Archivio per la categoria 'Restauri radio d’epoca'

Radio belga anni ’40

 | 1 luglio 2017 08:00

Radio a valvole anni ’40 di produzione belga

La radio proposta in quest’articolo è un imponente radio-ricevitore a 5 valvole prodotto nell’immediato dopoguerra.
Il mobile è rivestito di un bellissimo impiallaccio in legno di noce, il frontale è ornato da una sobria tela fonica di colore bianco il cui andamento è interrotto dalla bella cornice in legno rosso che racchiude la gradevole scala parlante dai toni sfumati.
L’andamento ricurvo della linea superiore e dei piedini, assieme al disegno delle manopole, conferisce un aspetto decò che ancora risente dell’estetica degli anni ’30.
Dal punto di vista tecnico l’apparecchio è un ricevitore supereterodina a 3 gamme d’onda (medie, lunghe, corte), dotato di 5 valvole metalliche di tipo militare americano. Il grosso altoparlante è di tipo magnetodinamico (a magnete permanente) e garantisce un’ottima acustica, curiosamente l’impedenza di filtro è un grosso induttore posto sotto il telaio. Oltre alle 5 valvole, altra particolarità di questa radio è l’utilizzo di alcuni condensatori di provenienza americana, fatto che induce a pensare sia stato assemblato subito dopo la seconda guerra mondiale con materiale di surplus militare.
Il controllo di tono è la manopola presente sul retro del telaio. Le altre manopole sono: interruttore-volume, sintonia, cambio gamma (compreso l’ingresso fono, in tal modo la radio può essere utilizzata come amplificatore audio, interfacciando la sorgente audio con due jack a banana).

La marca è purtroppo sconosciuta, ma la provenienza è quasi certamente il Belgio, come testimoniato da una scritta presente sul retro della scala parlante. Tuttavia la radio si trovava da decenni in Italia, in quanto sono presenti tracce di antiche riparazioni eseguite con componenti italiani (ad esempio, potenziometri Lesa e condensatori Siemens Milano). Probabilmente è arrivata in Italia al seguito di emigranti nelle regioni minerarie belghe o industriali lussemburghesi: l’emigrazione di italiani verso tali aree era stata particolarmente significativa fino alla sciagura della miniera Bois du Cazier di Marcinelle nel 1956, che di fatto mise la parola fine all’emigrazione di lavoratori italiani verso le miniere di carbone del Belgio.

Dopo la riparazione, la radio è risultata perfettamente funzionante nelle tre gamme d’onda, ed è stata restaurata nel mobile che si presenta di grande effetto con una scala parlante in perfette condizioni.

Radio-fonovaligia Lesa Lesaphon Sumatra

 | 1 giugno 2017 08:33

Lesa Lesaphon Sumatra Fonoradio-universal

L’apparecchio qui presentato è una radio portatile con fonovaligia prodotta dalla Lesa verosimilmente a metà anni ’60. Si tratta di un apparecchio non molto diffuso e di design modernistico: sembra infatti un oggetto più moderno rispetto alla sua età reale che si può evincere dalle caratteristiche tecniche e costruttive. Monta, difatti, dei transistori al germanio AF116 e AF117 che si presentano di grandi dimensioni e dotati di quattro piedini (di cui uno collegato alla custodia metallica del transistor, con funzione di schermo), riceve le sole onde medie in quanto all’epoca era molto difficile costruire transistori che lavorassero ad alte frequenze quali appunto quelle usate in FM.
Esteticamente si presenta come una radio portatile, ma aprendo il coperchio si accede al giradischi a due velocità (33 e 45 giri). L’apparecchio è di piccole dimensioni rispetto ad una fonovaligia normale, misura infatti (L,A,P,): 30 x 23 x 11 cm. Il peso è di soli 2,5 kg.

Caratteristiche: la radio riceve solo onde medie, è dotata di controllo di sintonia e di volume. Il circuito monta 8 transistori al germanio. Il giradischi è a due velocità con trasmissione a cinghia. L’alimentazione è a corrente alternata (125, 160, 220 Volt) o a due batterie da 4,5 Volt.

Dopo una revisione, la radio funziona perfettamente con buona sensibilità e potenza. Il giradischi, dopo il cambio dell’elastico di trasmissione, è risultato subito funzionante, però un po’ giù di voce: è stata necessaria la sostituzione della puntina.

Riparazione Radio Minerva Aquilotto 414

 | 1 maggio 2017 08:00
Recentemente sono stato contattato per la riparazione di una Minerva mod. Aquilotto 414, supereterodina a 4 valvole (ECH3, EBF2, EL3, WE54) di dimensioni compatte, prodotta dalla casa milanese nel biennio 1941-42.
Radio Minerva Aquilotto 414Alla consegna della radio da parte del proprietario, la radio appariva sostanzialmente in buone condizioni, sia per quanto riguarda il mobile, la scala parlante (pur essendo uscita dal suo supporto) e il telaio. Il problema più preoccupante era dato dalle manopole: purtroppo quella di destra non era più quella originale, quella centrale era rotta e mancante di parti, quella di sinistra mancante del tutto.

Dopo un’iniziale pulizia, mi son messo alla ricerca delle tre manopole di ricambio, lacuna che più mi crucciava. Sono riuscito, dopo qualche tempo, a trovare dei ricambi adatti: due manopole laterali in bachelite, molto simili alle originali, e in più quella centrale, proveniente proprio da una Minerva della stessa epoca, che sarebbe stata identica all’originale se non fosse per il fatto che questa era destinata ad avere davanti una manopola coassiale, e pertanto era forata nel centro. Ho comunque provveduto a metterci una borchia per fare un lavoro a regola d’arte.

Per quanto riguarda la riparazione, c’era un condensatore in cortocircuito sull’alimentazione che deve aver fatto surriscaldare il trasformatore in passato, e messo a repentaglio anche la valvola raddrizzatrice. Lo ho sostituito, assieme agli altri due elettrolitici che equipaggiano l’alimentazione anodica di questa radio, e per fortuna il trasformatore non diede i minimi segni di riscaldamento. Inoltre collegando una buona antenna la radio ha iniziato a sintonizzare in maniera soddisfacente in onde medie anche senza alcun ritocco alle tarature. Terminata la revisione generale, la radio poteva dirsi finalmente pronta per essere restituita al proprietario.

 

Radio RCA R7 “Superette”

 | 1 febbraio 2017 16:00

L’apparecchio qui presentato è il famoso RCA R7 “Superette”, radio prodotta nel 1931-1932 dalla grande casa americana Radio Corporation of America (RCA), e commercializzata anche in Italia dalla Compagnia Generale di Elettricità (CGE) di Milano.

Come recitava la pubblicità dell’epoca, questa è la più piccola “grande” radio: infatti le sue caratteristiche non la fanno per nulla invidiare le grandi e potenti radio a console dell’epoca, dotate di numerose valvole e di poderosi altoparlanti. La radio in questione, infatti, ha tutte le caratteristiche di una radio a console, pur essendo contenuta in un mobiletto da tavolo (soprammobile). Monta infatti ben 8 valvole, tra cui un push-pull finale di due 45 che pilotano un enorme altoparlante in grado di generare un volume sonoro veramente sorprendente. A dispetto delle dimensioni, quindi, la radio ha un peso notevole. Dal punto di vista elettronico, si tratta di una supereterodina con frequenza intermedia di 175 kHz dotata di oscillatore a triodo separato (UX227), e di stadio amplificatore a radiofrequenza. Da notare che questo modello è sprovvisto di controllo automatico di volume, di conseguenza se ci si sintonizza su un’emmittente debole e poi si passa ad un’emittente forte, quest’ultima verrà ricevuta ad un volume fortissimo. Per ovviare a questo inconveniente, la RCA introdusse nei modelli successivi (RCA Victor Superette R8, descritta in un precedente restauro) una valvola per il controllo automatico di volume, eliminando però una delle due valvole finali per mantenere lo stesso chassis ad 8 valvole (e riducendo di conseguenza la potenza d’uscita). Come si è detto, dunque, la radio è dotata di notevole potenza, sensibilità e selettività, e funziona bene anche con poca antenna.

La riparazione è consistita solamente nella sostituzione dei condensatori elettrolitici dell’alimentazione, incredibilmente tutti gli altri condensatori a carta sono stati lasciati al loro posto in quanto ancora efficienti. Di conseguenza, l’aspetto sottostante lo chassis appare intatto quasi come uscito di fabbrica, se non per la sostituzione di alcuni fili avvenuta in qualche riparazione nel corso degli anni (come si può vedere dalla foto).

Radio Atwater Kent model 40 e altoparlante Type E

 | 17 gennaio 2017 19:21

Radio Atwater Kent model 40 e altoparlante Type E Speaker

Si tratta di una delle prime radio ad alimentazione a corrente alternata dalla normale rete elettrica, innovazione che contribuì alla diffusione su larga scala delle radioaudizioni. Questo modello risale infatti al 1928, un anno prima della Grande Depressione, e denota una ricerca della perfezione in ogni dettaglio, cosa che solo un anno più tardi verrà meno a causa della grave crisi economica e della contrazione dei consumi che spingerà alla economicità e semplicità della produzione di radio.

Il marchio di questa radio deriva dal nome del suo fondatore e presidente, Arthur Atwater Kent, che iniziò la produzione di radio nel 1921 fino a diventare il maggiore produttore mondiale dell’epoca grazie all’elevata qualità, all’affidabilità e alla ottima percezione del marchio presso i consumatori. La produzione di Atwater Kent fu relativamente breve, in quanto nel 1936 la domanda del mercato era ormai rivolta prevalentemente agli apparecchi di fascia bassa: per non entrare in competizione sul prezzo e non compromettere la reputazione del marchio, egli preferì chiudere la fabbrica e ritirarsi a vita privata.

La radio si presenta nelle forme di un cofanetto in robusto metallo (di dimensioni LxAxP: 45x18x26 cm), verniciato in due tonalità con il tipico smalto increspato, di color marrone metallizzato sul corpo e oro sul coperchio. Al centro di quest’ultimo è presente il logo in ottone dorato del marchio. Sollevando il coperchio si accede alla circuiteria interna e alle 7 valvole.
Come in una scatola cinese, l’alimentatore (che in queste radio è spesso soggetto a guasti di problematica risoluzione) è posto in un ulteriore contenitore metallico, anch’esso smaltato in due tonalità, provvisto di coperchio per l’accesso alla morsettiera dei contatti.

Il circuito è ad amplificazione diretta (TRF) a tre circuiti accordati; i condensatori variabili sono tre, comandati da una singola manopola graduata tramite cinghie in rame. Il controllo di volume corrisponde alla manopola destra e consiste in un reostato posto nel circuito d’antenna. L’apparecchio è provvisto di ben 7 valvole: 26, 26, 26, 27, 26, 71A, 80. Essendo un apparecchio di produzione americana, ha una tensione di alimentazione di 115 volt e necessita pertanto di un trasformatore per poterlo utilizzare sulla nostra rete elettrica. Riceve le onde medie.

L’esemplare in foto presenta circuito originale e, dopo il ripristino, perfettamente funzionante, e suona forte e chiaro con una normale antenna filare di 2-3 metri. Per l’audizione necessita di un altoparlante esterno: in questo caso, la radio era abbinata all’altoparlante Atwater Kent Type E. L’altoparlante “Type E Speaker” ha una struttura in solido metallo verniciato in due toni di marrone con il tipico smalto martellato. Ricorda vagamente le forme di un fiore stilizzato, con il logo in ottone al centro della corolla. Il cono è in cartoncino nero con la bordatura in feltro rosso. Il diffusore è di tipo “a spillo”, altrimenti detto a ferro mobile o magnetico.
Questo modello veniva prodotto in più varianti di colore (marrone, oro, nero e verde) per accompagnarsi ai diversi modelli di radio commercializzate dalla casa.

Restauro Autoradio Blaupunkt Frankfurt 1967/68 per Jaguar E-Type Coupé

 | 8 agosto 2015 00:33

Jaguar E-TypeRecentemente sono stato contattato da un collezionista di auto storiche, il quale si sta cimentando con il restauro di una prestigiosa Jaguar E-Type Coupé, per chiedermi se ero in grado di effettuare una riparazione sulla autoradio.

Il ricevitore era un Blaupunkt modello Frankfurt del 1967/68, in dotazione a tale modello di veicolo.
Sia la vettura che la radio sono di provenienza americana, ma, da quanto mi risulta, quest’ultima è stata acquistata a parte e proviene dallo smontaggio di un altro veicolo.

Appena arrivata sul banco L’autoradio è modello già completamente a transistor, e si tratta di una classica Blaupunkt, atta alla ricezione delle Onde Medie, Onde Corte e Modulazione di frequenza. È dotata di 5 pulsanti per la preselezione meccanica di altrettante stazioni di cui 2 in O.M., 1 in O.C. e 2 in FM. L’apparecchio è di provenienza americana, come testimoniato dalle scritte in inglese e dal fatto che la banda FM arriva fino a 108 MHz, mentre le radio europee dell’epoca si fermavano a 100-101 MHz.
È da tenere presente che l’identificazione del modello può essere difficoltosa, in quanto lo stesso nome Frankfurt è condiviso da decine di modelli di epoche e tecnologie differenti, ed è necessario fare riferimento al numero identificativo posto solitamente su etichette in carta poste sul telaio esterno dell’apparecchio.
Questo era comune per la produzione Blaupunkt: nella maggior parte di casi, veniva utilizzato un nome di città tedesca (München, Bremen, Stuttgart, Hamburg, Hannover, Köln, Ulm, Wolfsburg, Berlin, Essen, Mannheim, Hildesheim, Heidelberg, Emden, Dortmund, Karlsruhe, Solingen, Wiesbaden, Braunschweig, Koblenz, Marburg, Fulda, Flensburg, Minden, Bamberg, Coburg, Goslar, Ludwigshafen, Lübeck, Münster, Bonn, Ingolstadt, Kiel, Konstanz, Tempelhof, Göttingen, Mainz, Limburg, Nürnberg, etc.) o straniera (Vienna, Toronto, New Yorker, Montreal, Colmar, Lyon, Calvi, Lille, Le Mans, Windsor, Porto, Verona, San Remo, etc.), unitamente ad un codice alfanumerico.

Per quanto riguarda le condizioni del ricevitore, erano esteticamente buone, ma non si poteva testarlo in quanto il potenziometro del volume (che fungeva anche da interruttore) era spezzato. Evidenti segni di forzatura sulla manopola in plastica rimasta attaccata al moncherino del perno ne rivelano la causa: essendo sia il perno che la boccola della manopola in lega di alluminio (o forse ZAMA) si erano grippati assieme a causa dell’ossido, rendendo impossibile sfilare la manopola e quindi la radio stessa dal cruscotto.

Prima apertura sopra Prima apertura sotto Dettaglio potenziomentro rotto

Lo “smontatore” ha quindi usato violenza contro la povera monopola, causando la rottura del perno. Osservando le condizioni del potenziometro, pesantemente deformato, si osserva che i danni sono “proseguiti” anche all’interno della radio, dove alcune piazzole di circuito stampato si sono delaminate.

Potenziometro rotto potenziometro rotto4 potenziometro rotto2    Dettaglio potenziometro ROTTO

Il problema è che questi potenziometri della Blaupunkt (marchiati “Ruwido”) sono praticamente prodotti appositamente per ciascun modello ed è quasi impossibile trovarne uno uguale: sullo stesso potenziometro, di forma non standard, è calettato oltre all’interruttore, anche il bilanciamento dei canali; inoltre sono presenti delle prese intermedie lungo lo strato resistivo per il controllo “fisiologico” del volume. Insomma un problema.

Passato un po’ di tempo, mi sono recato ad una delle fiere dell’elettronica, dove su uno dei banchi hoPot. originale smontato trovato alcuni potenziometri Blaupunkt molto simili a questo. Portato a casa, solo uno era effettivamente meccanicamente simile, seppure non direttamente compatibile sia per la posizione dei piedini che non corrispondevano ai fori nel circuito stampato, sia per i valori della resistenza dei potenziometri. Con un non indifferente di lavoro di “bricolage” (notare la maniacalità teutonica con cui sono realizzati e lo spropositato numero di pezzetti che li compongono!!!) ho smontato sia il vecchio che il nuovo potenziometro e ho trasportato gli elementi resistivi del vecchio sul nuovo (di cui invece ho mantenuto l’interruttore) e con un certo lavoro di lima ho adattato perfettamente la meccanica.

Pot. + manopola ricostruiti1 Pot. + manopola ricostruiti2

Un mio amico tornitore mi ha realizzato una copia della manopola in plastica nera.

Scheda di potenza smontata  Dettaglio riparazione Dettaglio riparazione falso contatto su commutatore

Per il resto la radio aveva un falso contatto nel commutatore d’onda, che ho facilmente risolto con una saldatura, ma a parte questo risultava perfettamente efficiente ad ancora allineata, pertanto il lavoro si poteva definire finito.

Radio rimontata

Riparazione Autoradio Philco C-5109 (Mopar 815)

 | 25 gennaio 2015 21:19
Autoradio Philco C-5109 (Mopar 815)

L’ultimo lavoro che ho avuto il piacere di svolgere riguarda un interessante nonché insolito apparecchio autoradio americano Philco – MOPAR (Mopar era – ed è tutt’oggi – la divisione ricambi del gruppo automobilistico Chrysler).

Il modello è il Philco C-5109 (Mopar 815), montato sulle autovetture Chrysler Windsor, Saratoga, New Yorker del biennio 1951-52.

Chrysler New Yorker 1951 - Wikimedia Commons Chrysler New Yorker 1951 dashboard with radio - Wikimedia Commons

Si tratta infatti di un apparecchio dei primissimi anni ’50, alimentato a 6 volt, dotato di 8 valvole e atto alla ricezione delle Onde Medie. Oltre alla sintonia manuale, è dotata di 5 stazioni presintonizzate, selezionabili attraverso la bella pulsantiera cromata. L’amplificatore audio comprende uno stadio finale in push-pull di 2 x 6AQ5, pilotate da un triodo invertitore di fase 6C4, in questo caso le griglie dei tubi finali sono collegate rispettivamente l’una al catodo e l’altra all’anodo del triodo.

Lo stadio alimentatore ad alta tensione dell’anodica, come in tutte le autoradio del periodo è munito di un survoltore costituito da un inverter elettromeccanico detto “vibratore” (il cui principio è simile ad un buzzer o cicalino) e il cui compito è di interrompere e invertire di fase la tensione continua della batteria, trasformandola in una tensione ad onda quadra. Questa viene inviata ad un trasformatore elevatore, il quale alza la tensione fino al valore necessario. Una valvola raddrizzatrice trasforma in continua la tensione in uscita dal trasformatore, per renderla adatta per alimentare le valvole. Grazie alla forma d’onda (quadra) la capacità di filtro non deve essere particolarmente grande, e infatti i condensatori elettrolitici sono alquanto piccoli.

Il circuito è suddiviso su 2 chassis, il primo, contenente la parte radio, il quadrante di sintonia e i comandi è predisposto per essere in vista sul cruscotto, il secondo, contenente la parte alimentazione, amplificazione audio e altoparlante, era pensato per essere nascosto sotto il cruscotto.

La differente collocazione è evidente anche nello stato di conservazione dei due pezzi, quasi perfetto il primo, con segni di corrosione e molto sporco il secondo.

Il gentile proprietario me la ha spedita in quanto dopo diverse ore di funzionamento ha cessato improvvisamente di funzionare. Dato che, in base alla descrizione, si trattava di un apparecchio conservato (ossia mai restaurato), lo avvisai che, a dispetto del fatto che prima del guasto fosse funzionante, avrei probabilmente avuto parecchio lavoro da fare. Gli apparecchi di quegli anni, e quelli americani in particolare modo, risentono particolarmente del noto problema dei condensatori a carta che, essendo igroscopici, con gli anni perdono isolamento causando vari tipi di guasti e anomalie, come corti circuiti, surriscaldamento delle valvole, polarizzazioni errate etc. Inoltre questo apparecchio fa ampio uso di resistenze a impasto di carbone, soggette queste ad andare fuori tolleranza con gli anni.

 

 
All’arrivo del pacco, l’impressione fu confermata: come si può evincere dalle foto, oltre all’ossido erano presenti in abbondanza insetti morti, escrementi di topo etc.); prima di procedere con la riparazione decidetti di dargli prima una pulita e una lavata dove possibile.

Dopo aver atteso l’asciugatura ho provato ad alimentarla: io uso abitualmente un alimentatore duale da banco, in grado di erogare 3 ampere: la radio me lo mandava in protezione di corrente per eccessivo assorbimento. Non sapendo se la cosa fosse normale o meno, e comunque per avere qualcosa in grado di erogare più corrente ho deciso di agire diversamente.

Gli alimentatori da PC sono in grado di erogare centinaia di watt, quindi decine di ampere a 5 / 12 volt. Ne avevo già adattato uno per alimentare una precedente autoradio a 12 volt, seguendo le indicazioni che si possono trovare in rete (segnale di accensione sul filo verde, carico fittizio, etc.), ma in tal caso la 12 volt è già presente nelle uscite standard. La tensione a 6 volt invece no, ho pensato quindi di ricavarla da quella a 5 volt. L’idea è quella di “alzare” la tensione a 5 volt del tanto necessario, per fare ciò è necessario “ingannare” il circuito retroazionato che misura la tensione di uscita, modificandone il partitore di tensione. Dato che buona parte di questi alimentatori utilizza uno o due tipi di circuiti integrati che controllano l’intero dispositivo, è sufficiente fare riferimento al datasheet di questo componente e cercare la rete di “sensing” della tensione di uscita. Una volta trovata la resistenza cercata, ho aggiunto in serie un potenziometro di valore opportuno, in modo da poter aumentare il valore di resistenza e regolare entro un certo limite la tensione di uscita.

Una volta ottenuto l’alimentatore da 6 volt – 30 ampere, ho alimentato la radio, verificando che l’assorbimento era di oltre 8 ampere, quindi assolutamente anomalo. Togliendo il vibratore, l’assorbimento rientrava ad un valore normale di 2-3 ampere, indice che il guasto si trovava sul circuito facente capo ad esso. In effetti, il problema era dovuto ad un corto su un condensatore a carta posto ai capi del secondario del trasformatore elevatore di tensione (quello posto tra il vibratore e la raddrizzatrice). Tale componente ha presumibilmente la funzione di ridurre il rumore di commutazione, per evitare che vada a disturbare le frequenze di ricezione: essendo posto ai capi del secondario, si trova sottoposto alla massima tensione alternata ad onda quadra ed è pertanto il componente più sollecitato.

Dopo averlo sostituito la radio ha ripreso a funzionare, ma i problemi non erano finiti. Il triodo 6C4, essendo collegato all’anodo della precedente valvola con un condensatore a carta, essendo quest’ultimo in perdita, faceva lavorare la 6C4 con 7 volt positivi sulla griglia (anziché gli 0 richiesti), inoltre anche i condensatori dalla 6c4 verso le due finali erano nelle stesse condizioni. Dopo averli sostituiti, assieme ad un paio di resistenze fuori tolleranza, all’accensione la radio suonava molto peggio, con fortissima distorsione e volume bassissimo. Una cosa decisamente anomala, dato che i circuiti dello stadio finale audio adesso erano a posto. Questo tipo di distorsione solitamente è imputabile alla 6C4 esaurita: in effetti ricollegando il vecchio condensatore in perdita (quindi con +7 volt sulla griglia e di fatto ripristinando il guasto), la riproduzione tornava accettabile. Pensai che la valvola 6c4 si fosse “abituata” a funzionare in quelle condizioni ed essendo completamente esaurita avesse necessità di lavorare con tensione positiva; tuttavia provandola con il provavalvole risultava invece perfettamente efficiente! Un vero grattacapo…

Rilfettendo e consultando il datasheet della 6C4, l’anodo del triodo è collegato ai pin 1 e 5; nella nostra radio i collegamenti sono saldati solo al pin 1 dello zoccolo portavalvola. Provando a fare un ponticello tra pin 1 e 5 dello zoccolo, la radio ha iniziato a cantare più forte di prima: evidentemente il collegamento interno alla valvola tra pin 1 e pin 5 si doveva essere interrotto! A questo punto, reso definitivo il ponticello 1 – 5 nello zoccolo, il problema era risolto.

Aprendo lo chassis della parte RF-IF, ho potuto notare l’accuratezza della costruzione. Dopo alcuni minuti di funzionamento un altro condensatore, questa volta nel telaio RF-IF ha iniziato a fumare, segno che c’era ancora lavoro da fare. Decisi di sostituire tutti i condensatori che disaccoppiano una tensione elevata da un punto a tensione più bassa. Dopo questo trattamento la tensione anodica è salita di oltre 30 volt, segno che le dispersioni erano notevoli.

 

Purtroppo il potenziometro di tono si trova in serie ad un condensatore, collegato anch’esso ad un anodo di valvola, ovviamente anch’esso in perdita. Sfortunatamente questi condensatori americani quando vanno in perdita lo fanno “fortemente”, quindi sul potenziometro arrivavano circa 70 volt, sufficienti a interromperlo. Dato che un minimo funzionava ancora, e vista la difficoltà di smontarlo, lo ho lasciato com’era, collegandogli in parallelo una resistenza pari al suo valore, per non spezzare il circuito in cui è inserito. Questa radio infatti ha un sistema di retroazione negativa in bassa frequenza per migliorare la resa audio e ridurre la distorsione.

La maggior parte delle resistenze erano fuori tolleranza, ma dato che la radio funzionava già in maniera egregia, non le ho cambiate.

Dopo aver pulito e lubrificato le parti meccaniche, ho provato ad allineare le medie frequenze a 455 kHz, scoprendo che erano ancora perfettamente in sintonia nonstante gli anni trascorsi e le vibrazioni subite in una automobile di quegli anni!

A lavoro ultimato, la ricezione è ottima, la radio è estremamente sensibile e la qualità e potenza audio sono eccezionali, a testimonianza di come all’epoca le cose fossero pensate per durare.

Radio Saba Meersburg Automatic 8

 | 3 gennaio 2014 23:41

Recentemente mio fratello, il quale pur non essendo un tecnico condivide con me l’interesse per l’elettronica e il vintage, mi aveva fatto richiesta di avere una radio a valvole funzionante da poter utilizzare normalmente in casa, e a tal fine cercava un apparecchio affidabile, ben suonante, e che soprattutto suscitasse l’attenzione degli eventuali ospiti per qualche caratteristica “particolare”.

Dopo una breve confronto, ci siamo orientati sugli apparecchi tedeschi degli anni 50, i quali mostrano tutte le caratteristiche richieste, erano dotati di banda FM, erano tecnologicamente i più avanzati sul mercato (ricordiamo che negli USA il mercato si era focalizzato sulla televisione, e la produzione americana di radio si era appiattita su ricevitori principalmente economici e standardizzati), e, in particolare i modelli di alta gamma, erano provvisti di circuiti audio raffinati, con veri controlli di tono, retroazione in bassa frequenza, altoparlanti di qualità, sistemi audio “tridimensionale”, sistemi di altoparlanti a più vie, spesso con tweeter elettrostatici, e per finire, verso la fine dei ’50 a seguire, la stereofonia.
Per contro il design mostrava poca fantasia, e i mobili erano tutti molto simili tra loro. Si imponeva quindi di trovare un prodotto che si distinguesse per qualche peculiarità.

Radio Saba Freiburg 7 Automatic

Radio Saba Freiburg 7 Automatic

Avendo già in collezione una Saba Freiburg Automatic 7, abbiamo pensato di scegliere un modello simile. Con una ricerca sui mercatini online abbiamo portato a casa una SABA Meersburg – Automatic 8 di proprietà di un collezionista della Renania-Palatinato, anch’egli socio di Radiomuseum, che con l’occasione ci ha cortesemente mostrato la propria collezione di TV, radio e auto d’epoca. Questa radio è dotata di un dispositivo tecnico che doveva sembrare fantascientifico per l’epoca, ovvero la ricerca automatica delle stazioni. Esattamente come avviene nei ricevitori odierni. Questi ultimi lavorano con un PLL, mentre qui è tutto analogico e a valvole! La radio ha ben 10 valvole più raddrizzatore al selenio: queste caratteristiche, unite alle buone proprietà acustiche dovute ai famosi altoparlanti “Greencone” con magnete in AlNiCo (alluminio, nichel, cobalto) fanno sì che questa radio sia abbastanza quotata rispetto ad altre radio tedesche del periodo.

Radio Saba Meersburg Automatic 8

Prima di descrivere il lavoro che ha riportato il nostro esemplare alla piena funzionalità, mi pare doveroso fare una breve carrellata delle caratteristiche tecniche: dal punto di vista puramente radiotecnico, si tratta di un ricevitore supereterodina atto alla ricezione delle onde lunghe, medie e corte (queste ultime non sono suddivise in sottobande) e alla modulazione di frequenza (88 – 100 MHz; purtroppo non arriva ai 108 in quanto presumibilmente all’epoca non era concesso l’utilizzo della parte alta della banda in Europa).

Ai due tipi di modulazione corrispondono due distinti indici sulla scala, i cui movimenti sono indipendenti. Dato che la manopola di sintonia è unica (e connessa al motore di sintonia automatica), un sistema di frizioni commuta i movimenti dei due indici quando si preme il tasto FM oppure uno dei tasti delle tre bande AM.
Sono presenti tre stadi di media frequenza per la modulazione di ampiezza e quattro per la modulazione di frequenza. Già a questo punto possiamo notare come la Saba si evidenziasse rispetto alle altre case: nei trasformatori a frequenza intermedia, oltre alla messa in accordo, è possibile registrare mediante apposite viti anche il mutuo accoppiamento delle bobine, regolando così la curva di selettività per permettere di ottenere la massima selettività dal ricevitore senza andare a compromettere la banda passante, che si tradurrebbe in un taglio delle frequenze audio più alte. Si tratta di una soluzione che è rarissimo trovare in apparecchi civili e che attesta la maniacalità con cui sono stati progettati questi dispositivi (e che purtroppo ne complica enormemente la messa a punto).

L’apparecchio è dotato di dipolo interno per la ricezione delle FM, che viene usato anche come antenna interna per onde corte. La costruzione è così accurata che è presente uno “stub” costituito da uno spezzone di piattina di antenna, posto nel punto in cui il dipolo, costituito da due fogli di alluminio incollati al mobile, si collega nella parte alta del mobile con la linea di trasmissione, costituita dalla piattina a 300 ohm. Questo al fine di adattare l’impedenza dell’antenna alla linea di trasmissione. (All’occhio inesperto potrebbe sembrare uno spezzone di piattina dimenticata lì, e, dato che in alcuni casi può trovarsi cortocircuitata, qualcuno sovente ha pensato bene di rimuoverla…)

Per le onde e medie e lunghe è presente un’antenna interna in ferrite orientabile, il cui movimento è azionato mediante una cordicella metallica dalla manopola coassiale al controllo di volume. Un complesso sistema di contatti permette di commutare un’altra bobina quando si utilizza un’antenna esterna, e di accendere una lampadina (posta dietro al logo della Casa) quando l’antenna orientabile è utilizzata.

La demodulazione del segnale è il classico demodulatore di inviluppo per le AM e il rivelatore a rapporto per la FM, in questo caso sono usati due diodi a stato solido. È presente il controllo automatico di frequenza, che però fa parte della sintonia automatica e ne parleremo in seguito.

La sezione audio frequenza consta di un pentodo pre e di una finale single ended EL84. Il controllo di volume è di tipo “fisiologico”, sono presenti due regolazioni dei toni, rispettivamente alti e bassi, nonché due “equalizzazioni” distinte denominate “parlato” e “musica” (Sprache e Musik), che sono selezionati da tasti sul frontale. Dato il notevole numero di contatti che vengono commutati, questi controlli sono comandati tramite relè, anziché direttamente dai tasti.

Per concludere, in uscita abbiamo 4 altoparlanti, di cui due per i toni medio bassi e due “tweeter”. Un commutatore permette di selezionare l’utilizzo degli altoparlanti interni, esterni, o entrambi, regolando l’impedenza di conseguenza.

Per il servizio radiotecnico, la Saba aveva previsto un connettore standard (un portavalvola miniatura a 7 pin) dove erano portati tutti i test point necessari per la riaparazione e l’allineamento, che risulta molto comodo data l’enorme complessità.

Aggiungo inoltre che un sistema di “muting” che agisce sul circuito del Controllo Automatico di Volume silenzia la radio ogni volta che si interviene su qualsiasi comando, per evitare fastidiosi rumori durante la pressione dei tasti o durante la ricerca automatica.

Per quanto riguarda il funzionamento della sintonia automatica, come detto esso agisce tramite un motore a induzione a corrente alternata a 220V. Uno dei due avvolgimenti è connesso alla rete a 220V tramite un grosso condensatore. Per capire come viene pilotato il secondo avvolgimento, che è quello che determina il verso di rotazione e quindi la sintonia automatica, possiamo dire che esso utilizza il segnale a media frequenza (IF): tale segnale è forte quando la stazione è sintonizzata, e tende a decrescere spostandosi fuori sintonia. (La curva con cui decresce tale segnale è data dalla curva di selettività della catena dei filtri, o trasformatori, di media frequenza.)

Il segnale IF viene dunque prelevato dove è più potente, ossia al primario dell’ultimo trasformatore di media frequenza, e viene modulato con il segnale di rete a 50Hz mediante una valvola. Successivamente, questo segnale IF, che ricordiamo, ha una frequenza di 460 kHz per le AM e di 10.7 MHz per le FM, viene rivelato. Quello che abbiamo in uscita è un segnale a 50 Hz la cui ampiezza e fase varia al variare della sintonia. Questo segnale viene amplificato da una valvola e inviato al secondo avvolgimento del motore. Quando la stazione è sintonizzata i segnali sui due avvolgimenti sono in fase e il motore sta fermo. Quando si cerca di desintonizzare, i due segnali sono sfasati e il motore gira, nella direzione che tende a ridurre lo sfasamento reciproco, ovvero quella che porta alla perfetta sintonia.

Come si può intuire, un minimo disallineamento o difetto nel circuito porta ad un non prefetto funzionamento del sistema: può succedere per esempio che la ricerca avvenga meglio in una direzione che nell’altra. Dato che i cicuiti sono tutti doppi (AM e FM sono distinti), mettere mani è laboriosissimo anche seguendo i manuali, senza è meglio neppure provarvi. Si raccomanda inoltre di risolvere prima i problemi al circuito (es: valvole esaurite e condensatori in perdita) e poi procedere eventualmente all’allineamento, e solo nel caso in cui il problema sia davvero evidente e importante. Un errore potrebbe essere fatale per l’apparecchio.

La ricerca della stazione avviene mediante una levetta presente sul frontale nella parte bassa. Spostando leggermente di lato la leva, entra in azione un relè che mantiene la leva spostata e contemporaneamente aziona il motore finché non viene trovata una nuova stazione. A quel punto la leva si rilascia e il motore si ferma. Spostando ulteriormente la leva il motore è in presa diretta e permette di spostare velocemente l’indice lungo la scala. È da notare che il motore è sempre in presa, quindi quando la sintonia automatica è accesa, la manopola vibra e “segue” continuamente la stazione per mantenere la sintonia. Il motore quindi diventa caldo e la cosa è normalissima. Se si preferisce si può escluderlo mediante apposito tasto, in tal caso la sintonia diventa manuale.

Venendo alla riparazione, la radio era già funzionante, ma il controllo di volume non funzionava. Dato che il controllo è di tipo fisiologico, trovare un ricambio era impossibile, così sono stato costretto a smontare il potenziometro e ripararlo. Era stato evidentemente forzato oltre il finecorsa ed era spaccato, con un po’ di colla epossidica bicomponente lo ho pazientemente ricomposto.

Il secondo problema era dovuto all’ossidazione dei contatti: dato che la radio ne ha diverse decine, i malfunzionamenti erano generalizzati, mi sono quindi armato di pazienza e, dopo aver pulito accuratamente il telaio con un straccio imbevuto di SOLA ACQUA, ho pulito tutti i contatti con uno straccetto imbevuto di prodotto apposito. Da notare: il telaio e la vernice bianca dietro la scala vengono via solo a guardarli: pulirli solo con acqua e senza strofinare troppo. Purtroppo anche il semplice spray per potenziometri rischia di asportare la vernice.

Successivamente ho proceduto alla sostituzione delle valvole esaurite e dei condensatori più critici (cioè quelli che disaccoppiano un ramo a bassa tensione e alta impedenza, da un ramo ad alta tensione), quelli chiaramente guasti e quelli del motore (nota per i riparatori: quello grosso in alluminio da 0.4 di solito è OK, mentre quello grosso a carta è in perdita), comunque cercando di lasciare gli originali in loco. (Secondo me se uno cambia tutti i componenti “a prescindere” farebbe meglio ad andare a comprarsi una radio nuova e cambiare hobby).

Anche la semplice pulizia e lubrificazione degli innumerevoli movimenti e meccanismi è un lavoro lungo e certosino.

Per finire, dato che la sintonia automatica funzionava meglio in una direzione rispetto che all’altra, e la manopola “ballava” al ritmo di musica, ho provato ad allineare il sistema di sintonia automatica seguendo le indicazioni del manuale di servizio. Esperienza che non auguro a nessuno, anche perché prima è necessario allineare tutto il resto.

Alla fine comunque il risultato è spettacolare e il funzionamento sorprendente anche a distanza di tanti anni e per persone ormai smaliziate nei confronti della tecnologia, ed ora la radio troneggia a casa del mio congiunto dove, mi si dice, è spesso oggetto di ammirazione.

Riparazione HMV mod. 1119 – una strana radio inglese

 | 4 novembre 2012 23:08

L’apparecchio mi è stato consegnato per una revisione da un amico di Treviso in quanto era già funzionante, apparentemente soltanto un po’ giù di voce.

Dal punto di vista tecnico si tratta di una supereterodina a 5 valvole con tre gamme d’onda (OL, OM e OC) e sintonia automatica con possibilità di memorizzare alcune stazioni, selezionabili mediante tasti sul frontale.

All’apertura della parete posteriore, come ci si può attendere da un dispositivo d’oltremanica, si presentavano le caratteristiche valvole inglesi dalle sigle più improbabili: la dotazione originale di valvole era costituita dalle X61M, KTW61M, DL63, KT61, U50 con zoccolo octal; nel corso degli anni (o più verosimilmente in una recente riparazione dopo l’importazione dall’UK) alcune valvole erano state sostituite con normali tubi della serie octal americana. La costruzione dello chassis è improntata alla robustezza e ad un generoso dimensionamento delle parti, che si traducono in un notevole peso del dispositivo. Le valvole, forse a scopo antimicrofonico, forse per compensare una carenza dei portavalvole (alquanto laschi), sono trattenute da delle cinghie di gomma agganciate allo chassis. Due controlli sono presenti sul retro, il primo è il commutatore radio/fono, il secondo permette di selezionare l’altoparlante solo interno/interno+esterno/solo esterno, gestendo probabilmente le differenti impedenze. Sul “soffitto” è incollato un foglio di alluminio collegato internamente all’antenna, ma svolge bene la sua funzione di antenna integrata soltanto per le onde corte. Già da diversi anni oltreoceano le radio erano dotate di antenne interne a “loop”, decisamente più efficienti sebbene solo per le OM.

Ovviamente essendo britannica, tutte le viti hanno il passo inglese, così come i dadi hanno misura in pollici con il risultato di farmi impazzire per smuovere i punti di taratura. Ah, dimenticavo, qui le boccole degli attacchi di antenna e terra sono anch’esse inglesi, troppo piccole per banane standard e troppo grandi per le mini-banane…

Altra peculiarità dell’apparecchio degna di nota è senz’altro il sistema di sintonia: il quadrante è diviso in due scale, a SX le OL e OM, a DX le OC, la manopola è dotata di doppia velocità di ricerca (ruotando velocemente si effettua la sintonia grossa, poi la manopola all’interno di una frazione di giro, è maggiormente demoltiplicata per consentire la sintonia fine), ma la cosa più interessante è il sistema di preselezione: i tre tasti più a destra selezionano le normali gamme d’onda, gli altri selezionano invece delle stazioni precedentemente memorizzate nelle gamme OL e OM (evidentemente le più diffuse all’epoca in Gran Bretagna). I tasti non intervengono meccanicamente sul variabile di sintonia, come avveniva in molti apparecchi simili italiani, qui i tecnici sono stati prodighi di circuiteria e ciascun tasto è dotato di proprio circuito di sintonia, ciascuno con bobine regolabili e trimmer capacitivi per memorizzare la stazione desiderata all’interno di una sottobanda delle OL o delle OM. In pratica per memorizzare una stazione si gira il nucleo della bobina (oscillatore) e poi si regola il trimmer capacitivo sottostante per la massima uscita. Uno dei tasti riportava già “Radio Paris” così che non ho potuto esimermi dal sintonizzare l’emittente in OL in francese che si riceve chiaramente la sera. Un altro tasto riportava “Nationals”, e ho sintonizzato l’emittente di Radio 1 di Venezia sui 936 kHz.

Le foto seguenti illustrano i dettagli dei punti di taratura e le bobine viste da sotto il telaio.

Per quanto riguarda la riparazione, alcuni interventi erano già stati eseguiti di recente: gli elettrolitici erano stati sostituiti, e i nuclei di taratura erano tutti manomessi, alcune valvole cambiate, ecc. Nonostante ciò, la radio suonava a volume troppo basso per la classe di apparecchio a cui apparteneva.

Sorgeva il dubbio che si trattasse di qualche valvola esaurita, magari una o più di quelle inglesi originali, ma come fare a testarle con quelle sigle così misteriose… e qui mi è giunto in aiuto un libriccino portatomi da mio fratello dopo uno dei suoi soggiorni londinesi: le valvole misteriose, benché non si parli da nessuna parte di equivalenza diretta, sono analoghi a dei banali tubi americani, per es: X61M è simile alla 6K8, la KTW61M alla 6K7 (infatti qui è stata sostituita da quest’ultima), la DL63 alla 6Q7, la KT61 alla 6V6 (idem), la U50 alla 5Y3G (idem). (Notare solo che le valvole inglesi sono metallizzate e quindi schermate, per questo non ho parlato di tubi della serie G in vetro ma, di principio solo della serie metallica).

Una volta appurato questo parentela (se non equivalenza), ho testato le valvole “smascherate” come le corrispondenti valvole normali e sono risultate tutte in perfetta efficienza.

Rimaneva quindi il problema della scarsa sensibilità: decidersi a ritoccare le tarature? Eppure erano state manomesse di recente, possibile che che ci aveva esso mano non lo avesse fatto con criterio? Ebbene no, la causa era proprio questa: per prima cosa la media frequenza risuonava a 475kHz anziché a 465kHz, ma questo dava conto del fatto che le stazioni erano sfasate rispetto all’indice, non della scarsa sensibilità: in fondo erano comunque state allineate (benché alla frequenza errata) e quindi dovevano essere ugualmente efficienti.

Dopo averle allineate non notai un miglioramento drammatico, sintomo che il problema era nella parte a alta frequenza: avevo già notato che le OL praticamente non funzionavano, e temevo fosse una bobina bruciata (in effetti la bobina OL appariva annerita, ma si sarebbe rivelata perfettamente efficiente), invece il problema era che il mio “meticoloso” predecessore aveva manomesso a pseudo-random buona parte dei punti di taratura col risultato di fare funzionare alla bell’e meglio le OM, ma di mandare completamente fuori allineamento le altre gamme.

Armato di pazienza, ho attivato il fido generatore di segnali HP 8656B a sintesi di frequenza, e dopo un pomeriggio (tanto era starata!) la radio è tornata pienamente operativa su tutte le gamme, un piacere per l’occhio e perché no, anche per l’orecchio.

Riparazione Grundig Musikschrank 9070

 | 5 settembre 2011 19:05

Torniamo a farci vivi dopo un lungo periodo di assenza per condividere l’esperienza fatta con la riparazione di un apparecchio di una certa importanza e se vogliamo anche rarità considerate le dotazioni che definirei impressionanti persino per un ascoltatore dei giorni nostri: parliamo di un Grundig Musikschrank 9070, poderoso radiogrammofono a consolle del 1957.

L’apparecchio era provvisto di radio AM/FM (onde Lunghe, Medie, Corte, FM), antenna in ferrite orientabile, 8 valvole + raddrizzatore al selenio + occhio magico, selettività variabile (mediante variazione del mutuo accoppiamento dei trasformatori di media frequenza), amplificatrici audio in push-pull, 6 altoparlanti di cui 1 woofer e 2 tweeter di tipo elettrostatico, giradischi con cambiadischi Perpetuum Ebner e magnetofono a nastro (a sua volta dotato di 3 valvole + occhio magico e raddrizzatore al selenio).

La riparazione, se non la più difficile, è stata senza dubbio la più lunga e complicata che mi sia capitato di portare a termine: a dispetto della presunta affidabilità di questo tipo di radio infatti, questo esemplare era un’incredibile insieme di guasti, difetti e anomalie più o meno gravi e con le più disparate e diverse forme, inoltre capitava che sistemata una cosa, se ne ripresentava un’altra magari subito dopo aver richiuso la parete posteriore. Ulteriori difficoltà si sono presentate nel restauro del giradischi, e soprattutto del magnetofono, la cui rimessa in funzione è stata certamente più problematica rispetto alla stessa radio. Un capitolo a parte gli sarà dedicato in quanto potrà servire di lezione per coloro cui capitasse in mano un’accozzaglia simile e gli balenasse la pazzia di volerlo rimettere in funzione… ringraziare che sono passati anni luce da simile tecnologia.

L’apparecchio mi è stato portato a revisionare da un amico nonché bravissimo fotografo professionista di Milano, e proveniva da una vendita di beneficienza: a scopo dimostrativo veniva fatto funzionare,  senza aver settato correttamente il cambiatensioni, a 160V. Appena portato a casa il trasformatore si bruciò irrimediabilmente dopo pochi minuti. Nonostante il riavvolgimento, realizzato da un laboratorio elettrotecnico di Milano, il trasformatore rimontato nel telaio continuava a surriscaldare senza che peraltro la radio desse alcun segno di vita. Dato che nessuno sembrava in grado di dare una soluzione al problema, e dato il valore e l’importanza dell’oggetto, il mio amico si decise a caricare la radio in macchina e portarla qui a Udine.

Prima fase – Alimentatore:

Il mio amico sosteneva che il trasformatore fosse stato riavvolto al contrario: dopo aver alimentato a vuoto il dispositivo, le tensioni sembravano perfettamente corrette e coerenti con il circuito che avrebbero dovuto alimentare (filamenti, anodica, lampadine, motorino del giradischi dall’avvolgimento primario primario), per cui la causa del surriscaldamento era da imputarsi a guasto in qualche circuito, come già avevo intuito.

Il primo errore lo trovai esaminando il cablaggio: dallo schema si può vedere che, oltre alle tre lampadine della scala, è presente una ulteriore lampada, alimentata da una presa intermedia dell’avvolgimento, e posta in serie a un interruttore. Essa è la spia che si accende quando si sceglie di usare come antenna AM l’antenna in ferrite orientabile (o ferroceptor). Tale lampadina illumina una scala graduata che indica la posizione del ferroceptor, e sulla scala è posta in posizione speculare rispetto all’occhio magico.

Ovviamente chi ha riavvolto il trasformatore non ha previsto la presa intermedia, così che chi ha rimontato il trafo sul telaio ha collegato il ritorno dei filamenti sulla lampadina del ferroceptor: spiegato così il fatto che la radio non desse segni di vita!

Collegato correttamente il ritorno dei filamenti a massa, e alimentato la lampada del ferroceptor mediante una resistenza per abbassare la tensione (come previsto dallo schema. Ho scelto di abbassarla a 5V, dato che lavora in uno spazio molto ristretto), ora le lampade e le valvole si accendevano, ma il trafo continuava a surriscaldare, ed ora una resistenza sul circuito anodico si arrossava, sintomo di ulteriori problemi.

Il cablaggio sembrava ora a posto, per cui passai a verificare il resto del circuito alimentazione, secondo la procedura di routine. Alla verifica i condensatori elettrolitici sembravano aver perso liquido, e inoltre avevano capacità ridotta, ma non sembravano in corto e nemmeno in perdita. Il caratteristico odore di zolfo mi indirizzò subito alla fonte del problema: il raddrizzatore al Selenio in corto. Quest’ultimo è un cilindro di colore marrone marchiato AEG, fissato orizzontalmente nella parte interna del telaio e con i piedini rivolti verso l’esterno (al contrario di come sono fissati normalmente i componenti), sul fianco destro del telaio. In sua vece sono stati utilizzati 4 diodi 1N4007, dopo aver opportunamente isolato i terminali in corto, e avendo cura di lasciare il componente, neutralizzato, al suo posto.

A questo punto, verificato che non ci fossero dispersione o corticircuiti nell’anodica, accesi con la massima serenità la radio, certo che almeno l’alimentazione fosse a posto. Ebbene la resistenza tornava ad arrossarsi senza che la radio emettesse alcun suono. Dopo infinite prove che non portavano ad alcun risultato, non so come mi venne in mente di provare ad accenderla con una sola delle finali EL95: ora nulla fumava o puzzava e l’anodica era presente! Una delle due finali andava in corto appena scaldava.

Dopo aver recuperato una finale di ricambio dal mio fornitissimo amico Eddi, l’analisi della radio poteva continuare. Un check dei condensatori elettrolitici, che visivamente presentavano segni di perdita del liquido elettrolita conenuto all’interno, rivelò un certo esaurimento della capacità. Il deterioramento potrebbe essere stato dovuto oltre che all’età, anche allo stress subito negli istanti in cui ha funzionato col cambio tensioni in posizione errata. Ipotesi confortata peraltro dal fatto che altri elettrolitici presenti nel circuito si siano rivelati perfettamente efficienti. La loro sostituzione ha portato un qualche giovamento in termini di ripple sull’uscita audio.

Durante le innumerevoli prove, riscontrai paio di “scoppi” uniti a odore di scintille e bachelite bruciata provenire da sotto il telaio, episodi a cui inizialmente non diedi peso in quanto ritenevo erroneamente fossero originati dalla solita goccia di stagno caduta su qualche parte in tensione. Man mano che proseguivo con l’intervento, gli episodi si facevano via via più sistematici, manifestandosi particolarmente all’accensione (quando la tensione anodica ha un picco in assenza dell’assorbimento delle valvole, essendo l’alimentazione non stabilizzata come avviene nei circuiti di oggi).

Il problema era localizzato nel commutatore d’onda (tastiera), in particolare nel contatto (N.2) che include o esclude l’alimentazione anodica della valvola oscillatore – mixer FM quando viene selezionata la gamma d’onda corrispondente: evidentemente la bachelite aveva perso isolamento, probabilmente per la presenza di particelle metalliche mescolatesi al lubrificante del commutatore, mandando in corto verso massa l’anodica.

Verificato che anche lavando il gruppo con lo spray disossidante secco il problema persisteva, e considerato che smontare il gruppo sarebbe stato un “suicidio” vista la compessità, ho valutato di:

  • scollegare i due capi dell’alta tensione
  • portare un filo dell’alimentazione dei filamenti a 6,3V
  • raddrizzare i 6,3V (AC) con un ponte e filtrare con un condensatore
  • commutare con il contatto la bobina di un relè
  • tale relè a sua volta commuta l’anodica alla valvola FM

Tale semplice soluzione ha risolto il problema, grazie al fatto che la dispersione a massa del commutatore è trascurabile per la bassa tensione dei 6,3V raddrizzati.

Il sistema funziona egregiamente, l’unica differenza rispetto a prima è circa 1/2 secondo di ritardo dell’entrata in funzione dell’FM rispetto alla pressione del corrispondente tasto, dovuta alla costante di tempo della serie condensatore – bobina del relè.

Seconda fase – Parte radio:

Una volta sistemata la sezione alimentatore, il lavoro poteva dirsi tutt’altro a un buon punto: era presente notevole distorsione, i controlli di tonalità non funzionavano regolarmente ed erano rumorosi, le gamme Onde Medie e Onde Lunghe non funzionavano.

Per la distorsione, la semplice sostituzione dei soliti condensatori di disaccoppiamento (n.2 da 10nF in questo caso, in quanto lo stadio finale è push-pull) non portava a miglioramenti apprezzabili: il circuito del segnale audio è piuttosto complesso, e la perdita di isolamento di alcuni condensatori facenti capo al circuito dell’equalizzatore (in particolare i due in serie da 0,22uF sulla griglia della EC92, per chi ha sotto’occhio lo schema) e dei relativi controlli di tonalità sballava le polarizzazioni di griglia della valvola preamplificatrice ECC83 causando la notevole distorsione.

Tengo inoltre a far notare che, qualora i potenziometri (in questo caso quelli di tonalità) siano rumorosi anche dopo la pulitura, può essere dovuto alla presenza di tensione continua ai loro capi. E’ quello che avveniva qui, e tipicamente avviene nei controlli di tono più semplici presenti nelle radio comuni, dove il potenziometro mette a massa il segnale audio proveniente dalla placca della finale tramite un condensatore: se tale condensatore va in perdita o in corto il potenziometro diventa estremamente rumoroso e può arrivare ad interrompersi.

Dopo aver sostituito buona parte dei condensatori rivelatisi in perdita nel circuito dell’equalizzatore, la radio cominciò a funzionare senza distorsione.

Esaminando i controlli, notai che la manopola più a destra non compieva completamente la sua escursione: tale controllo, relativo ai toni alti, è collegato solidalmente al controllo di permeabilità variabile dei trasformatori di MF della parte AM. Tale controllo regola la selettività del ricevitore, permettendo di scegliere la massima fedeltà audio (banda passante più ampia) o massima selettività (con taglio delle frequenze più alte). Tale controllo agisce per mezzo di un tirante simile ai cavi dei freni delle biciclette, avente il cavetto in nylon, spingendo o tirando il nucleo ferromagnetico di uno dei trasformatori MF. Con gli anni il meccanismo si era bloccato, e il nylon aveva variato la sua lunghezza; con una lubrificata e una registrata ho ripristinato anche quest’organo.

Il passo successivo ha riguardato la sistemazione dell’antenna orientabile in ferrite o Ferroceptor o Ferrod antenna: questo è un organo entrato in voga negli anni ’50, e mai più caduto in disuso. Per i profani, si tratta di una o più bobine avvolte su una barretta di ferrite, materiale ad alta permeabilità magnetica che permette di aumentare notevolmente l’induttanza a parità di numero di spire. Poiché quest’antenna è del tipo a loop, essa è accoppiata al campo magnetico, e pertanto è maggiormente immune ai disturbi, che sono prevalentemente legati al campo elettrico.

Il guadagno di queste antenne è basso, ma appaiono molto vantaggiose rispetto alle antenne filari di pochi metri normalmente usate nelle vecchie radio, che avendo lunghezza molto inferiore alla lunghezza d’onda sono estremamente poco efficienti.

Le bobine avvolte sulla ferrite fanno parte della bobina d’ingresso (aereo) del ricevitore, relativamente alle onde medie e alle onde lunghe; su questi ricevitori tedeschi inoltre l’antenna era orientabile e comandata da una apposita manopola (in questo caso coassiale al comando del volume) mediante un sistema di tiranti e pulegge, permettendo così di aumentare la direttività del ricevitore rispetto alla stazione trasmittente e migliorando la reiezione ai disturbi provenienti da altre direzioni (l’antenna infatti ha due punti di minimo guadagno ai vertici, mentre il guadagno è massimo in direzione ortogonale all’asse della bobina).

Poiché la ferrite è un materiale fragile, queste antenne erano montate su un supporto di plastica e fissate mediante elastici in gomma, i quali con gli anni si disintegravano: il risultato in questo caso era che la barretta era caduta dal supporto le due bobine avvolte (OM e OL, commutabili mediante i relativi tasti delle rispettive gamme d’onda) erano completamente srotolate.

Il semplice riavvolgimento non era possibile in quanto il filo era completamente martoriato e spellato.

Il filo con cui sono avvolte queste induttanze è del tipo Litz, e costituito da innumerevoli sottili conduttori unipolari di rame smaltato, e quindi tutti isolati tra loro. Questo serve a ridurre l’effetto pelle, ossia il noto fenomeno per cui all’aumentare della frequenza la corrente tende a scorrere progressivamente verso superficie del conduttore, aumentando la “resistenza” vista dal segnale. Il filo litz, avendo tanti conduttori, moltiplica la superficie del conduttore stesso riducendo quindi la resistenza incontrata dal segnale ad alta frequenza (spiegato in parole povere).

La ricostruzione delle bobine ha comportato quindi il reperimento di un filo litz avente caratteristiche analoghe all’originale.

NOTA importante: quando si fissa la bobina al supporto, NON bisogna usare filo metallico, in quanto può alterare l’induttanza, nè soprattutto creare con filo metallico o comunque conduttore dei percorsi elettricamente chiusi, in quanto costituirebbero delle spire in cortocircuito: in pratica si ottiene un trasformatore con il secondario in corto, e si degradano le prestazini dell’antenna.

Una volta sistemata anche l’antenna, e dopo aver sostituito le due funicelle di sintonia AM e FM che si sono spezzate l’una dopo l’altra, il restauro si poteva dire concluso. Non si è proceduto alla taratura in quanto il funzionamento è stato ritenuto soddisfacente ed il ricevitore era ancora allineato.

Apro una parentesi sulla sostituzione delle funicelle della sintonia: in questo caso sono di tipo metallico, di acciaio presumo zincato o comunque rivestito di un materiale adatto alla stagnatura. Per la sostituzione io utilizzo del cavo d’acciaio per la pesca (al luccio), il quale si trova spesso bronzato (quindi si riesce a stagnare), plasticato (è necessario pelarlo) o in acciaio semplice. In questo caso non si riesce a stagnare e per fissarlo uso la seguente tecnica: preparo l’occhiello che andrà a fissarsi sulla molla o sul gancio della puleggia, e lo chiudo mediante alcuni giri di filo di rame sottile (conduttori di cavi elettrici) che poi vado a stagnare bloccando definitivamente l’occhiello. Se qualcuno avesse da suggerire tecniche alternative, esse sono ben accette nella pagina dei commenti.

(CONTINUA)