soli 2,5 kg.

Caratteristiche: la radio riceve solo onde medie, è dotata di controllo di sintonia e di volume. Il circuito monta 8 transistori al germanio. Il giradischi è a due velocità con trasmissione a cinghia. L’alimentazione è a corrente alternata (125, 160, 220 Volt) o a due batterie da 4,5 Volt.

Dopo una revisione, la radio funziona perfettamente con buona sensibilità e potenza. Il giradischi, dopo il cambio dell’elastico di trasmissione, è risultato subito funzionante, però un po’ giù di voce: è stata necessaria la sostituzione della puntina.

Riparazione Harman Kardon HD500

 | 17 gennaio 2013 21:25

Qualcuno storcerà forse il naso leggendo la descrizione di questo intervento da me recentemente effettuato, in quanto l’argomento esula un po’ dal mondo delle radio e dell’elettronica valvolare per sconfinare nel mondo della riproduzione audio digitale; tuttavia, sebbene richieda uno sforzo maggiore rispetto ai circuiti estremamente più semplici e ripetitivi delle nostre vecchie radio, l’argomento risulterà certamente non meno interessante; tutto ciò senza contare che l’apparecchio oggetto delle attenzioni può considerarsi ormai vintage.

Il dispositivo in esame è un lettore CD mod. HD500 della Harman-Kardon, ditta leader nel campo dell’alta fedeltà nota per l’altissima qualità dei suoi prodotti; il pezzo mi era stato regalato anni addietro da un amico audiofilo, che lo aveva dismesso in quanto non più funzionante: dopo essere stato portato in riparazione gli era stato diagnosticato l’esaurimento del diodo laser e quindi l’impossibilità della riparazione.

Essendomi ricapitato per le mani durante una sessione di riordino del laboratorio, decisi di verificarne il difetto: il primo problema riscontrato era che non riconosceva il disco, non accennando neppure la fase di inizializzazione. In pratica era come chiudere il cassetto senza avere inserito il CD. Questo era dovuto al fatto che il fermo magnetico che blocca il disco sul piatto del motore “spindle” (quello che lo fa girare), non scendeva dopo la chiusura del cassetto. Tale meccanismo è azionato dallo stesso motore che apre e chiude il cassetto, una volta chiuso il medesimo, il motore spingeva il fermo sul CD: l’allentamento di una cinghia consentiva al cassetto di chiudere ma non riusciva ad imporre la forza necessaria per compiere il passo successivo. Sostituita la cinghietta in gomma e lubrificato il meccanismo, questo problema era risolto.

Pensando di aver riparato il lettore, riprovai ad inserire il disco: con mia delusione vidi che adesso lo inizializzava e non appariva più il messaggio di errore ma comunque il sistema si fermava poco dopo, dando un messaggio di errore diverso.

Ora inoltre il disco iniziava la sua rotazione, ma si fermava poco dopo.

Le due schede di cui è munito il lettore hanno diversi test-point per permettere la lettura dei segnali sull’oscilloscopio per le verifiche di funzionamento e i vari allineamenti da effettuare. Una di queste riportava il diagramma ad occhio, ossia i dati in uscita dal pick-up ottico: ebbene nei primi istanti di inserimento del disco, quando viene letta la traccia più interna del disco, erano presenti segnali su tale test-point, segno che il laser era attivo. Inoltre era anche visibile la luce rossa sulla lente, sintomo che l’emissione era presente.

Un altro test-point era quello del segnale di clock, da tarare a 4.322MHz (secondo il manuale di servizio) regolando il nucleo di una bobina. Nell’immagine a lato si può verificare la lettura della frequenza (corretta) su un frequency counter.

Osservando la rotazione del disco inoltre notai che girava in senso antiorario, mentre a me risultava che la direzione corretta era in senso orario. Iniziai allora ad indirizzarmi verso il motore e il circuito di pilotaggio: il motore (in corrente continua), se veniva alimentato esternamente a 1,5 volt girava perfettamente in entrambi i sensi, iniziai allora a controllare il circuito di pilotaggio: il motore mantiene la velocità lineare costante, pertanto la velocità angolare decresce durante la lettura (che ricordiamo viene svolta del centro verso la periferia del disco) a partire dai 500 rpm. Per fare questo la logica di controllo varia il segnale di alimentazione del motore (con un sistema in retroazione per mantenere i dati letti sincroni col segnale del clock), il segnale risultante è un’onda quadra in cui la semionda positiva è tanto più ampia rispetto alla negativa quanto maggiore è la coppia richiesta: se si cerca di frenare leggermente il disco con un dito, il sistema riesce a compensare l’attrito aumentando la coppia per mantenere la velocità costante, sull’oscilloscopio si vede crescere l’ampiezza della semionda negativa, viceversa, quando il motore deve frenare, ad esempio passando dalle tracce iniziali a quelle finali poste verso l’esterno del disco, la semionda negativa cresce a scapito della positiva così che il valore medio della tensione decresce, frenando così il motore. Questo tipo di azionamento può essere anche percepito uditivamente, in quanto il motore emette un sibilo, che varia al variare dell’onda quadra che lo pilota.

Nella seguente immagine si vede il segnale di pilotaggio ai capi del motore (l’onda è smussata in quanto filtrata dal motore stesso).

Lo stadio pilota del motore è un comparatore, seguito da un push-pull la cui uscita va direttamente al motore: testando il funzionamento dello stadio, ho trovato una resistenza interrotta: si trattava di una resistenza posta sul collettore del transistor superiore, del valore di 4,7 Ohm, messa a protezione del transistor stesso. Evidentemente il motore girava al contrario in quanto riceveva la sola alimentazione negativa.

Sostituita, il motore ha ripreso a girare correttamente e il CD player ha ripreso vita con mia grande soddisfazione.

Ho deciso di non procedere all’allineamento del sistema (focus, tracking, ecc.) in quanto decisamente laborioso, anche considerando che il lettore funziona comunque sufficientemente bene anche con dischi sporchi o graffiati.

Magnetofono a filo Geloso G241/M

 | 21 gennaio 2010 22:28

Apprendo da Internet che il magnetofono Geloso G241/M è molto ricercato dai collezionisti: debbo in tal caso ritenermi fortunato del ritrovamento per una cifra davvero irrisoria dell’esemplare ora in mio possesso presso un rigattiere del centro della mia città. Mi aggiravo infatti per il locale dove era stipata una notevole quantità di ciarpame senza valore alla ricerca di qualche apparecchio valvolare o radiofonico o di qualsiasi cosa che fosse elettrica e avesse più di 50 anni di vita (a dire il vero senza particolare fiducia di trovare alcunchè, visto che i pezzi interessanti sono ormai diventati delle mosche bianche) quando mi imbattei nell’oggetto: confesso che, nonstante fossi stato subito colpito dalla particolare tecnologia impiegata di cui ero a conoscenza solo per “sentito dire” fui piuttosto titubante nello sborsare l’importo richiesto, in quanto il pezzo non mi pareva troppo accattivante nell’estetica e inoltre non sono mai stato un particolare fanatico della “nota marca” a cui bisogna comunque riconoscere i grandi meriti che ha avuto nello sviluppo dell’Industria italiana.
Divagazioni a parte, portai a casa il “registratore” il quale finì nella cantina dove alloggiano tanti suoi “colleghi” dotati di cordone elettrico e altoparlante, in attesa di tempi migliori (e di tempo libero dello scrivente…), dimenticato e abbandonato per un paio di anni, fin quando un giorno spinto dalla curiosità decisi di mettervi mano.
Per chi non conoscesse il funzionamento di questi dispositivi, si può dire che essi non differiscono come principio dai classici registratori magnetici, tranne per il fatto che il supporto non è un nastro di plastica, ma un semplice filo metallico, di materiale magnetico. Le testine di riproduzione e di registrazione sono situate all’interno di una sorta di braccetto e accolgono il filo all’interno di un’apposita fessura come le due valve di una conchiglia; tale braccetto durante la riproduzione sale e scende ripetutamente con un movimento lento in sincronia con la rotazione delle bobine al fine di distribuire uniformemente il filo nelle bobine stesse.
Notare che non è presente alcun sistema di arresto automatico: terminata la bobina di filo, quest’ultimo semplicemente si sfila senza tuttavia che possa srotolarsi come una molla da orologio, in quanto a ciascuna delle estremità è annodato uno spezzone di filo in fibra tessile che si avvolge per un paio di giri, evitando appunto lo srotolamento del filo metallico, e faciltando tra l’altro la presa sulla bobina vuota quando si vuole iniziare una nuova riproduzione.
Un cursore collegato con il motore dà un’indicazione dei minuti della registrazione o dello stato di avanzamento del nastro. Un apposito commutatore permette di scegliere la modalità di registrazione o di riproduzione, mentre un altro consente la marcia normale o il riavvolgimento. Un indicatore al neon pilotato da un’apposita sezione di una valvola consente di visualizzare il livello della registrazione.
L’esemplare in questione era corredato da una bobina di filo ancora montata in posizione di ascolto, mentre un’altra era presente di scorta nell’apposito cassetto situato nella parte inferiore del mobiletto.
Le condizioni generali non erano disperate, ma non potevano definirsi buone: grande quantità di sporcizia e ossido, inoltre e la cosa mi scoraggiava alquanto, era assente la puleggia che trasmetteva il moto dal motore alle pulegge. Il restauro rimase sospeso fino al giorno in cui una cara persona, conosciuta tramite radiomuseum.org e a cui devo questo e tanti altri favori, mi ha spedito una puleggia di ricambio: dopo aver ricostruito la parte in gomma deterioratasi con gli anni, la ho messa al suo posto e ho proceduto con la pulizia e il restauro. Purtroppo diverse persone vi avevano messo mano, e la meccanica era tutta starata, e con buona parte delle viti e dei dadi “molli”.

Sistemate le questioni meccaniche, ancora non riuscivo a far girare le bobine, in quanto sembrava che l’elettromagnete che attraeva il motore verso i ruotismi che fanno girare le bobine fosse troppo fiacco. Appurato che in realtà l’elettromagnete era perfettamente efficiente, e che si trattava di un difetto di lubrificazione in un punto che a una prima analisi mi era sfuggito, oliai i punti necessari, portando la parte meccanica in piena efficienza.
Passai quindi alla parte elettronica: i tubi risultavano ancora efficienti nonostante fossero ancora gli originali marchiati Geloso. Passai quindi all’accensione, avendo l’accortezza di alimentare con tensione gradualmente crescente l’apparecchio per non danneggiare gli elettrolitici dopo decenni di inattività. La riproduzione era notevolmente cupa e distorta, così analizzai in dettaglio il circuito componente per componente: fu necessario sostituire alcuni condensatori a carta andati in perdita, i quali non consentivano la corretta polarizzazione delle valvole. A seguito di ciò riprese a funzionare anche l’indicatore al neon. Gli elettrolitici risultarono invece stranamente efficienti.
A questo punto, verificata l’efficienza della riproduzione e della registrazione, la riparazione potè dirsi felicemente conclusa: la qualità audio è impensabilmente buona, per un “tafanario” del genere!
Una curiosità: sapete cosa conteneva la bobina che era montata “a corredo”? La registrazione di una trasmissione televisiva degli anni ’50 (con tanto di ripple a 50Hz) in cui un giovane Alberto Sordi intervistava (e prendeva un po’ in giro) una giovane e impacciata ragazza di Trieste, evidentemente ospite del programma.

Sezione cerco/offro

 | 5 settembre 2006 21:44

Ho aggiunto, in alto a destra, una sezione Compro/Vendo, relativa a componenti o parti di radio che cerco, e ad alcuni apparecchi che offro per la vendita per riduzione della collezione o in quanto doppioni. Darci un’occhiata non costa nulla 🙂

Sono state inoltre aggiunte alcune foto di altri apparecchi.